Brusaferro “Scuole sicure? Non ci sono dati certi”/ “Dopo aperture controlli stretti”

- Silvana Palazzo

Silvio Brusaferro, presidente Istituto superiore di sanità (Iss) su scuole e Covid: “Studi dicono che sono sicure? Non ci sono dati certi. Dopo aperture controlli stretti”

giovanni rezza
Silvio Brusaferro e Gianni Rezza, conferenza stampa Iss su emergenza Covid (LaPresse, 2020)

Silvio Brusaferro è tornato a parlare delle scuole. Sollecitato in conferenza stampa sullo studio italiano da cui è emerso che non spingono la curva del contagio, il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha spiegato che non è possibile essere così netti nelle conclusioni. «Ci sono molte pubblicazioni, americane e canadesi, oltre che del Gemelli di Roma, e ci sono molte raccomandazioni sul tema scuola. Dati precisi non ci sono, si considera solo la fascia di età». Questo è il motivo per il quale si raccomanda sempre massima attenzione sulla fase di arrivo e uscita dalla scuola. «Nella seconda parte di marzo sono uscite indicazioni che correlano le misure con trend di decremento e circolazione. Misure di restrizione come la zona arancione era in grado di controllare la crescita che può essere collegata anche alla scuola».

Quindi, Silvio Brusaferro ritiene estremamente importante in questa fase «mantenere determinate misure per evitare che minime aperture, seppur in sicurezza, possano determinare un’inversione di tendenza».

BRUSAFERRO SU RIAPERTURA SCUOLE

Silvio Brusaferro ha, quindi, ribadito un concetto che peraltro è molto chiaro ad oltre un anno dall’inizio della pandemia Covid, ma per il quale oggettivamente è stato fatto davvero poco. «È decisivo quanto accade fuori dalle scuole». L’apertura delle scuole, dunque, necessita di controlli: «L’incidenza ancora elevata mostra una tendenza a decrescere, possiamo immaginare di poter mantenere questa situazione osservando contemporaneamente un rigoroso rispetto delle altre misure. Facciamo un investimento sulla scuola, che richiede grande attenzione in tutti gli altri settori». Quindi ha concluso spiegando che «c’è un’indicazione unanime che la scuola abbia un rischio che possa essere modulato».

Ieri invece in un’intervista a Repubblica il portavoce del Comitato tecnico scientifico (Cts) aveva parlato delle riaperture delle scuole anche in zona rossa, fino alla prima media. «La scuola è considerata centrale e alcuni dati dicono che nelle fasce d’età più giovani l’infezione tende a circolare meno. C’è anche una questione di scelte del Paese. La scuola è una priorità. Questa scelta però rende importante il mantenimento delle altre misure in attesa che l’infezione circoli di meno».



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