BOOM CONTAGI IN CAMPANIA/ Ecco perché la situazione precipita (e fa tremare De Luca)

- Antonio Napoli

La Campania è al primo posto per contagi Covid. Le terapie intensive scarseggiano, come il personale. E si è perso tempo

scuole chiuse campania
Vincenzo De Luca (LaPresse)

“De Luca ci ha salvato dal Covid” hanno pensato milioni di campani quando lo hanno rieletto governatore con quasi il 70% dei voti appena due settimane fa. La stessa cosa che devono aver pensato i veneti o i pugliesi quando hanno votato per la riconferma dei loro governatori. Ma con una partecipazione emotiva maggiore, perché il presidente campano aveva messo più energia, più sentimento, più ironia nei giorni in cui bisognava convincere i cittadini a restare chiusi in casa.

Sarà, come dice Polito, che il “destino cinico e baro si è preso gioco di lui”, ma la Campania ha in appena due settimane scalato l’ennesima classifica negativa della sua storia. È da giorni la prima regione per numeri di contagi e con una quantità di tamponi quotidiani ancora di molto inferiore a quelli di altre regioni. Le file fuori gli ospedali per fare gli esami – amplificate dalla stampa, secondo il governatore – e il ridursi a vista d’occhio dei posti disponibili negli ospedali e nelle terapie intensive, hanno fatto ripiombare i campani nel terrore di non farcela. “Inutile dire che siamo pronti alla seconda ondata, non si è mai veramente pronti ad affrontare quello che non conosciamo” aveva ammesso solo pochi giorni fa Enrico Coscioni intervenendo in un convegno a Bari delle regioni meridionali. Coscioni è il consigliere di De Luca per la sanità, un assessore-ombra, visto che la delega alla sanità De Luca l’ha tenuta stretta nelle sue mani. Il consigliere resterà ancora per poco al suo posto, perché sta per assumere il prestigioso incarico di presidente dell’Agenas, l’agenzia di supporto della politica sanitaria nazionale.

La sensazione che si sia sprecato del tempo è molto forte. Non si è ancora chiuso un accordo con le strutture private per aumentare la capacità di fare tamponi ed esami. L’ospedale per il Covid di San Giovanni a Teduccio, costruito in una notte tra gli applausi dei napoletani, che dai balconi hanno visto all’improvviso una carovana di decine di Tir attraversare la città, non è ancora in regola con i collaudi. Non si trova il personale necessario per farlo funzionare. E la magistratura sta indagando sulla modalità di acquisto dell’impianto prefabbricato costato circa 20 milioni di euro.

Ma l’epicentro della seconda ondata è soprattutto Napoli. Prima il rientro di migliaia di giovani della borghesia cittadina dalle vacanze dove il virus girava indisturbato, poi la movida, riaperta senza regole, a seguire la riapertura delle scuole. Senza contare anche il semi-negazionismo del sindaco di Napoli. Lo scontro con de Magistris è riesploso appena si è trattato di reintrodurre qualche limitazione.

Non mancano anche le prime velate manifestazioni di soddisfazione da parte di chi si è sentito preso di mira per mesi dalle battute al vetriolo del governatore. Dalla Lombardia sono arrivate le reazioni più pesanti. Su Affari Italiani sono apparse addirittura offese gratuite (“De Luca è un uomo di m…”), mentre Fontana ha annunciato addirittura che è disposto ad aprire l’ospedale in Fiera (il gemello di quello di San Giovanni a Teduccio, per capirci) riservandolo ai campani che desiderano curarsi a Milano. insomma sotto sotto c’è chi gongola per la rivincita arrivata più presto del previsto. Il suo avversario alle recenti elezioni rincara la dose. Stefano Caldoro dice apertamente che i dati sono falsi, sottostimati. La situazione secondo lui era peggiorata ben prima delle elezioni e chiede un improbabile commissariamento.

De Luca è di fronte ad una situazione difficile. Sa di aver in questi mesi sollecitato l’orgoglio dei napoletani e dei campani, di aver fatto leva sul sentimento più importante, forse l’unico in grado di far rispettare ad un popolo indisciplinato anche regole molto rigide. Il punto è esattamente questo, tradire nell’orgoglio i cittadini della Campania può rivelarsi un errore molto grave. Lo commise nel 2008 Antonio Bassolino. Aveva per anni inorgoglito i napoletani per il loro “nuovo rinascimento” e poi sprecò tutto lasciando che la città si ricoprisse di rifiuti, a causa di un clamoroso errore di calcolo sui tempi di realizzazione del nuovo termovalorizzatore di Acerra.

Per questo ora De Luca deve alzare nuovamente i toni della polemica con il resto del mondo, cercando di usare quello che i napoletani hanno di più caro, cioè il pallone e la squadra del Napoli. Non si sa quanto coinvolto nelle strategie di De Laurentis, De Luca non si è fatto pregare due volte per attaccare Andrea Agnelli, accusando il presidente della Juve di non averlo ringraziato “per aver impedito che il suo gioiello Ronaldo venisse infettato”.

La crisi economica comincia a farsi sentire. Le attività turistiche e ricettive sono ferme, come l’aeroporto e il porto croceristico. Sono tanti i giovani rientrati durante il lockdown che hanno perso definitivamente il lavoro. Le misure di sostegno elargite in primavera stanno affievolendo i loro effetti. Una nuova stretta rischia di essere impraticabile. Si ha la sensazione di una scarsa collaborazione. C’è chi si nasconde ai controlli? C’e chi non ha più voglia di collaborare? De Luca ha ora bisogno di aiuto, la Campania non ha futuro se si chiude in un’illusoria autarchia. Non può farcela da sola. È il governo non deve lasciare solo De Luca.

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