CALABRIA, LAZIO, LOMBARDIA/ Tre Regioni sotto inchiesta, tre pesi (e misure) diversi

- Stefano Bressani

Da Catanzaro parte l’inchiesta che colpisce il quasi “responsabile” Cesa (Udc). Nulla si sa dell’inchiesta su Zingaretti. Mentre in Lombardia c’è stata una svolta

Lorenzo Cesa, Udc
Lorenzo Cesa, ex segretario Udc (LaPresse)

Tutti i media italiani hanno dato nelle ultime ore grande rilievo all’indagine “Basso profilo” della Procura di Catanzaro, che ha portato a 49 ordini di custodia cautelare: fra i quali uno (domiciliare) all’assessore al Bilancio della Regione Calabria, Franco Talarico. Quest’ultimo milita nelle file dell’Udc, il cui stesso leader nazionale – Lorenzo Cesa – è indagato in un’inchiesta per associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetista. Cesa si è subito dichiarato estraneo ai fatti contestati e si è tuttavia dimesso dalla guida dell’Udc. Questo ha avuto immediate ripercussioni sulla crisi di governo in corso, poiché i tre senatori Udc erano il bersaglio primo dell’affannosa “caccia” a parlamentari cosiddetti “responsabili” avviata dal premier Giuseppe Conte, finito in sostanziale minoranza a Palazzo Madama.

Per la cronaca, anche la Regione Calabria è in “crisi di governo”. Dopo la scomparsa della presidente Iole Santelli (che un anno fa aveva guidato il centrodestra a un netto successo elettorale) i calabresi torneranno al voto, ma la data non è stata ancora fissata, ufficialmente per il perdurare dell’emergenza Covid. Ai nastri di partenza ha già annunciato la sua presenza il sindaco uscente di Napoli, Luigi de Magistris (sarebbe pronto a subentrargli il presidente M5s della Camera Roberto Fico, sostenuto dalla stessa coalizione giallorossa del Conte 2).

Non è forse inutile rammentare che de Magistris ha operato in Calabria come pm, presso la Procura di Catanzaro. Le sue inchieste (in particolare “Poseidon”, “Why Not” e “Toghe lucane”) ebbero grande risonanza (fra gli altri vi finì indagato lo stesso Cesa) ma crearono polemiche politico-mediatiche e gravi conflitti interni agli uffici giudiziari: tanto che Clemente Mastella – ministro della Giustizia del Prodi 2 – chiese al Csm il trasferimento di de Magistris e del procuratore capo di Catanzaro Mario Lombardi, dopo alcune “anomalie” rilevate dagli ispettori ministeriali.

Mastella era stato peraltro indagato da de Magistris e i sospetti di conflitto d’interesse lo obbligarono infine a dimettersi: provocando addirittura la fine della legislatura e il ritorno del centrodestra al governo. Mastella è oggi sindaco di Benevento (eletto alla guida di una coalizione di centrodestra) mentre la moglie Sandra Lonardo è senatrice: eletta nelle liste FI come capo dell’Udc, già nel luglio scorso è tuttavia passata al gruppo misto. E martedì scorso ha votato come “volenterosa” la fiducia al governo Conte 2. 

De Magistris è stato nel frattempo effettivamente trasferito dal Csm all’inizio del 2008. Fu peraltro all’inizio di una lunga e intricata vicenda giudiziaria prevalentemente interna alla magistratura, in parte troncata dal passaggio del magistrato in politica. De Magistris è stato prima europarlamentare eletto da Italia dei Valori dell’ex collega Antonio Di Pietro; e quindi sindaco “arancione” di Napoli dal 2011.

Su questo sfondo complesso il risalto politico-mediatico del “caso Cesa” non può sorprendere. Solamente Il Fatto Quotidiano ha dato invece un qualche rilievo a un’altra notizia di cronaca politica giudiziaria di giornata, originata sempre nell’ambito di un’amministrazione regionale: la messa sotto indagine del governatore del Lazio Nicola Zingaretti e dell’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato. L’ipotesi di reato della Procura di Roma è abuso d’ufficio nelle nomine in una Asl della capitale. Zingaretti è il leader nazionale del Pd ed è uno dei player principali nella crisi di governo in corso.

Se tuttavia questo post non se ne dilunga è perché della cosa non circolano molti elementi e gli ambienti politici – a cominciare da quelli della maggioranza Pd-M5s-Leu – sono reticenti a commentarla. Ma lo stesso era avvenuto la scorsa primavera, quando i pm romani iniziarono a indagare su alcuni aspetti opachi di una fornitura di mascherine anti-Covid del valore di 35 milioni alla stessa sanità regionale laziale.

Al culmine della prima ondata dell’epidemia in Italia, i grandi media hanno dato invece massima esposizione nazionale al cosiddetto “caso dei camici” che ha coinvolto personalmente il governatore leghista della Lombardia, Attilio Fontana. Raggiunto da un avviso di garanzia (la fornitura oggetto di indagini, di circa 3 milioni, aveva come terminale il cognato del governatore) Fontana non si è dimesso, ma la sua amministrazione ha subito forti ripercussioni politiche dalla gestione dello tsunami sanitario in Lombardia.

Al termine di un ampio rimpasto di giunta, da poco ultimato, l’assessore alla sanità Giulio Gallera ha lasciato l’incarico e gli è subentrata l’ex ministro ed ex sindaco di Milano Letizia Moratti, un’indipendente di centrodestra che ha assunto anche l’incarico di vicepresidente della Lombardia. Di questo politica e media stanno parlando parecchio. Le prime prese di posizione di Moratti hanno conquistato le prime pagine, facendone da subito un nuovo protagonista sulla scena politica nazionale.

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