Brigate Rosse, ex membri estradati da Francia?/ Tribunale chiamato a decidere

- Alessandro Nidi

Ex membri delle Brigate Rosse estradati dalla Francia? Attesa la decisione del tribunale transalpino, le famiglie delle vittime chiedono giustizia

Volantini delle BR
Volantini Brigate Rosse (LaPresse)

Alcuni ex membri delle Brigate Rosse rischiano l’estradizione dalla Francia, con i giudici che stanno valutando il da farsi e le famiglie delle vittime che attendono di sapere se sarà resa giustizia alla memoria dei loro cari. La “BBC”, a tal proposito, ha intervistato Vanna Marangoni, moglie di Luigi Marangoni, medico 43enne e direttore di un ospedale milanese ucciso dalle BR il 17 febbraio 1981. Marangoni stava andando a lavorare, quando è stato vittima di un’imboscata: “All’inizio ho pensato che i ‘bang’ che sentivo fossero fuochi d’artificio – ha detto la donna –. Poi ho guardato fuori e ho visto l’auto di Luigi bloccata. Sono uscita e mi sono inginocchiata accanto a lui, tenendogli il viso per fargli sentire che non era solo. Poi gli ho chiuso gli occhi”.

“Più tardi – ha proseguito – abbiamo trovato dei messaggi che dicevano: ‘Abbiamo ucciso Luigi Marangoni, uno schiavo dello Stato’. All’epoca non lo capivamo, ma erano in guerra con lo Stato”. Un’ondata di arresti e condanne all’ergastolo finì per schiacciare le Brigate Rosse, ma – evidenzia la “BBC” – circa 300 membri fuggirono in Francia, ricevendo asilo dal governo del presidente Mitterrand se avessero rinunciato alla violenza.

BRIGATE ROSSE, EX MEMBRI ESTRADATI DA FRANCIA? IL PROFESSOR CECI: “SERVONO GIUSTIZIA E VERITÀ”

L’emittente ha anche intervistato Giovanni Ceci, professore di storia moderna all’Università di Roma: “I leader politici francesi non credevano che l’Italia degli anni ’70 e ’80 fosse davvero un regime democratico. Questo si basava su una sorta di superiorità francese. I transalpini si percepivano come il faro della democrazia e dei diritti umani e quindi ritenevano di dover sostenere le persone che fuggivano da un Paese che secondo loro non rispettava lo Stato di diritto”.

E, ancora: “L’Italia ha bisogno di chiudere questo periodo della sua storia (che ha le Brigate Rosse come minimo comun denominatore, ndr), ma, per farlo, abbiamo bisogno di giustizia e verità e penso che la decisione francese, richiesta dalle istituzioni italiane, potrebbe essere un modo cruciale per raggiungere questi obiettivi”.





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