CORONAVIRUS ITALIA, BOLLETTINO 18 APRILE/ Min. Salute: 251 morti, 12.694 nuovi casi

- Niccolò Magnani

Il bollettino coronavirus del Ministero della Salute, oggi 18 aprile: in Italia 251 morti, 12.694 nuovi casi, calo di oltre 400 ricoverati in corsia

Pierpaolo Sileri e Ministro Speranza
Ministero della Salute, Pierpaolo Sileri e Roberto Speranza (LaPresse, 2020)

Sono purtroppo ancora 251 le persone morte in Italia nelle ultime 24 ore secondo i dati del bollettino coronavirus diffuso questo pomeriggio dal Ministero della Salute: si confermano però i dati positivi riscontrati nelle ultime settimane, ovvero più guariti che contagi e la diminuzione del numero totale di ricoverati. Il bollettino Italia recita oggi 12.694 nuovi casi totali di Covid-19 mentre i guariti-dimessi sono 13.134, con purtroppo il dato totale delle vittime che sale con i 251 di oggi a 116.927 da inizio pandemia: il tasso di positività sale dello 0,9% e si fissa al 5,5% a fronte dei 230.116 tamponi-test rapidi processati (come sempre alla domenica, calo sostanziale dei tracciamenti).

504.611 sono gli italiani ancora positivi al contagio: di questi, 477.652 sono in isolamento domiciliare con pochi o zero sintomi, 23.648 sono invece ricoverati con sintomi Covid in ospedale (calo di 452 unità rispetto a ieri), 3.311 le terapie intensive totali occupate (-29, 163 ingressi quotidiani). Lombardia e Campania le due regioni con più casi riscontrati nelle ultime 24 ore, rispettivamente 1.782 e 1.700: seguono Emilia Romagna, Lazio, Puglia, Toscana e Sicilia tutti attorno i 1000 nuovi contagi

IL BOLLETTINO DI IERI

Come sempre nel pomeriggio è atteso il nuovo bollettino coronavirus del Ministero della Salute per conoscere gli aggiornamenti epidemiologici in Italia nelle ultime 24 ore: a fronte di un monitoraggio Iss che pone il nostro Paese in una condizione di lieve miglioramento costante da oltre un mese a questa parte, restano ancora alti i numeri sulle terapie intensive (3.340 in tutto il Paese, calo di 26 unità nel bollettino di sabato) e purtroppo anche il numero delle vittime (310 ieri, 116.676 da inizio pandemia).

Per il resto, ancora una volta ieri si è assistito a più guariti che contagi (16.824 contro i 15.370 nuovi casi), e ad un cospicuo calo del numero di ricoverati in corsia Covid: -643 in un giorno solo, 24.100 i rimanenti con sintomi nei letti d’ospedale. Il tasso di positività ieri scendeva al 4,6% a fronte di 331.734 tamponi-test rapidi processati in 24 ore: si attendono attorno alle ore 17 di questa domenica 18 aprile i nuovi dati sulla pandemia in Italia, mentre nel frattempo prosegue la complessa campagna vaccinale, 14.998.378 le dosi somministrate fino a questa mattina, di cui 4.414.633 con entrambe le dosi richieste.

CORONAVIRUS ITALIA, IL PUNTO DI SILERI

«I numeri non sono ancora così buoni da abbattere le restrizioni ed è presto per togliere il coprifuoco», spiega il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri intervistato da La Stampa. Mentre nel Governo impazza la polemica sul coprifuoco, con Salvini che si schiera con la Meloni per la richiesta di cancellazione della norma che vieta di uscire di casa tra le 22 e le 5, il vice-Speranza in quota M5s prova a spiegare perché la norma dovrebbe rimanere com’è almeno per i primi 15 giorni di maggio «I numeri non sono ancora così buoni da abbattere le restrizioni ed è presto per togliere il coprifuoco. Ma sono fiducioso che le riaperture sono ‘irreversibili: non dovremo più temere di dover chiudere visto che la campagna vaccinale aumenta».

A Sky Tg24 è ancora SIleri a fare il punto sulla attuale situazione epidemiologica del Paese: «Le riaperture erano previste per il 1 maggio, cambia poco anticiparle al 26 aprile. Non si può parlare di vittoria o di sconfitta di qualcuno. Serviranno attenzione e gradualità nell’allargare le maglie perché con aperture avventate, senza sufficienti controlli, rischiamo di fare passi indietro. Ma voglio ripeterlo: non torneremo più alle chiusure». Per il capo Prevenzione del Ministero della Salute, nonché membro del Cts Gianni Rezza, il rischio delle riaperture c’è ma è accettabile: a Repubblica spiega «Il rischio accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere 100 e per chi ha dovuto chiudere un’attività è ancora più elevato. È legittimo che la politica trovi una sintesi».

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