BORSE & MERCATI/ I timori rimasti dopo la pioggia di liquidità

- Stefano Masa

La Fed e la Bce hanno promesso interventi con liquidità illimitata. Sui mercati la situazione non è però ancora del tutto tranquilla

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L’atteso bisogno di liquidità è stato soddisfatto. Nel precedente intervento soffermavamo la nostra attenzione sul principale fattore di cui – nella realtà degli scambi quotidiani – i mercati finanziari internazionali erano alla ricerca. La necessità di poter disporre di nuova liquidità immessa nel sistema è stato confermato anche dalla stessa Federal Reserve che, attraverso il proprio intervento, introduce un quantitativo illimitato di risorse al fine di poter acquistare titoli di stato, obbligazioni garantite e ogni forma di strumento che potrà sopperire al sostenimento del credito. A seguire l’azione della stessa Fed, è arrivato anche il nuovo piano di intervento illimitato da parte della Bce: medesima sostanza, medesimo obiettivo.

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A queste mosse interventiste della due principali strutture monetarie mondiali, il mercato ha fatto subito seguire un accentuato rialzo generalizzato sulle singole asset class azionarie e obbligazionarie riportando il livello delle quotazioni in prossimità di importanti soglie di prezzo. Lo stesso sentiment positivo si è riscontrato soprattutto sull’indice Vix che, nel corso della giornata di martedì, ha segnato un interessante minimo intraday a 36,24 punti per successivamente riprendere quota e riportarsi in chiusura di ottava oltre quota 65. La dinamica che ha caratterizzato la discesa di oltre il 50% rispetto al giorno precedente non ha convinto gli stessi operatori che, al momento, “prezzano” un rischio di mercato al di sopra dei 60 punti. In base alle metriche in nostro possesso, stimiamo un valore circoscritto in un range delimitato tra i 44,76 ed i 58,89 punti.

Nonostante i significativi rialzi fatti registrare dai principali indici azionari internazionali, la sintesi dell’attuale situazione finanziaria può essere riepilogata attraverso la comparazione grafica dei due principali benchmark: per la componente equity – l’indice MSCI World Usd – vede i propri livelli ancora notevolmente distanti dalla psicologica soglia rappresentata dalla propria media mobile a 200 giorni.

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Quest’ultima vede il proprio transito in area 2.216,68 punti, mentre lo stesso sottostante azionario è ancora in prossimità di quota 1.827,17. Il timore latente che potrebbe caratterizzare le prossime ottave è rappresentato dalla mancanza di forza da parte dei compratori nel riportare le quotazioni oltre soglia 2.040,25 punti: se tale scenario non trovasse conferma nell’arco di 10/15 giorni lavorativi, l’intero palinsesto grafico verrebbe compromesso con un potenziale ritorno dei prezzi a 1.626,51 ovvero oltre il secondo target ribassista annuale.

Strettamente riconducibile alla precedente ipotesi, è quanto accaduto al “reciproco azionario”: l’indice JPM GBI Usd ha violato la propria media mobile a 200 giorni per successivamente riportarsi al di sopra di quest’ultima. La nostra precedente view in ottica di superamento di quota 569,45 quale primo livello ribassista mensile è stata soddisfatta e – al momento – le quotazioni a 582,24 gravitano in coincidenza del I target rialzista su base annuale (582,02). L’auspicio per le prossime giornate è rivedere i corsi oltre area 590 con pertanto serie implicazioni positive in ottica di brevissimo periodo (ovvero il riavvicinamento al II obiettivo rialzista annuale). Qualora, invece, il livello delle quotazioni scendesse oltre la media mobile indicata, si teme una fase di sell off generalizzato che coinvolgerebbe anche la componente azionaria con potenziali ripercussioni in ambito economico/finanziario internazionale.

Rimanendo orientati al solo monitoraggio dei due sopraindicati sottostanti, riscontriamo l’ottimo ingresso sull’indice MSCI World Usd avvenuto nel corso della scorsa ottava che, sommato ai precedenti ingressi “mediati” nelle scorse sessioni, evidenzia un prezzo medio che nettamente sovraperforma lo stesso mercato di riferimento. Tenuto conto della strategia di money management adottata finora, riteniamo ancora valida la prosecuzione della fase di accumulo senza beneficiare di take profit in ottica tattica di brevissimo periodo.

Sul mercato delle materie prime, l’intero palinsesto algoritmico evidenzia un orientamento alla vendita con ulteriori possibili deterioramenti nell’arco del breve periodo. Continua il monitoraggio del gas naturale con primo possibile ingresso a 1,615 e, al pari di tale scelta, anche sull’heating oil – rettificando la precedente scelta attendista con price entry a 84,84 – per la prossima ottava si osserva con attenzione l’eventuale rialzo sulla rottura della resistenza statica a 112,247 (target a 123,79).

Il forex potrebbe risentire di un incremento di volatilità: per tale motivo preferiamo attendere prima di poter selezionare il sottostante oggetto di possibile strategia operativa. Il precedente alert sul cross Usd/Jpy ha trovato parziale conferma poiché il superamento di area 111,625 è giunto (ripetendosi) nel corso delle prime tre sedute di ottava. Mancando la forza relativa per il successivo movimento rialzista, i corsi hanno successivamente ripiegato in prossimità di area 107,75. L’attuale configurazione grafica non permette di delineare un profittevole trade con ideali ratio probabilistici a nostro favore.

Nell’arco della trascorsa settimana, riteniamo opportuno sottolineare l’importanza dell’intervento da parte Mario Draghi: quanto da lui affermato delinea essenzialmente il possibile futuro per l’intero Vecchio continente. Analizzando inoltre le rassegne stampe delle ultime giornate, oltre all’autorevole ex leader della Bce, si devono prendere in considerazioni anche le osservazioni del nostro ex premier Mario Monti.

La “coincidenza” di tali elementi, per chi scrive, non può esser riconducibile a un mero esempio di sincronicità junghiana, bensì a un vero e proprio atto corale all’indirizzo di tutti quei Paesi che – al momento – non ritengono opportuno la realizzazione di un nuovo e innovativo intervento in ambito europeo quale sostegno all’economia. Di certo, il Mes non è – e non sarà – la soluzione ottimale.

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