Bimbi imparano a mangiare guardando i genitori/ Abitudini alimentari: come si formano

- Emanuela Longo

I bambini imparano a mangiare guardando e imitando le abitudini alimentari dei genitori sin dai primi mesi di vita. Come adottare un comportamento corretto

bambino_mangia
Bambini

Sono molteplici i modi in cui i genitori possono influenzare i propri figli e tra questi rientrano indubbiamente le abitudini alimentari. A dichiararlo a Dpa International è stato un medico specialista in alimentazione, Matthias Riedl, il quale ha dichiarato: “Ci sono sempre più prove che le abitudini alimentari di una persona sono più fortemente modellate dall’imitazione, soprattutto durante la prima infanzia, di quanto si pensasse in precedenza”. Secondo l’esperto, già dall’età di 3 o 4 mesi gli occhi dei bambini iniziano a lavorare insieme sviluppando una maggiore percezione. Si tratta di una fase importante durante la quale iniziano poco alla volta ad imitare i propri genitori. In base a questa teoria, se sin da piccoli i bambini vedono i propri genitori mangiare alimenti come verdura e frutta è molto probabile che crescendo possano seguire le medesime abitudini alimentari. Questo vale anche al contrario, quando cioè si tratta di imitare abitudini malsane. Riedl tuttavia non esclude che il comportamento alimentare possa formarsi molto prima, ovvero già nel grembo materno dal momento che ogni giorno il feto ingoia parte del liquido amniotico che inevitabilmente è aromatizzato dagli alimenti consumati dalla madre. “È quindi una buona idea per le donne incinte abituare il loro bambino a un’ampia varietà di cibi e sapori sani”, ha spiegato l’esperto.

BIMBI IMPARANO A MANGIARE GUARDANDO I GENITORI: LE GIUSTE ABITUDINI

A svolgere un ruolo determinante nell’alimentazione del bambino non è però solo la madre. La nutrizionista Rita Rausch ha spiegato che entrambi i genitori dovrebbero iniziare a infondere sane abitudini alimentari molto prima dell’ingresso dei figli nella scuola materna. Non bisogna poi compiere degli errori come ad esempio usare il cibo, come il cioccolato, per calmare il figlio che piange in quanto in tal modo viene incoraggiata l’alimentazione emotiva. Questo atteggiamento, potrebbe avere delle conseguenze nel lungo termine: “La donna ha innescato il senso del gusto del bambino con qualcosa di dolce in una situazione di stress”, ha spiegato l’esperta, spiegando che in tal modo il bambino lo prenderà come modello. I genitori, dunque, non dovrebbero mai usare i dolci come ricompensa o conforto. Secondo Rausch occorrerebbe adottare la giusta via di mezzo: “Non barrare i dolci del tutto, ma darli in piccole quantità solo una volta ogni tanto, preferibilmente dopo i pasti”. Nei primi due anni di vita l’ideale sarebbe diversificare l’alimentazione dei piccoli: “I bambini che hanno familiarizzato con certi cibi sani in tenera età molto probabilmente li apprezzeranno e li mangeranno anche quando saranno grandi”, sottolinea Riedl. Sin da piccoli i figli dovrebbero essere abituati a mangiare verdura e se la rifiutano si può sempre pensare di mescolarla ad altri alimenti fino a superare tale avversione. Sul fronte frutta, meglio evitare quella troppo dolce come uva e banana. Spazio dunque a mele, prugne e bacche. Onde evitare l’ombra dell’obesità, inoltre, meglio evitare spuntini fuori pasto e porzioni troppo grandi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA