Udinese Calcio/ Squadra risorta? Prima bisogna morire. E nascere…

- Giovanni Bellina

Giovanni Bellina analizza il finale di stagione dell’Udinese, che sta ottenendo risultati altalenanti ma ha già conquistato la salvezza. La squadra vive una fase delicata del ciclo-Guidolin

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(INFOPHOTO)

Di Udinese-Napoli si è già parlato,  ora qualche considerazione arretrata “figlia” della partita precedente contro la Juventus, che i friulani hanno perso in casa per 2-0. Il verdetto era piuttosto scontato, c’era chi temeva fastidiosi sgambetti o al contrario sperava di veder risorgere dalle proprie ceneri quell’Udinese tanto scomoda da affrontare, soprattutto in casa. Chi riponeva fiducia o timore in tale pronostico sbagliava però molti presupposti. Anzitutto che si giocasse in casa lo dice solo la cronaca, la presenza di juventini allo Stadio Friuli è stata anche questa volta abbondante e soprattutto ingombrante con maglie bianconere “nemiche” in tutti i settori dello stadio. In secondo luogo è sbagliato il presupposto che l’Udinese potesse risorgere, anche perché prima bisogna essere defunti. E la squadra friulana quest’anno non è mai morta, semplicemente non è mai nata. Da Agosto ad oggi si rivedono gli stessi errori, la stessa mancanza di gioco, la stessa fumosità. Non che ci si aspettasse i botti di capodanno da Guidolin, ma qualcuno sperava in qualche azzardo in più, soprattutto vista la caratura dell’avversario era facile prevedere la difficoltà nel difendere il risultato. È in dubbio che la rosa friulana sia di notevole livello nella sua componente offensiva, la miglior qualità la si può osservare soprattutto nel reparto dalla trequarti in su.

Eppure è la componente meno utilizzata dal mister. In difesa probabilmente si ha avuto la delusione più grande, Scuffet a parte (unica nota positiva della stagione) il buon vecchio Domizzi non può reggere lucidamente l’intera partita, il suo fisico non è a livello del suo ordine tattico e lo si è visto nel gol di Giovinco quando non è riuscito a seguirlo e coprire il suo tiro. Danilo ha dato l’anima in questa annata storta, ma la sua foga ed il suo agonismo sono stati vani. Senza una squadra davanti a sè, senza i compagni il suo tentativo è stato più dannoso che altro. Stesso discorso lo si può fare per Basta, la furia bionda non ci sta a essere dipinto come uno dei tanti passati da Udine ed è evidente il suo sforzo di lasciare il segno. Ma sono tentativi sterili, la sua fascia è isolata, il suo scontro lunedi sera con l’ex Asamoah è stato perso perché non supportato dal lavoro di gruppo. Hertaux dimostra quel fisico che ormai manca a Domizzi ma non ha evidentemente la sua esperienza. Silva sulla sinistra è cambiato parecchio, ha migliorato la sua capacità difensiva ma è stato totalmente annullato in quella offensiva vista l’anno scorso. Il reparto di centrocampo ha deluso ampiamente, ma personalmente non mi aspettavo qualcosa di diverso.

La scelta muscolare di Guidolin inevitabilmente sacrifica qualità in un reparto che ha il compito di far ripartire la squadra. Non si è mai vista una azione degna di nota, ne lunedi ne mai quest’anno, partire dai piedi di Allan, Badu, Yebda, Lazzari. Gli unici a meritare una sufficienza sono Pereyra e Pinzi, ma il primo ormai è un sorvegliato speciale e lunedì Conte ha dimostrato anche un lato stranamente umile nel porre su di lui la marcatura di Marchisio. Pinzi invece nonostante l’età è quello che è mancato di più quest’anno proprio perchè è uno dei pochi che sa cosa sia giocare di squadra. Allan la sufficienza la meriterebbe anche per la caparbietà, ma sentirlo chiamare regista dai commentatori sportivi ogni domenica provoca una fitta al cuore di chi vi scrive, oltre ad una certa vergogna. Venendo al reparto d’attacco troviamo i più scontenti della squadra. A cominciare da Muriel, passando da Nico Lopez fino a Maicosuel e Zielinski.

Chi? Ebbene sì, quel ragazzino polacco che aveva incantato nella seconda parte dell’anno scorso e il famoso mago del cucchiaio di legno. Dimenticati in panchina. I primi due, di indubbio talento sembrerebbero voler partire nella prossima finestra di mercato, gli altri è praticamente certo che a queste condizioni non giocheranno mai più con la casacca bianconera. È andata meglio a Fernandes e al capitano, che almeno hanno giocato sia lunedì che durante l’anno. Ma difficilmente si diranno soddisfatti di questa annata. Il portoghese perché sembra essere dotato di quella “fame” tipica dei grandi giocatori, il secondo perchè si chiama Antonio Di Natale e se non segna non è mai contento. L’azione del primo tempo prima del gol di Giovinco la dice lunga sull’annata storta dei friulani: palla rubata in difesa, Di Natale l’appoggia a Fernandes e riparte a razzo partendo dalla sua metà campo, il giovane portoghese sfrutta lo spazio creato dal capitano ma non trova il momento giusto per servirlo e quando lo fa trova la disapprovazione completa del bomber bianconero che non prova nemmeno a raggiungere il pallone. Insulti e ampi gesti di insoddisfazione sono le uniche cose memorabili della partita di Totò. Sarebbe sciocco dare la colpa intera a…

…Guidolin, troppo appagamento probabilmente anche dei giocatori, una preparazione sbagliata estiva, una società forse un pò troppo distratta dal giro immenso di giocatori che ha (compresi quelli impegnati nelle altre due squadre dei Pozzo, Watford e Granada), dal valore dei cartellini da monitorare come solo il miglior agente di borsa sa fare. Detto questo il modulo 3-5-1-1 proposto ostinatamente da Guidolin ha nuovamente alzato bandiera bianca contro la Juve, quando lo strapotere fisico dei difensori a guardia dell’unico attaccante che, anche se si chiama Di Natale, ha 36 anni ed è solo, ha avuto la meglio facilmente. Come detto all’inizio non mi aspettavo altro da questa partita e tutto sommato il non aver preso più di due gol, il pressing alto visto a tratti, il palo finale (quando in campo c’erano due attaccanti stranamente) sono grasso che cola di questi tempi. Sono pochi ormai quello che credono in un cambiamento di fine campionato, non perchè non sia auspicato, ma perchè a nessuno importa più un cambiamento tattico dopo tanta pena provata quest’anno. Erano quattro anni che non si vedeva tanta amarezza nei tifosi bianconeri, quando in panchina c’era Marino che con i suoi cambi tardivi e il suo mono modulo (4-3-3) irritava i Pozzo e i tifosi, le stesse cose che stanno minando l’ottimo rapporto fra la città di Udine e il tecnico di Castelfranco Veneto. In fondo non manca di coerenza il popolo di friulano, in questo momento piuttosto quella che manca è la pazienza. In ultimo dunque non chiedete al tifoso dell’Udinese cosa ne pensa delle nuove maglie presentate ed utilizzate per la gara contro la Juventus, perché la risposta se avete seguito il discorso e vi siete immedesimati abbastanza la conoscete già.

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