ESCLUSIVA/ Julio Velasco e la leggenda del volley azzurro

- La Redazione

JULIO VELASCO, uno degli allenatori più vincenti di sempre racconta il mondo della pallavolo e la sua carriera, dalla nazionale azzurra, al calcio, alla Spagna

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ESCLUSIVA VOLLEY – E’ il più grande allenatore di pallavolo i tutti i tempi, la sua Nazionale italiana è stata definita la Squadra del Secolo. Julio Velasco, l’allenatore argentino di La Plata è l’artefice dei più grandi successi dell’Italia di volley, oltre ai trofei vinti ha letteralmente rivoluzionato il mondo della pallavolo. Poi è passato dietro la scrivania, con il ruolo di dg nella Lazio e anche un ruolo dirigenziale nell’Inter di Massimo Moratti. Ora è tornato in panchina e guida la Nazionale spagnola di volley. In questa intervista in esclusiva per ilsussidiario.net racconta la sua carriera e il mondo del volley.

Velasco, è l’anno dei Mondiali di volley in Italia. Sarà un grande spettacolo, un grande avvenimento per la nostra nazione…

Credo proprio di sì. Penso che sarà indimenticabile. Ci sono infatti tutti i presupposti perché questa manifestazione ottenga grandi risultati, peccato solo che si svolga quando le scuole saranno già iniziate.

Per la Nazionale azzurra è un appuntamento da non perdere, viste anche le recenti delusioni. Dove potranno arrivare gli azzurri?

Credo che l’Italia si stia preparando molto bene. Sono convinto che farà un ottimo Mondiale e potrebbe piazzarsi tra le prime quattro.

I tempi della sua Italia, la Nazionale del secolo della pallavolo, sono però lontani. Qual è stato il segreto di quelle vittorie?

Forse un tecnico straordinario come Julio Velasco? Certo, ho dato il mio contributo, ma un allenatore può far poco se non ci sono giocatori validi. Sicuramente il potenziale tecnico di quella Nazionale era molto buono, fatto di grandissimi giocatori.

Lei però è riuscito a introdurre una mentalità vincente anche quando è stato allenatore della Nazionale di volley femminile…

E’ vero, ho fatto così. Ho cercato di far comprendere che anche le ragazze potevano fare cose molto importanti. Nessuno mi credeva. Ma era così anche quando presi la guida della Nazionale maschile. Poi nel 2002 è arrivato il titolo mondiale per la Nazionale femminile in Germania.

Questi grandi cicli fanno bene pallavolo?

No, non direi. Quando l’Unione Sovietica, il Brasile e l’Italia hanno imposto per tanto tempo le loro vittorie non è stato un successo per questo sport. E’ meglio infatti che ci sia un’alternanza di vittorie e risultati.

Come giudica il movimento della pallavolo in Italia?

L’Italia è sicuramente una delle prime tre nazioni in questo sport al mondo. Le donne sono cresciute molto, tanto che adesso in termini di risultati stanno superando gli uomini…e nel 2014  ci saranno anche i Mondiali femminili di pallavolo in Italia. Un’altra occasione da non perdere…

 

La sua Spagna invece come è messa per i prossimi Mondiali?

Speriamo di fare bella figura anche se abbiamo un girone molto difficile con Brasile e Cuba, oltre alla Tunisia. Sarebbe bello entrare tra le prime dodici di questa rassegna così importante.

Com’è la pallavolo in Spagna?

E’ uno sport che deve ancora trovare i suoi spazi. Viene anche dopo la pallamano.

Come giudica il mondo del calcio, lei che ha lavorato in due società importanti come Lazio e Inter?

Di certo è lo sport più seguito e questo grande interesse è un fattore positivo. Quello che non va è la nevrosi che ormai è entrata a fa parte di questa disciplina, specialmente in Italia.

Lei è argentino, ci può descrivere com’è il movimento sportivo del suo paese?

E’ organizzato in maniera differente con questi grandi club, queste polisportive, che raggruppano differenti discipline. Di certo il calcio è uno sport molto popolare. Ma anche il basket e il rugby hanno grossa tradizione e importanti vittorie in campo internazionale. La pallavolo sta crescendo da un po’ di tempo e sta scalando le vette dei vertici mondiali.

Lavorerebbe come Ministro dello sport in Argentina?

Mi è stato offerto questo incarico ma preferisco rimanere legato a un lavoro esclusivamente tecnico e non politico.

 

Qual è il segreto del suo successo?

Semplicemente mi piace fare il mio lavoro. In questo trovo gli stimoli per continuare ad allenare. Questo è il "segreto"…

 

(Franco Vittadini)

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