BORSE & MERCATI/ Le mosse di Bce e Fed cruciali per gli investitori

- Stefano Masa

I market movers che catalizzeranno l’attenzione degli operatori nelle prossime giornate saranno quelli relativi agli appuntamenti di politica monetaria

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Inizia la settimana finanziaria più attesa di questi ultimi mesi e, forse, non è un azzardo, affermare che si tratti di questi ultimi anni. I market movers che catalizzeranno l’attenzione degli operatori nelle prossime giornate saranno quelli relativi agli appuntamenti di politica monetaria che vedranno, da una parte la Bce pronta a intervenire sui tassi d’interesse con un incremento soft di 25 punti basi, mentre dall’altra si presenterà una Fed che sempre più preoccupata e intimorita dell’andamento dell’inflazione e di un possibile approdo in territorio recessivo vorrà (con buone probabilità) impattare massicciamente sul versante monetario attraverso un non certo (ma ormai verosimile) rialzo monstre di un punto percentuale. 

L’ottava che si è conclusa ha visto ancora una volta le tre principali asset class capitolare in negativo: da rilevare, in questo insieme, l’ennesima flessione delle materie prime che, come vedremo, rispetto ai massimi registrati a giugno, hanno subìto un vero e proprio sell off di difficile memoria durante questo loro trend rialzista prolungato da oltre due anni.

Guardando alla consueta compagine azionaria rappresentata dall’indice MSCI World Usd è facilmente individuabile la valenza operativa del più volte citato supporto rappresentato dalla media mobile a 200 osservazioni settimanali: area 2.500 punti sembra ormai identificare il più importante livello di prezzi che, se violato, potrebbe comportare una significativa e inarrestabile discesa delle quotazioni in direzione del primo target a quota 2.434,95 punti. 

Un obiettivo molto ravvicinato che, se conseguito attraverso una chiusura weekly inferiore allo stesso, agevolerebbe un successivo downside con approdo a soglia 2.280 punti. Positività, invece, qualora le quotazioni dovessero riportarsi oltre i 2.620,32 punti con successivo traguardo (over weekly) oltre area 2.703,83. 

Impianto grafico alquanto precario per la contrapposta asset class obbligazionaria sintetizzata dal benchmark governativo JPM GBI Gl. Usd. Il supporto individuato a 488,71 punti potrebbe non reggere nel corso di ottava e, un suo più che probabile cedimento, comporterebbe il test dei minimi di anno a quota 485,16 punti. Di certo, le scelte che verranno adottate dalla Fed avranno un impatto sugli attuali corsi e, in caso commento monetario caratterizzato da toni allarmistici, l’immediato futuro della componente bond risentirebbe di un’ulteriore debacle contraddistinta dalla realizzazione di nuovi minimi. Un primo livello di prezzo favorevole per una ritrovata positività (di brevissimo termine) viene collocato a quota 495,65 punti: qualora dovessimo assistere a una sua rottura al rialzo, la successiva destinazione vedrebbe la soglia psicologica dei 500 punti quale meta immediata. 

Ad accompagnare i ribassi di azionario e obbligazionario giunge la quarta (delle ultime sei) ottava negativa delle commodities. Il CRB Index, rispetto ai propri massimi (329,59 punti) di giugno, ha visto nuovi minimi di periodo registrando 273,26 punti (minimo weekly). 

La dinamica di prezzo finora riscontrata potrebbe non essere conclusa e, in caso di ulteriore discesa (circa tre punti percentuali), potremmo assistere – anche per le materie prime – all’arrivo di un cosiddetto mercato orso. Una casistica che, al momento, potrebbe trovare una pronta realizzazione entro la fine del mese. Sul fronte algoritmico non sono presenti alcuni cenni di positività (buy signal) così come neppure sul paniere dei principali lagging indicators. Tecnicamente, invece, si può individuare una resistenza statica a quota 287,76 punti che, se oltrepassata mediante una chiusura weekly, condurrebbe a un primo ravvicinato target posto a 291,15 con successiva destinazione a 296,69 punti. Scenario negativo qualora i prezzi dovessero violare area 276,13 con inevitabile prosecuzione del moto ribassista fino a 268,99 punti.

Sui singoli basket appartenenti alle materie prime si segnala la tendenza negativa (ancora in essere) sui metalli preziosi e non preziosi con l’ovvia astensione nell’operare poiché in attesa dei primi cenni di inversione o quanto meno di rallentamento. Viceversa, sul paniere energy inizia a essere interessante l’heating oil con potenziale ingresso in caso di superamento di soglia 373,91 (target a 397,02); inoltre, anche il gas naturale inizia a presentare un quadro d’insieme orientato al rialzo con possibile upside fino a quota 7,851 (price entry a 7,219). Sul petrolio, invece, in veste di “sorvegliato speciale” (principale sottostante nell’indice CRB) rimaniamo ancora out of the market.

Il mercato valutario, nel suo insieme, ha visto confermati i precedenti outlook (ribassisti) su Eur/Usd e Gbp/Usd. Nonostante gli importanti ribassi finora conseguiti appare inappropriato ipotizzare una seria inversione di tendenza: certamente, i prossimi incontri di politica monetaria potrebbero destabilizzare ulteriormente gli scambi soprattutto in chiave intraday amplificandone, di fatto, la volatilità. Anche se attualmente potrebbe apparire prematuro, sul principale cross Eur/Usd, viene considerata area 0,9683 quale primario supporto di breve termine: rimaniamo in attesa di una sua eventuale conferma nelle prossime ottave. 

Le sorti di questa estate (già fin troppo calda) sono riposte nelle imminenti scelte che adotteranno Bce e Fed. Nulla può essere escluso e nulla potrà definirsi concluso a seguito delle risultanze che emergeranno. Lo vogliamo ribadire ancora una volta: una nuova e neonata fase di storia finanziaria si sta man mano scoprendo e, in pochi, pochissimi, hanno finora evitato il peggio (attuale) come, ancor più, in pochi, pochissimi, sapranno approfittare del meglio (futuro).

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