SENTENZA MOGGI/ L’Inter, quello scudetto perso e certi faziosi “circoli” mediatici…

- Giovanni Piolli

La sentenza di primo grado è stata pronunciata, senza grosse sorprese per chi ricorda i fatti e non si fa fuorviare dai circhi mediatici montati ad arte. Ma di cosa stiamo parlando?

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Luciano Moggi (Foto Ansa)

La sentenza di primo grado è stata pronunciata, senza grosse sorprese per chi ricorda i fatti e non si fa fuorviare dai circhi mediatici montati ad arte. Tuttavia l’iter processuale in questo paese è molto lungo e non di rado si è visto ribaltare una sentenza da colpevole ad innocente anche per casi ben più gravi di questo. Per il momento, dunque, ci sono delle condanne che dicono molto di quello che è successo in diversi anni nel nostro calcio. Mentre partono ricorsi ed appelli sarebbe opportuno ricordare di cosa si sta parlando. Quando scoppiò Calciopoli, si sollevò un coro di sdegno e vergogna da ogni parte ed ogni bandiera. La società Juventus fece fuori i suoi dirigenti coinvolti nello scandalo e si rimise alle decisioni della giustizia sportiva chinando il capo come un bimbo che attende la punizione dopo una marachella. Sono passati mesi ed anni e quella vergogna si è trasformata in recriminazione, ed il bersaglio di queste è divenuta l’Inter. Inizialmente la società di Moratti fu accusata di aver fatto sparire le intercettazioni che riguardavano la società di corso Vittorio Emanuele, per poi scoprire che le stesse erano a disposizione di tutti, ma non considerate rilevanti ai fini processuali, nonostante vani e goffi tentativi delle difese degli imputati. Successivamente vennero utilizzate delle intercettazioni sui nerazzurri per cercare di portare l’attenzione altrove caricando gli ambienti ostili all’Inter con proclami eclatanti risultando però evanescenti. Gli ambienti bianconeri con a capo una nuova società cercano la propria riabilitazione attraverso l’assoluzione degli ex dirigenti bianconeri, scaricati e allontanati durante calciopoli. Tuttavia la società della vecchia signora continua a mantenere le distanze con gli imputati, poiché se davvero credesse nell’innocenza di quest’ultimi li avrebbe sicuramente coinvolti nelle ultime importanti occasioni della storia juventina, come per esempio l’inaugurazione del nuovo stadio. È necessario però tornare ai fatti degli anni bui del calcio, anni in cui vinceva sempre una squadra, spesso perché era forte, talvolta quando non lo meritava. Erano anni in cui tutti sospettavano che le cose non fossero del tutto pulite e ci si nascondeva dietro alla “sudditanza psicologica”. Quando venne confermato quello che tutti in realtà immaginavano e già sapevano, alcuni campionati erano già andati da tempo. Emblematico è stata la stagione 97/98, anno in cui il più forte giocatore del mondo in quel momento avrebbe vinto facilmente il campionato con la sua squadra, ma i signori condannati in primo grado lo impedirono. La crisi attuale dell’Inter dimostra come una squadra che ha vinto tutto può attraversare un momento di crisi pur avendo gli stessi giocatori forti con cui ha conquistato numerosi trofei e questa difficoltà gioca a favore di un’altra squadra, il Milan, che vince. È naturale, fa parte del calcio. Questo sarebbe successo in diversi campionati di quegli anni bui senza quel sistema condannato ora in primo grado. Sicuramente questa vicenda riserverà…

…ancora colpi di scena e ribaltamenti di opinioni, tuttavia i fatti rimangono quelli accaduti e consegnati alla storia e le luci degli specchietti per le allodole non possono cambiare ciò che è accaduto anche se lo si vuole con tutto il cuore di tifoso. Il consiglio è di attendere che termini il processo per chiudere la vicenda e guardare avanti senza più soffermarsi in un passato che ormai è scolpito nel grande libro della storia.

 

(di Giovanni Piolli)



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