CACCIA AI VACCINI/ La mossa di Zaia che svela gli errori di Ue e Arcuri

- Marco Biscella

Il Veneto ha trovato 27 milioni di dosi di vaccino sul mercato libero. Ma per acquistarli serve l’autorizzazione del governo. Un’operazione con luci e ombre

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Luca Zaia, governatore del Veneto (LaPresse)

La Regione Veneto ha fatto il primo passo, selezionando due, tra i sei che si sono presentati, intermediari internazionali disposti a consegnare due lotti da 12 e 15 milioni di dosi di vaccino Pfizer. L’obiettivo del governatore Luca Zaia è dare un’accelerata alla campagna vaccinale, anche a favore di altre regioni (27 milioni di dosi sono eccessive per il fabbisogno dei 4 milioni di abitanti del Veneto e infatti in coda, pronte a riceverne una parte pro-quota, ci sono già Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna).

Al nuovo governo – per decisione del commissario straordinario Domenico Arcuri o chi per lui – toccherà dire l’ultima parola per autorizzare o meno questo acquisto extra-large: serve infatti un ente terzo per validare l’operazione e far partire la trattativa vera e propria.

In mezzo, intanto, c’è un passaggio importante. Come ha rivelato Luciano Flor, direttore generale della Sanità veneta, entro oggi dovrebbe arrivare dagli intermediari la risposta alla richiesta su “numero dei lotti e relativa scadenza, parametri fondamentali che spetterà poi al commissario Arcuri verificare” perché solo a quel punto sarà possibile “avviare le trattative” su prezzi e tempi di consegna.

“Verificare lotti e scadenze è fondamentale – dice al Sussidiario Girolamo Sirchia, ex ministro della Sanità –. Innanzitutto, per capire che non siano lotti venduti due volte: se già in consegna all’Italia e poi proprio a noi vengono rivenduti, si cade nella doppia fatturazione e quindi nella truffa. E la scadenza è importante, perché se sono prossime a quella data c’è il rischio di dover buttare via milioni di dosi scadute. In terzo luogo, verificare lotti e scadenze serve per avere certezze sulla tracciabilità di questi vaccini”.

A sentire il parere di diversi esperti, le zone d’ombra in questa operazione non mancherebbero. Innanzitutto, le quantità: possibile che un singolo intermediario possa disporre di quantitativi simili, quasi pari all’intero ammontare (30 milioni di dosi) che la stessa Pfizer destinerà al nostro Paese? E poi: possibile che lo stesso singolo intermediario sia in grado di stoccare milioni di fiale in condizioni di catena del freddo eccezionali, visto che i vaccini Pfizer richiedono una conservazione a temperature costanti comprese tra i -70° e i -80°C?

“Premesso che rientra nei poteri di un governatore gestire la salute come ritiene più opportuno e premesso che la campagna vaccinale è meglio che sia gestita a livello centralizzato – sottolinea Pierluigi Petrone, presidente di Assoram, l’Associazione nazionale degli operatori commerciali e logistici della distribuzione primaria dei prodotti farmaceutici – comprare vaccini è un’operazione abbastanza complessa e difficile, anche perché le carenze di vaccini non riguardano solo l’Italia e non penso che si voglia in alcun modo privilegiare un paese rispetto a un altro. Senza dimenticare che sarebbe anche arduo avere gli stessi prezzi negoziati dalla Ue”.

Non è un mistero che industria e intermediazione internazionale siano oggi scatenate sul fronte vaccino, sfruttando l’attuale grande bisogno di salute, e che stia prosperando un mercato parallelo molto florido, tanto che l’Olaf (l’Ufficio europeo per la lotta antifrode), in seguito a una serie di denunce di diversi Stati Ue, ha messo sotto la lente – come riportato da La Stampa – offerte per circa 250 milioni di dosi con richieste di denaro che superano i 2 miliardi di euro.

“Le brutte sorprese – ci spiega Petrone – sono sempre dietro l’angolo e bisogna prestare molta attenzione al mercato fake. Per esempio, il Wall Street Journal ha recentemente informato i suoi lettori che, in presenza di grande domanda e di scarsa offerta, possono mettersi in moto dei meccanismi paralleli, non ortodossi, anche illegali, per rendere disponibili prodotti anche online. E già diversi siti sono stati oscurati”.

E allora, perché Zaia ha compiuto questo passo? Secondo Sirchia, “è una buona idea quella di trovare fuori via nuove disponibilità di dosi, perché abbiamo un disperato bisogno di vaccinare subito il massimo possibile della popolazione per stroncare questa maledetta epidemia e relative varianti. Certo, è un po’ un rimedio dovuto all’inefficienza di chi non le ha procurate prima, ma è andata così e dunque se si può rimediare, meglio farlo. Spero solo che il governatore del Veneto abbia per prima cosa provveduto a verificare che gli intermediari sono riconosciuti dalla stessa Pfizer, altrimenti sarebbe un avventurismo un po’ avventato”.

Su questo passaggio, però, Petrone sottolinea un punto delicato: “Trovare vaccini sul mercato libero significa cercarli nel mercato della distribuzione farmaceutica, cioè grossisti e farmacie. Ma qui, se un intermediario autorizzato vuol comprare un bene farmaco – perché il vaccino è un farmaco – lo deve acquistare da un altro grossista o distributore autorizzato oppure dalla stessa azienda farmaceutica. Il problema è che sia Pfizer – e lo ha ribadito ancora ieri in una nota – che AstraZeneca hanno fatto sapere che non mettono a disposizione il prodotto a intermediari o a realtà private anche autorizzate ad acquistare il vaccino, perché giustamente devono prima esitare le dosi ai singoli governi, con cui hanno siglato gli accordi”.

Insomma, sulla scacchiera dei vaccini si sta giocando una partita delicata e complicata. È vero che la Commissione Ue – lo ha ammesso ufficialmente la stessa presidente von der Leyen – negli accordi con i fornitori ha spostato le pedine sbagliate ed è altrettanto vero che il conseguente arrocco del governo Conte-2 ha fatto sì che non si sia potuto ovviare alle mancate consegne. Un doppio handicap che ha spinto Zaia alla sua mossa del cavallo. Azzardata, forse, ma – lo ha sottolineato ieri al Senato anche il neopresidente del Consiglio, Mario Draghi: “la velocità è essenziale per proteggere i cittadini” – trovare nuove dosi per accelerare una campagna vaccinale non certo rapida come si vorrebbe e si dovrebbe è l’unica chance che al momento abbiamo per dichiarare scacco matto al virus e alle sue varianti.

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