5 maggio 2002-4 maggio 2008. La tragicommedia nerazzurra. Raccontata da un interista

- Gianni Foresti

Gianni Foresti racconta sei anni trascorsi senza radio. Agli estremi due importanti partite di calcio: Lazio-Inter e Milan-Inter

La televisione in casa mia è arrivata nel 1965, ma sono cresciuto ascoltando la radio, il Gazzettino Padano, Hit Parade di Lelio Luttazzi, Alto gradimento di Arbore eBoncompagni, Tutto il calcio minuto per minuto di Ameri e Ciotti.
Alla domenica pomeriggio si vedeva un mucchio di gente con il transistor portatile all’orecchio. Mariti con mogli al seguito, capannelli di ragazzi, il calcio radiofonico catalizzava l’interesse degli appassionati. Adesso in era di I-Pod e mp3 questo è preistoria. In più tra Sky e Mediaset Premium il calcio si è trasferito completamente in tv. A dire il vero ci aveva già pensato Telelombardia con Qui studio a voi stadio e successivamente Quelli che il calcio a trasportare la radio in tv.
Ma torniamo alla radio.
Ho vissuto negli anni ‘70 la nascita delle radio libere con entusiasmo, erano espressioni di desiderio di libertà, di espressione culturale e politica. La musica accompagnava lo studio, le serate, il tempo libero. È un mezzo che ascoltandolo ti coinvolge, a differenza della tv che essendo normalmente incentrata sulle immagini spesso ci distoglie o devia dal commento audio.
Ho addirittura condotto con un amico una trasmissione di musica americana anni ’70 in una piccola emittente di paese, ma la voce era monocorde e non coinvolgente, andavano di moda i dj aggressivi ma che avevano tutti la medesima timbrica.
C’è da dire che moltissimi conduttori tv sono nati in radio ed ancora la fanno, come Scotti, Linus, Albertino, Conti, Fiorello per citare i più famosi. Anzi Fiorello, a parte la recente parentesi televisiva, preferisce di gran lunga il mezzo radio in cui si diverte da morire e fa divertire gli ascoltatori.
Le radio libere ora si chiamano commerciali, sono network, vere proprie imprese legate a gruppi editoriali, debbono fare profitti e sono infarcite di pubblicità.
È sempre stata però una mia passione finchè….
Correva l’anno 2002, esattamente domenica 5 maggio, pomeriggio ore 15.00, ero in autostrada in prossimità di Bologna e mi sintonizzai su Radio 1, Tutto il calcio minuto per minuto, una delle trasmissioni che hanno fatto la storia della radio italiana.
L’Inter giocava all’Olimpico contro la Lazio, e vincendo sarebbe diventata Campione d’Italia. Doveva però vincere, né perdere e né pareggiare perché in quel caso se la Juve, che giocava a Udine, avesse vinto, lo scudetto sarebbe stato suo.
L’Olimpico è uno striscione nerazzurro, né Juve né Roma Inter Campione. Così esordì Riccardo Cucchi radiocronista della Rai al primo collegamento. Serio e preparato professionista che avevo avuto occasione di vedere all’opera in tribuna stampa nel periodo in cui calcavo gli stadi, anni in cui non avendo nessun monitor tv davanti commentava ciò vedeva con i suoi occhi.
Fu interrotto quasi subito da Livio Forma radiocronista a Udine al 2’ minuto per il gol di Trezeguet e successivamente al 11’ per Del Piero. Finalmente sentii Cucchi al minuto 12 per il gol di Vieri. Ma dal ventesimo ogni suo intervento mi mandò in ansia, gol di Poborsky, un sussulto con il gol del 2-1 di Di Biagio e poi ancora il ceco al 45’ per il pareggio e finì il primo tempo. Nell’intervallo iniziò a chiamarmi al telefonino il solito “pirlacchione” milanista per sfottermi. Al minuto 10 del secondo tempo iniziai quasi a piangere, l’ex Simeone segnò il 3-2 e spensi la radio. Finì 4-2 per la Lazio e la Juve vinse lo scudetto. Spensi anche il cellulare, il milanista mi chiamò 22 volte.
Da allora ho fatto voto di non ascoltare più la radio, nemmeno Isoradio per il traffico e normalmente ascolto solo cd.
Ieri però ho voluto sfondare un muro, ero in macchina, ed ho scelto di ascoltare la radiocronaca del derby a Tutto il calcio minuto per minuto.
Il radiocronista era lo stesso, Riccardo Cucchi, sempre il numero 1, ma non mi dilungo, tutti sanno come è finita, l’Inter ha preso meritatamente due gol, la Roma è vicina e speriamo nella prossima.
Ho sperimentato un crescendo d’ansia e patema che non fa bene alle mie coronarie.
Ho deciso di continuare a non ascoltare più la radio, vivo nel ricordo delle radio anni ’70, forse la più bella, con cui Finardi nella sua canzone diceva si può scrivere leggere o cucinare non c’è da stare immobili seduti a guardare forse è proprio quello che me la fa preferire è che con la radio non si smette di pensare.

 
 


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