CACCIA ALL’UNTORE/ Coronavirus, accusata per essere andata a un concerto

- Paolo Vites

La figlia di un poliziotto accusata di aver infettato il padre dopo essere andata a un concerto

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Concerto, foto dal web

Eccolo, l’untore. Anzi l’untrice. Ecco la strega, bruciamola viva. L’odio social è qualcosa di simile alla caccia alle streghe e in questi tempi di coronavirus c’è abbondanza di monatti di manzoniana memoria pronti a gettare sul carro l’appestato. La storia è bruttissima. Perché coinvolge una famiglia: un padre, ricoverato in ospedale in gravi condizioni, e la figlia, accusata di averlo infettato lei. Come potrà perdonarselo? Un agente di polizia di Pomezia, nel Lazio, si trova ricoverato nel reparto di malattia intensiva dell’ospedale Spallanzani, il lazzaretto d’Italia. Le sue condizioni sono peggiorate, è nel reparto di massima attenzione dove si trovavano i due turisti cinesi poi guariti. I media danno notizie distorte, poco chiare, nella fretta di arrivare per primi. “Per i medici l’agente ha preso il morbo dalla figlia che era stata a un concerto al Forum di Assago, a Milano”. Poche righe dopo si legge invece che “per i medici è altamente probabile che il 52enne abbia avuto una influenza su cui ha inciso il nuovo virus”. Poi le parole della moglie: “Mio marito si era ammalato già il 2 febbraio ed era mancato parecchio tempo dal lavoro. A fine gennaio aveva raccolto anche le denunce di cittadini cinesi e per questo si era preoccupato”. Il viaggio a Milano della figlia invece risale tra il 14 e il 16 febbraio. Non solo. Dice sempre la moglie che il marito “ il 26 gennaio si era recato al policlinico di Tor Vergata “dove nessuno gli ha creduto e dove lo hanno fatto stare seduto su una sedia, al freddo, per tutta la notte negandogli il test per il coronavirus”. E poi: “Era in mezzo agli altri malati, abbandonato a se stesso e non avrebbero dovuto dimetterlo in quelle condizioni, tant’è che nel giro di poco la situazione è precipitata. Chiederò giustizia”.
Quindi? Chi mente sapendo di mentire? E chi sparge allarme dicendo che a un concerto si può prendere il virus? Se così fosse, si sarebbe ammalata una sola persona tra diecimila, quante ne contiene il Forum di Assago? Dove sono le prove? E chi continua ad andare in metropolitana non si ammala? Come si fa a sapere esattamente che il coronavirus ha infettato la giovane al concerto e non magari sia successo in un bar di Pomezia o in treno, dove continuano a viaggiare migliaia di passeggeri? Intanto chi paga è lei, l’untrice, la strega. Sui social diversi utenti si sono scagliati contro la figlia 19enne del poliziotto, considerata colpevole di quanto accaduto perché, come detto, sarebbe stata lei a contagiarlo prendendo il virus ad Assago. “E’ andata a divertirsi e ha contaminato tutti” è il messaggio che arriva dai social.  
Che schifo. Quanto odio. Frasi pesanti sono state scritte anche all’indirizzo del fratello minore, 17 anni. “L’odio fa più male della malattia” ha commentato la madre della ragazza che, fortunamente, è fuori pericolo anche se positiva al virus.

Intanto ogni concerto in Italia è sospeso fino al 3 aprile. Non solo un danno economico enorme per tutta la filiera dello spettacolo, ma anche la riduzione degli spazi di socialità, di divertimento, di libertà. Sono questi i danni più grandi che il virus sta facendo, che si nutre dell’ignoranza e della bruttezza della gente più di ogni altra cosa.



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