BRUNO VESPA/ Il tifo per programmare bimbi orfani e un difensore civico

- Nando Sanvito

Una puntata illuminante di Porta a porta. Nell’era del ricatto lobbistico alla politica una proposta provocatoria: serve una vera authority per i minori che una lobby non se la possono permettere

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Bruno Vespa, foto da Twitter

Uno apre la giornata sfogliando un giornale locale e legge l’appello di una madre: “Datemi informazioni su mio padre. Ha vissuto lì da voi. Io non ho potuto conoscerlo, vivo lontana dal vostro paese. I miei figli hanno una malattia forse genetica. Mi servirebbero dei dati che purtroppo non ho. Aiutatemi!”. Dopo pranzo scorre velocemente i social e si imbatte nell’intervista a una donna olandese: “Mio figlio si sta per sposare e ha dovuto chiedere il test del Dna alla fidanzata per essere sicuro che la loro non fosse una relazione incestuosa. Io infatti sono stata inseminata artificialmente dal dott. Jan Karbaat qui a Rotterdam  e purtroppo abbiamo scoperto che il donatore di sperma era proprio lui. Finora abbiamo appurato che almeno altre 65 persone lo hanno avuto come padre biologico a loro insaputa e sono tutte della nostra zona. Sappiamo che a Indianapolis  decenni fa è successa la stessa cosa con il dott. Cline”.

La giornata si chiude a tarda notte con un rapido zapping televisivo dove a Porta a porta un entusiasta Bruno Vespa dà la parola a una avvocata madre single: “Non avevo tempo di trovare un uomo, sono andata in una clinica a Londra  a farmi fecondare da un anonimo donatore”.  “Ma perché in Italia è vietata l’adozione ai single?” protesta scandalizzata una collaboratrice del programma di Vespa, in video si presume per benefit contrattuale.

Ora, nessuno pretende che qualcuno in programmi di propaganda come questi tiri fuori la strampalata tesi che programmare un orfano è un atto di egoismo e non certo di amore: a chi ha tentato di dirlo è stato sistematicamente silenziato l’audio. Destino inevitabile di quei retrogradi che credono ancora che il meglio per un bambino sia avere un padre e una madre. Ma – vivaddio – in una società che invoca diritti per chiunque, vogliamo difenderli i DIRITTI (sapere chi è tuo padre) e il CHIUNQUE (ad esempio quelli che non hanno l’età per votare e andare in Tv a perorare la loro causa)? E’ vero: ormai la politica è solo serva delle lobby, ma che si fa con chi una lobby non se la può permettere, ad esempio i minori? Dovremo prevedere una authority ad hoc, come per esempio quella che tutela la privacy o la concorrenza? Una c’è già, dovrebbe tutelare l’infanzia, ma non fa al caso nostro.Chiedere eventualmente a Vincenzo Spadafora dei Cinque Stelle, che l’ha guidata per 5 anni.

Qui ci vuole un garante a cui obbligatoriamente si debba rivolgere il legislatore o un amministratore per avere un pubblico parere preventivo: si viola qualche diritto del minore in quell’atto amministrativo o in quella legge? Se una civiltà si misura dalla capacità di difendere i più deboli e i più fragili, dobbiamo altresì riconoscere che inventarsi la figura di una sorta di difensore civico per i minori è l’ammissione di una sconfitta della politica e della società civile. E’ vero, ma in tempi barbari come questi anche una foglia di fico è meglio della nudità assoluta…

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