SCONTRI ITALIA-SERBIA/ Le cariche, la tensione e la tragica “vittoria” degli ultras

- La Redazione

Avremmo voluto vedere e raccontare Italia-Serbia. Invece di Italia-Serbia, all’ora tarda della notte in cui scriviamo, dobbiamo raccontare gli scontri

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Avremmo voluto vedere e raccontare Italia-Serbia. Invece di Italia-Serbia, all’ora tarda della notte in cui scriviamo, dobbiamo raccontare gli scontri e la storia di Ultras nazionalisti asserragliati dentro lo stadio di Genova, delle cariche della polizia, dei feriti. E’ questo il video di una serata che non aveva più nulla a che vedere con lo sport.

Chi si aspettava lo show di Cassano e soci è rimasto deluso. Che non sarebbe stata una partita tranquilla lo si sapeva già da qualche giorno.

Su Genova aleggiavano inquietanti le voci che giungevano da Belgrado e che avvertivano di una possibile calata in Liguria di centinaia di facinorosi in vista del match con l’Italia. I gravi scontri dei giorni scorsi, avvenuti a Belgrado, tra tifosi della Stella Rossa e del Partizan, gli incidenti al gay-pride e le prime avvisaglie di ritorsioni dopo la sconfitta serba contro l’Estonia, si sono rivelati più che nefasti indizi.

La paura di una giornata di guerriglia è divenuta realtà già dal pomeriggio. I primi incidenti si sono verificati attorno alle principali stazioni ferroviarie del capoluogo ligure: cartelli stradali divelti e usati come arieti, saccheggi, scontri, fumogeni lanciati contro i passanti e le prime inevitabili cariche della polizia.

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E poi una scena su tutte: l’assalto al pullman della propria squadra ad opera di un drappello di delinquenti giunti qui da oltre confine. Porte divelte, minacce, botte e la “vendetta” verso il portiere serbo Stojkovic, identificato come il responsabile della sconfitta di sabato scorso, fatto oggetto di un fitto lancio di oggetti. Prandelli a fine gara parlerà di un ragazzone sotto shock che si nascondeva nello spogliatoio italiano. Il calcio non centra più niente.

All’esterno la tensione è altissima e dura da ore. Genova è piombata nel caos. Nessuno si attendeva tutto questo. La città era in fibrillazione per la partita: addirittura quattro “genovesi” in campo erano uno spettacolo da non perdere. E poi c’era da ricordare i nostri alpini caduti in Afghanistan. E tanti tanti bambini invitati allo stadio dalla FIGC. Uno spettacolo nello spettacolo.

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Lo show, bruttissimo, lo hanno però fatto i quasi 2mila tifosi serbi presenti al Ferraris. A poco più di dieci minuti dal fischio di inizio, mentre arrivavano le prime notizie che parlavano di fermi ed arresti, si è assistito ad un lancio ininterrotto di fumogeni diretti verso la gradinata nord dei tifosi italiani.

La rampa di lancio facile individuarla: la “gabbia” dello stadio ligure, dove solitamente sono collocati i tifosi ospiti. A nulla sono valsi i tentativi delle forze dell’ordine di riportare la calma tra i supporters serbi, che ignari dei richiami della polizia si sono arrampicati sulla cima del divisorio per tagliare le reti di recinzione.

 

L’immagine di quel teppista che, coperto dal passamontagna, incitava i propri compatrioti alla violenza più cieca resterà nella mente per tanto tempo di tutti i ragazzi presenti oggi allo stadio.

 

E di tutti noi. Che volevamo goderci una partita di calcio e che ci siamo invece trovati senza parole a scuotere la testa di fronte all’assurda violenza che la televisione trasmetteva nelle nostre case.

 

Non erano serviti i tentativi della polizia, non sono serviti quelli di Stankovic e compagni di placare la lucida demenza di questi facinorosi. La follia si placa per 6 minuti. Giusto il tempo di iniziare la partita. E di farla interrompere definitivamente riprendendo il folle lancio di oggetti e di fumogeni verso il campo.  

 

Il pubblico applaude. Giusta la decisione. Stasera non si poteva giocare. Lo stadio piano piano si svuota.

 

Loro restano li, a godersi la ribalta. Cantano, ballano, urlano e distruggono tutto ciò che gli capita a tiro. I delegati Uefa, l’arbitro, i responsabili della sicurezza e quelli delle due delegazioni  ci mettono un’ora a prendere l’unica decisione possibile: sospendere definitivamente una gara di fatto mai iniziata.

 

Quando la situazione sembra tornare alla normalità, tutto precipita. Gli ultras approfittano delle lente operazioni di deflusso per scatenare l’inferno all’esterno dello stadio. Sulle tv rimbalzano immagini di una guerriglia urbana che ci fa tristemente ripiombare ad una Genova che volevamo dimenticare: quella del G8 del 2001. Cariche di violenza spaventosa contro le forze dell’ordine, aggressioni ripetute ai volontari delle ambulanze, macchine incendiate, tombini divelti e lanciati contro la polizia.

 

 

A notte fonda la situazione non è diversa. Su Genova vengono fatti convergere poliziotti da Torino e Milano nel tentativo di arginare una violenza inaudita.

 

Le prime immagini che arrivano in tv sono terribili: ci mostrano dei veri e propri assalti, combattimenti corpo a corpo, feriti, cancelli divelti, poliziotti gravemente contusi che vengono messi in salvo dai propri colleghi.

 

La notte di Genova è illuminata di rosso ed è avvolta nel fumo. Del rosso acceso dei fumogeni che illuminano tristemente le scene di folle violenza.

 

E dal fumo dei lacrimogeni usati massicciamente. Ma questa sera a piangere non sono i teppisti serbi, che hanno ottenuto tutto ciò che volevano. A piangere siamo noi, amanti di calcio. Stasera hanno ucciso un pezzettino della nostra passione.

 

(Paolo Camiciotti)

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