BORSE & MERCATI/ Usa-Ue, lo scontro può pesare sui listini

- Stefano Masa

I dazi Usa verso l’Ue potrebbero essere il primo passo verso una guerra commerciale che potrebbe pesare sui mercati nel trimestre

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Il presidente americano Donald Trump (LaPresse)

Una nuova “guerra commerciale” ha preso piede. La sentenza della Wto ha – di fatto – concretizzato una nuova rivalità tra gli Usa e l’Europa. Dalla nostre stesse pagine, recentemente, avevamo ipotizzato una possibile evoluzione: «In chiave diplomatica, e tenuto conto dei pregressi, è possibile anticipare un avvicinamento (temporaneo) da parte del presidente Trump alle nuove istituzioni finanziarie europee, ma – si teme – che il tutto possa corrispondere a un “dovere” (tattico) e non a un “volere” (strategico): a seguito della prossima nomina della Lagarde si potrebbe assistere – nei mesi successivi – all’inizio di nuovi scontri in ottica commerciale con l’Europa». Rispetto al nostro assunto, lo “scontro” è arrivato prima del previsto, ma, a tutti gli effetti, si possono ipotizzare ulteriori sviluppi che il mercato sembra già anticipare: a causa della nuove tensioni, i listini azionari, hanno archiviato la settimana con diffusi ribassi.

Se in Europa si possono osservare le maggiori perdite (l’indice Euro Stoxx 50 in flessione del -3,82%), negli Stati Uniti, l’indice S&P 500, dopo aver registrato un downside del 2,5% a metà ottava, ha poi reagito riportandosi verso la propria parità con un saldo finale settimanale a -0,33%. Gli stessi benchmark azionari concludono in territorio negativo: l’MSCI World Local (-0,99%) ha violato il supporto indicato e corrispondente all’area di doppio minimo a quota 2.168 punti: i rispettivi target ribassisti (prima a 2.157,71 e dopo a 2.153,16 punti) sono stati raggiunti. L’attuale impostazione grafica evidenzia un fondamentale supporto a 2.146,91 che, se violato, comporterebbe nuovamente l’approssimarsi verso area 2.121,47 punti. Positivo un ritorno dei prezzi sopra soglia 2.158,41 con primo obiettivo a 2.175,54 punti.

Le azioni dei Paesi emergenti (rif. MSCI Emerging Market) si sono riportate sotto la soglia psicologica dei 1.000 punti raggiungendo il primo target a 992,479 e mancando di pochi decimali il successivo a 983,16 punti (minimo settimanale a 986,43). In ottica rialzista, ora, appare ancor più significativo quanto indicato nello scorso intervento ovvero il ritorno dei corsi sopra area 1.013,57 al fine di poter rafforzare l’intera impostazione grafica. Da temere una discesa dei corsi che comporti nuovi minimi mensili: il test di area 973,27 ne rappresenterebbe la naturale destinazione.

Anche Piazza Affari chiude la propria ottava con un segno negativo: oltre due punti percentuali (-2,48%) sotto la parità per il principale indice domestico (Ftse Mib) che vede i propri corsi avvicinarsi alla media mobile a 200 giorni (area 20.841,57). Lo scenario ipotizzato nel precedente osservatorio è stato rispettato sia nella fase ascendente che in quella discendente: la soglia dei 22.110,82 punti è stata raggiunta e superata fino al «primo test in corrispondenza di area 22.229,83 punti» (massimo settimanale a 22.293,77). A questa prima fase è subito seguito lo scenario negativo ovvero «il mancato supporto a 21.830,95 con target in prossimità di 21.630,02» (minimo weekly a 21.127,43).

Essendosi completato l’intero setup e, archiviando la propria seduta settimanale con valori di prezzo (21.470,44) inferiori al precedente obiettivo individuato a 21.630,02 punti, l’attuale impostazione grafica appare compromessa fino a quando i corsi non si riporteranno sopra quest’ultima soglia. Il primo obiettivo rialzista è collocabile in corrispondenza di area 21.777,93 per continuare in direzione di 22.111,55 punti. Fondamentale la tenuta del supporto rappresentato dal minimo settimanale a 21.127,43: la sua violazione comporterebbe il raggiungimento del target a 21.038,61 e – con elevata probabilità – la prosecuzione della discesa fino alla media mobile a 200 giorni.

Settimana positiva per i mercati obbligazionari con plusvalenze pressoché simili: il JPM GBI conclude a +0,79% mentre il JPM EMBI+TR USD capitola a +0,71%. La componente bond internazionale ha raggiunto e superato la nostra soglia di alert posta a 568,86 punti, ma non ha raggiunto il target individuato a 572,63 (massimo settimanale a 571,06) lasciando confermato l’obiettivo rialzista per la settimana in corso. Scenario negativo in caso di ritorno sotto area 569,19 con possibile discesa fino a quota 566,93 punti.

L’indice riconducibile ai Paesi emergenti ha violato la parte alta (865,872) del trading range indicato nel precedente outlook ed il target rialzista (871,71) è ormai prossimo: rimanendo in attesa del conseguimento di quest’ultimo, suggeriamo il monitoraggio della tenuta di soglia 861,487 che, in caso di mancato supporto, comprometterebbe l’attuale impostazione rialzista con obiettivo ribassista a quota 858,126.

Terza settimana consecutiva con saldo finale negativo per l’indice CRB rappresentativo delle principali materie prime. La violazione di area 174,457 ha favorito il raggiungimento del proprio target a 173,008 punti compromettendo un eventuale fase di consolidamento attorno ad area 176. Per la settimana in corso si individua un supporto statico a 172,322 sul quale poter impostare una strategia long di brevissimo periodo con obiettivo a 173,889 punti. Potenziale ulteriore ribasso in caso di violazione di quota 172,034: il primo target coinciderebbe con soglia 169,777 punti.

Sul fronte dei principali cross valutari, l’aver mantenuto un atteggiamento prudenziale in ottica di un possibile ribasso sul rapporto USD/JPY ha premiato: gli scambi hanno registrato una significativa flessione settimanale che – di fatto – ha penalizzato l’intero palinsesto algoritmico ormai in territorio negativo (sell signal). A noi sfavorevole quanto accaduto sul cross USD/CHF che non ha premiato la precedente view: nonostante l’attuale impostazione, rimaniamo ancora scettici sull’attuale trend in essere.

Il quarto trimestre dell’anno ha iniziato il proprio corso con ulteriori incognite di natura economica poiché legate alla “nuova” strategia commerciale impostata dagli Usa nei confronti dell’Europa. Rispetto alla Cina, quanto accaduto nel Vecchio continente, appare più gestibile dal punto di vista negoziale tra le parti, ma – come già indicato – l’intento (sottostante) del leader statunitense Donald Trump potrebbe essere prioritario rispetto al volere una tregua nel breve termine. La risultanza emersa in sede di Wto potrebbe rappresentare un vero e proprio starter ad altre possibili azioni da parte degli Stati Uniti. Azzardare oggi – anche se prematuro – una parte finale di anno (IV trimestre) caratterizzata da un saldo negativo appare alquanto probabile.

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