INTER/ Derby d’Italia sintesi di una intera stagione

- Giovanni Piolli

GIOVANNI PIOLLI riflette sulla stagione dell’Inter dopo la sconfitta subita sabato nel derby d’Italia contro la Juventus, che può essere considerata il simbolo di tutta una stagione

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Rodrigo Palacio (Infophoto)

Il derby d’Italia perso dall’Inter contro la Juventus è una partita che racchiude in qualche modo la stagione dei neroazzurri. I bianconeri sono apparsi sicuramente più solidi e con maggiore qualità, tuttavia Zanetti e compagni hanno giocato meritandosi un pareggio che non è arrivato. La partita di San Siro conferma la necessità di avere più qualità nella rosa di Stramaccioni. Ci sono Guarin e Kovacic che stanno persuadendo l’ambiente, ma gli altri acquisti nella mediana continuano a non convincere. I troppi errori nella fase di costruzione di Gargano e la poca incisività di Kuzmanovic hanno abbassato notevolmente la qualità. Nel reparto difensivo il rientro di Samuel ha ridato vigore ad una difesa che altrimenti non è guidata ed è troppo spesso in stato confusionale. Il Muro tuttavia comincia ad avvicinarsi al ritiro e la sua mancanza lascerà una voragine tattico-tecnica che deve essere colmata nel migliore dei modi possibili. Se il primo gol è un tiro da fuori (forse) imprendibile, la seconda rete presa dai padroni di casa è il manifesto della fase difensiva neroazzurra di quest’anno. Chivu arresta la sua corsa pensando che la palla esca e Ranocchia non segue Matri dimostrando entrambi la poca concentrazione di cui soffre il reparto più arretrato. La fase offensiva ha come miglior interprete un super Palacio che sta disputando un campionato al di sopra delle aspettative ed è dunque una speranza per il futuro. Antonio Cassano può essere la lampadina di questa squadra, ma sicuramente non era stato preso con l’intento di farlo giocare tutte le partite per 90 minuti e quindi in questo momento il suo utilizzo forzato è vicino all’abuso. Alvarez sta diventando l’eterna promessa che a rari colpi geniali, alterna troppe opache prestazioni. Se adattarsi al campionato italiano richiede più di due anni, forse c’è qualcosa che non va. La cosa migliore per il ragazzo e per la società è valorizzarlo il più possibile nel finale di stagione per cercare di massimizzare la sua cessione. Questa stagione ha sicuramente fornito un’ossatura interessante su cui costruire la prossima Inter, ma è fondamentale centrare il terzo posto. In questa ottica è necessario fare una riflessione anche sull’allenatore.

Stramaccioni ha sicuramente un grosso merito, che è quello di aver saputo creare un gruppo unito attorno a se; tuttavia ha anche un grande demerito su cui deve lavorare: non è possibile che l’Inter si trasformi in squadra solida negli scontri diretti e poi si sgretoli nelle partite di minor prestigio. L’Inter ha bisogno di un allenatore in grado di tirar fuori sempre il massimo dai suoi giocatori e questa capacità è molto importante che Stramaccioni la impari al più presto. L’Inter vista in entrambe le partite contro Juventus e Milan, contro Roma (al ritorno) e Napoli e nel ritorno contro il Tottenham è una squadra con delle lacune, ma estremamente competitiva. C’è molto lavoro da fare ed il primo obiettivo è il terzo posto. Non sono più accettabili débâcle ed inspiegabili sconfitte; è tempo di costruire un futuro glorioso per questa blasonata società.

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