BOB DYLAN/ “The Bootleg Series 15”: l’orizzonte di Nashville

- Paolo Vites

Esce un nuovo cofanetto della Bootleg Series di Dylan, il volume 15, dedicato a registrazioni del periodo 1967-69

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La copertina del nuovo Bootleg Series

Da quando, nel 1991 in occasione dei 50 anni di Bob Dylan, un compleanno che sembrava quasi l’ultima frontiera per gli artisti del rock che invece oggi son ancora attivi alla soglia degli 80 anni, venne pubblicato il primo volume di una serie che continua tutt’oggi, The Bootleg Series, che conteneva tre cd che spaziavano su materiale completamente inedito in studio, le cosiddette “outtakes”, compreso tra il 1961 e il 1991, la serie in questione arriva il prossimo 1 novembre al volume numero 15. Per l’artista che fu suo malgrado il primo della storia a venire “bootlegato” (cioè a subire la pubblicazione senza il suo permesso di materiale inedito) con il leggendario The Great White Wonder uscito nel 1969, una operazione del genere si è resa necessario e graditissima al pubblico. Quel disco di 50 anni fa ebbe infatti un tale successo commerciale, paragonabile ai dischi ufficiali, che rivelò l’interesse a volte anche morboso, che i fan di Dylan avevano nei suoi confronti. D’altro canto lo stesso artista ci aveva messo del suo, escludendo spesso dai dischi ufficiali alcuni dei brani più belli, pensiamo solo a capolavori come Blind Willie McTell, Series of Dreams, Abandoned Love, Farewell Angelina, Girl from the Red River Shore, Mississippi e tante altre. Non solo: Dylan è sempre stato autore così inventivo da incidere moltissime versioni differenti dello stesso brano. E’ così che prima in modo sparuto, poi a cadenza annuale, The Bootleg Series è diventato un appuntamento che fa la gioia dei fan e non solo. Confezioni lussuosissime, contenenti eleganti volumi fotografici e di note di accompagnamento, lo rendono la più elegante e preziosa serie che oggi molti altri artisti, vedi Neil Young o Springsteen, cercano di replicare ma senza la stessa qualità e risultati.

Negli anni, oltre alle raccolte di incisioni in studio, sono stati aggiunti cofanetti di registrazioni live, come il cosiddetto Sacro Graal del rock, il leggendario tour del 1966 o il recente dedicato alla Rolling Thunder Revue del 1975.

I fan lamentano che la maggior parte di queste pubblicazioni siano dedicate agli anni 60, ma è ovvio che sia così. Quello è il periodo d’oro di Dylan dal punto di vista compositivo e anche quello più appetibile dal punto di vista commerciale. Ma non dimentichiamo che due anni fa uscì una straordinaria raccolta di ben nove cd dedicata a uno dei periodi più oscuri dal punto di vista commerciale cioè quello compreso tra il 1979 e il 1981. Certo farebbe piacere a tutti, anche al sottoscritto, vedere ad esempio un cofanetto contenente le prove in studio per il bellissimo tour del 1978 e qualcuno di quei concerti, oppure un cofanetto dedicato al Never Ending Tour o ancora il disco mai pubblicato prodotto da David Bromberg nel 1992 di cui sono stati resi pubblici solo un paio di pezzi. Ma come dicono i curatori del progetto (Dylan non ci mette alcuna mano in queste operazioni) l’idea è di andare avanti con una pubblicazione all’anno “fino a quando ci sarà un interesse commerciale”, cioè fino a quando la gente comprerà questi box, il che, visto il calo pressoché totale di vendite dei dischi, non fa sperar bene. In calendario, dicono per prossime pubblicazioni ci sono un cofanetto dedicato alle session di “Time Out of Mind” del 1997 e uno di registrazioni a casa di amici che Dylan tenne ancor prima di incidere il suo primo disco compresi concerti del 1963 come quello alla Town Hall e quello alla Carnegie Hall.

Così come è stata curata fino a oggi comunque questa serie merita il plauso totale di tutti: stiamo parlando del premio Nobel del rock, dell’autore delle più belle e importanti canzoni di tutti i tempi. E’ una operazione non solo musicale, ma dal valore culturale, sociale e storiografico immenso.

Ecco allora che il prossimo 1 novembre ci troveremo davanti il volume 15 della serie, presumibilmente l’ultimo dedicato agli 60, decade ormai scavata e analizzata a fondo. Si intitola “Travelin’ Through” e comprende il periodo che va da 1967 al 1969. Il contenuto è decisamente ghiotto. Per la prima volta infatti appaiono versioni differenti di canzoni dai dischi “John Wesley Harding” (1967) e “Nashville Skyline” (1969), brani mai apparsi prima su bootleg e di cui non si sapeva neppure dell’esistenza. Si tratta, il primo, del disco che segnò il ritorno di Dylan dopo l’interruzione della carriera nel maggio 1966, quando era la star più popolare e influente al mondo, ancor più dei Beatles. Fu uno shock: dopo essere stato l’imperatore del rock anfetaminico e visionario, il cantautore tornava con un disco semplice ed essenziale, fatto di ballate chitarra acustica-armonica-basso e batteria, un ritorno alla folk song di inizio carriera con un tono decisamente country, canzoni inquietanti dal contenuto biblico e profetico come mai prima. Un disco inciso in una settimana a Nashville che inizialmente Dylan voleva che The Band arricchisse strumentalmente ma che Robbie Robertson, con sagacia, disse che era perfetto così. Di queste registrazioni c’è la possibilità già adesso su YouTube di ascoltare una versione completamente differente di I Pity the Poor Immigrant che la dice lunga di come Dylan sia sempre stato capace di produrre versioni completamente diverse dello stesso brano. Grande curiosità dunque per la versione di All Along the Watchtower che potremo ascoltare. Da “Nashville Skyline”, considerato uno dei primi dischi di country-rock, in realtà più country-pop che rock, circola già una versione di bellezza straordinaria di Tell Me That Isn’t True, anche qui prova della straordinaria forma fisica di Dylan in quel periodo, spesso declassato come “minore” (i più attenti riconosceranno nella parte di pianoforte che introduce e conclude il pezzo la stessa sequenza di accordi usati da Claudio Baglioni per la sua Piccola grande amore).

La gran parte del cofanetto (tre cd in tutto) è però dedicata alle registrazioni tenute con Johnny Cash che dovevano essere pubblicato nel 69 come disco ufficiale. Sono registrazioni che in parte circolano da tempo su bootleg, ma qui ne abbiamo molte di più di quelle conosciute. Spicca la prima versione conosciuta della leggendaria Wanted Man, scritta da Dylan insieme a Cash e pubblicata ufficialmente fino a oggi dal solo Cash. Possiamo quindi finalmente ascoltarla con anche Dylan. Ci sono infine diverse registrazioni “casalinghe” con la leggenda del banjo Earl Scruggs, di cui è circolato pochissimo fino a oggi. E’ un periodo in cui Dylan, dopo le famose registrazioni con i futuri membri di The Band, si immerge completamente nel mondo della musica country, quella che in quel periodo storico era considerata la musica dei conservatori e dei “rednecks”. Ma per Dylan si tratta solo di uno dei suoi, in futuro, sempre più numerosi viaggi al cuore della musica americana, come dimostrerà in seguito ad esempio con la gospel music. Il disco con Cash non venne mai pubblicato perché i due musicisti non furono soddisfatti del risultato. In effetti la voce di Dylan, ai tempi alle prese con un falsetto zuccheroso, e quella rude, polverosa dell’uomo in nero non si amalgamo a nostro avviso in modo perfetto. In più l’atmosfera generale è più di divertimento che di impegno. Ma si tratta comunque di una pagina della storia della musica, avvalorata dalla presenza alla chitarra del leggendario Carl Perkins di cui viene ripresa la classica Matchbox, in cui quella che era considerata la figura principale della musica rock, Bob Dylan, si cimenta con un gigante del passato.Ci sono poi molti pezzi mai sentiti fino a oggi. Abbastanza per attendere questo volume 15 con una discreta e giustificata ansia.

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