BORSE & MERCATI/ Gli investitori Usa temono più i bond del coronavirus

- Alessandro Magagnoli

Gli investitori credono nell’uscita degli Stati Uniti dalla crisi Covid. Ma le Borse sono frenate dalla crescita dei rendimenti sui bond decennali

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(LaPresse)

Gli investitori credono nell’uscita degli Usa dalla crisi causata dal Covid: la Fed resta attenta a fornire le giuste risorse al mercato e anche Biden è propenso a implementare un piano di sostegno fiscale di ampio respiro. Quindi, se la campagna vaccinale continuerà a procedere speditamente come già accade adesso, le possibilità di una seconda metà del 2021 in forte crescita è credibile.

I dati macro puntano in questa direzione: la Federal Reserve ha reso noto che nel mese di gennaio la produzione industriale ha evidenziato un incremento dello 0,9% rispetto al mese precedente. Il dato è risultato superiore alle aspettative (+0,5%), ma inferiore al +1,6% della rilevazione precedente. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva si è attestato al 75,6% dal 74,9% precedente, risultando superiore alle attese (74,8%).

Inoltre il Dipartimento del Commercio ha reso noto che le vendite al dettaglio hanno evidenziato nel mese di gennaio un incremento del 5,3%, superiore alle attese (+1,1% mese su mese) dopo una flessione dell’1% del mese precedente (rivisto da -0,7%). L’indice, escluso il comparto auto, è aumentato del 5,9% dopo la flessione dell’1,8% della rilevazione precedente, rivista da -1,4%.

I membri della Fed continuano a fare dichiarazioni che piacciono al mercato: se da un lato esprimono preoccupazione per la velocità della ripresa, dall’altro implicitamente confermano il fatto che la banca centrale per il momento rimarrà fedele all’attuale politica monetaria ultra espansiva. Secondo Michelle Bowman, membro del Board of Governors della Federal Reserve, l’economia Usa ha ancora “molta strada da fare” per guarire dalla pandemia di Covid-19. “La prospettiva di una vaccinazione diffusa è decisamente incoraggiante, ma c’è ancora molta incertezza e questo non è il momento di essere compiacenti”, ha sottolineato Bowman, che ha aggiunto, riferendosi tra l’altro all’emergere di mutazioni del coronavirus: “Vediamo ancora il virus che pone rischi per l’outlook economico. Anche con una significativa ripresa dell’attività economica nella seconda metà dell’anno abbiamo ancora strada da fare prima che l’economia torni alla sua piena forza”. E ha concluso: “Il tasso di disoccupazione ufficiale riportato a gennaio era del 6,3%, ma se si aggiungono i milioni di persone che sono uscite dalla forza lavoro, il tasso sarebbe in realtà più vicino al 10%”.

Le prospettive di un’accelerazione della crescita, tuttavia, fanno aumentare i timori di una ripresa dell’inflazione e di conseguenza comportano una salita dei rendimenti dei bond con scadenza più lontana. I rendimenti sul decennale governativo sono saliti sui massimi dell’ultimo anno, con gli investitori che iniziano a scontare un aumento dell’inflazione e richiedono quindi un maggiore ritorno sui propri investimenti.

Questo aumento dei rendimenti pesa ovviamente anche sul mercato azionario, le due asset class sono infatti comunicanti ed è normale un aggiustamento contemporaneo nei portafogli di entrambe quando cambiano le condizioni anche solo per una di esse.

La resistenza critica sul grafico dei tassi decennali Usa è in area 1,37-1,38%, 61,8% di ritracciamento (Fibonacci) del ribasso dal top di novembre 2019 (a 1,97%). Sopra quei livelli il rialzo in atto dai minimi di agosto potrebbe aumentare di velocità e puntare rapidamente all’1,7% almeno, mettendo sotto ulteriore pressione anche il mercato azionario (e le criptovalute). La tenuta di area 1,37-1,38% potrebbe invece innescare una flessione nuovamente verso area 1,20%, fornendo all’azionario una nuova opportunità per migliorare i propri record.

Per quello che riguarda la Borsa, sul grafico intraday dell’indice Dow Jones Industrial si sta delineando un potenziale testa spalle ribassista. La figura ha iniziato a disegnarsi a partire dal picco del 10 febbraio ed è delimitata inferiormente dalla linea che unisce i minimi dell’11 e del 17 febbraio, passante in area 31.360. Solo la violazione di quel supporto completerebbe il testa spalle, attivandone le implicazioni negative: al di sotto dei 31.360 punti sarebbe probabile il ritorno sui minimi di inizio mese di area 30.500. Conferme in questo senso alla violazione di 31.100.

La rottura dei massimi di inizio settimana di area 31.730 cancellerebbe invece il rischio di essere in presenza di una figura ribassista in formazione e aprirebbe la strada a una nuova fase di rialzo, con target almeno fino ai 32.100 punti circa.

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