BREXIT, JOHNSON: “CON ALTRI RINVII, ELEZIONI SUBITO”/ Ue: “Pronti a ogni scenario”

- Niccolò Magnani

Brexit, speaker Camera John Bercow respinge la mozione di Johnson sull’accordo Ue-Uk. Il premier: “Attuiamola il 31 ottobre”.

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Il premier britannico Boris Johnson (LaPresse)

Brexit, Boris Johnson ha le idee chiare: l’approvazione della legge in tempo per garantire l’uscita del Regno Unito dall’Ue il 31 ottobre o sarà ritorno alle urne. Il premier britannico è intervenuto alla Camera dei Comuni per introdurre il Withdrawal Agreement Bill, sottolineando che l’accordo da lui raggiunto con Bruxelles è «il più grande recupero di controllo di sovranità nella storia britannica». Johnson ha spiegato che con l’approvazione di questa intesa sia possibile «voltare pagina e consentire a questo Parlamento di sanare le divisioni e unirsi». In caso di ulteriori rinvii, saranno elezioni. Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, si è espresso così: «Noi dovremo essere pronti a qualsiasi scenario, ma una cosa deve essere chiara: non sarà mai una nostra decisione un recesso senza accordo. La situazione è piuttosto complessa dopo gli eventi dello scorso fine settimana, sto consultando i capi di Stato e deciderò nei prossimi giorni. Tutto dipende da cosa deciderà il Parlamento britannico», riporta Sky Tg 24. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

BREXIT, NO NUOVO VOTO SU ACCORDO UE-UK

Non c’è pace per la Brexit e nemmeno per l’accordo trovato la scorsa settimana tra Ue e Governo Johnson per l’uscita “ordinata” del 31 ottobre 2019: lo speaker della Camera dei Comuni, l’orami divenuto arco-famoso in questi anni John Bercow, ha respinto la mozione del Governo Tory sul rimettere oggi ai voti l’accordo Ue-Uk in Parlamento. Dopo che sabato scorso Westminster con un emendamento ha di fatto rinviato la votazione sull’accordo per la Brexit di Jonhson, il Premier ha cercato di rimettere all’ordine del giorno lo stesso accordo per provare a far uscire il Regno Unito dall’Unione Europea prima della scadenza del 31 ottobre, ma Bercow ha detto “picche”: «l’istanza non può essere riproposta nella stessa forma di sabato», ha spiegato lo speaker giudicando “ripetitivo” l’accordo che il Governo avrebbe presentato oggi al Parlamento dei Londra. Dopo lo stop imposto da Bercow, oltre a suscitare le ire del Premier di Downing Street, la situazione sulla Brexit diventa ancora più fosca: è una corsa contro il tempo per provare a ripresentare già questa settimana le leggi attuative dell’uscita dall’Unione Europea, e poi subito ripresentare il “deal” di Johnson a Westminster con un contesto che sarebbe a quel punto rinnovato. Se così non avvenisse però le strade restano solo due: rinvio da chiedere all’Ue (la lettera è stata inviata ma Johnson non l’ha firmata, ndr) oppure no-deal.

BREXIT, IL CAOS È SERVITO

Sabato il governo Tory aveva presentato l’accordo per la Brexit in Parlamento chiedendo ai deputati di votarlo in tempi rapidi, ma era stato superato dall’approvazione dell’emendamento del ribelle conservatore Oliver Letwin che nel contenuto della mozione legava la votazione della ratifica dell’accordo solo dopo l’approvazione del pacchetto di leggi – il cosiddetto Withdrawal Agreement Bill – che permettono l’attuazione dell’accordo stesso. Un chiaro “artifizio” per allungare i tempi e costringere il Governo a chiedere un rinvio oppure arrivare all’estrema ratio degli hard brexiters il temutissimo “no deal”: a quel punto la strategia dei Tory è stata quella di ritirare la votazione sull’accordo stipulato con Juncker per poi ripresentarlo oggi, ma Bercow ha bloccato tutto e dunque il Governo sarà costretto a iniziare la votazione sulle singole leggi legate alla Brexit. «Sono deluso dalla decisione dello speaker della Camera. Ha negato la chance di attuare oggi la volontà del popolo britannico espressa nel referendum del 2016», spiega Johnson tramite un portavoce di Downing Street. Altre nubi però si addensano sul futuro del Governo: come spiega il Post, nel Withdrawal Agreement «potranno essere votati degli emendamenti già proposti dalle opposizioni, tra cui il fatto di tenere un secondo referendum sull’accordo su Brexit e inserire un ulteriore meccanismo per evitare il “no deal“».

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