BOLLETTINO CORONAVIRUS LOMBARDIA 1 NOVEMBRE/ +8.607 casi e 54 morti, altri 26 in t.i.

- Niccolò Magnani

Bollettino coronavirus Regione Lombardia, dati oggi 1 novembre 2020: +8.607 casi e 54 morti, altri 26 in terapia intensiva. Domani vertice Fontana-Sala per possibile lockdown locale

Fontana e Sala
Covid Lombardia, il Governatore Attilio Fontana e il sindaco di Milano Beppe Sala (LaPresse, 2020)

Sono 8.607 i nuovi casi positivi al coronavirus in Regione Lombardia. Lo rivela il nuovo bollettino, evidenziando che di questi 243 sono “debolmente positivi”, mentre 60 sono stati individuati a seguito di test sierologico. Questi i contagiati nelle ultime 24 ore a fronte di 39.658 tamponi. Invece i guariti-dimessi sono 489, per un totale che sale a 96.687. Di questi, 4.486 sono dimessi e 92.201 guariti. La percentuale dei positivi è al 21,7%. In terapia intensiva sono finite altri 26 malati, quindi sono 418 in totale. Invece 213 sono i ricoveri in altri reparti Covid, per un totale che sale a 4.246. Dal bollettino emerge anche il dato sui morti: sono 54 i deceduti, quindi il totale dall’inizio dell’epidemia è di 17.589. La Regione Lombardia ha fornito anche la ripartizione dei nuovi casi per provincia. Milano: 3.695, di cui 1.554 a Milano città; Bergamo: 190; Brescia: 463; Como: 485; Cremona: 181; Lecco: 291; Lodi: 138; Mantova: 117; Monza e Brianza: 1.195; Pavia: 434; Sondrio: 77; Varese: 1.238. (agg. di Silvana Palazzo)

CORONAVIRUS LOMBARDIA: OGGI NUOVO BOLLETTINO

Ventiquattro ore di attesa per la Regione Lombardia e le città di Milano, Monza e Varese che potrebbero rientrare nel nuovo Dpcm con lockdown mirati in queste aree di maggior contagio da coronavirus: il bollettino Covid-19 della Regione ancora ieri ha registrato 8919 nuovi casi di aumento totale, tra cui 421 debolmente positivi, 70 con test sierologici, 73 vittime (dato totale da inizio pandemia a 17.535) e 2064 nuovi guariti-dimessi. «C’è bisogno di interventi forti anche in Lombardia, una delle aree del Paese che si trovano in condizioni peggiori. Sulla base dei dati del Comitato tecnico scientifico ci sediamo con il presidente Attilio Fontana e con il sindaco Giuseppe Sala e valutiamo le decisioni da prendere», ha spiegato stamattina al Corriere della Sera il Ministro della Salute Roberto Speranza confermando tanto per il vertice di oggi con le Regioni, quanto per la riunione decisiva domani in Regione con i sindaci di Milano e delle aree più colpite della Lombardia, l’intenzione di una maxi zona rossa per almeno 2 settimane. In attesa di conferme/novità, i dati del bollettino di ieri mostravano 82.011 casi attivi di positività al Covid-19 nella giornata di sabato (con record di tamponi, 46,781): di questi, 4.033 sono ricoverati in reparti d’ospedale (+335), 392 in terapia intensiva (+22) e 77.586 in isolamento domiciliare senza o con pochissimi sintomi Covid.

CORONAVIRUS LOMBARDIA: DOMANI SI DECIDE SUL LOCKDOWN

Le provincie più colpite, ancora nell’ultimo bollettino, restano Milano (3730 nuovi casi in 24 ore, 1553 nella sola città), Monza (1207), Varese (1202), Brescia (413), Como (475). Nel frattempo le autorità lombarde, in attesa dell’incontro decisivo domani a seguito dell’annuncio per il nuovo Dpcm nazionale, provano a ipotizzare il piano di chiusure da approntare nelle provincie di Milano e forse anche Monza e Varese: sui trasporti, Trenitalia ha già predisposto un cospicuo piano di soppressioni sulle linee nazionali e probabilmente anche Trenord seguirà a ruota con provvedimenti simili. Sul fronte sanitario, il Governatore Fontana annuncia che da domani «i tamponi rapidi antigenici inizieranno ad essere utilizzati dalle Ats e Asst della Lombardia in determinati ambienti pubblici e successivamente, grazie ad una delibera in giunta martedì, saranno forniti a medici e pediatri di famiglia che daranno la disponibilità». Mentre restano le resistenze tanto di Sala quanto di Fontana per un lockdown “totale” della Lombardia o anche solo di Milano, si valutano ulteriori strette su attività e centri commerciali, DAD anche per la terza media e possibile divieto si spostamento tra Comuni se non per impellente di lavoro, salute e necessità.



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