CICLISMO/ Torri (capo anti doping): i ciclisti? Tutti dopati!

- La Redazione

Clamorose rivelazioni del capo della procura antidoping

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Foto: Ansa

Il così fan tutti è la base di un terremoto nato dalle dichiarazioni di Ettore Torri, capo della procura antidoping del CONI: “Non sono l’unico a dirlo, i ciclisti che ho interrogato, nessuno escluso, mi hanno detto che tutti si dopano. Credo che il doping non verrà sradicato, a questo punto, se non fosse dannoso per la salute degli atleti, una soluzione possibile, per non configurare ingiustizie fra i ciclisti, sarebbe la legalizzazione dell’abuso di farmaci.” Una dichiarazione di resa clamorosa che ha scatenato forti reazioni nel mondo del ciclismo. La sensazione è che nove procure al lavoro non siano più sufficienti a combattere un fenomeno sempre più radicato e capace di aggirare anche i controlli, attraverso muri di omertà e l’attenzione dei preparatori, sempre più preparati in materia.

Che qualcosa non funzioni nel mondo del ciclismo è ormai lampante, la sospensione del numero 1 al mondo è solo la punta dell’iceberg di un sistema in cui i livelli di competitività hanno raggiunto la soglia, il limite umano. Contador è stato fermato e così come lui la sensazione è che ce ne saranno altri, le dichiarazioni di Torri sono quelle dell’uomo che dopo anni di lotta ha la sensazione di essere sempre allo stesso punto.

 

Ma la reazione del mondo del ciclismo, di quelle persone che ancora credono nei miracoli non si è fatta attendere. Nibali l’eroe della Vuelta, non ci sta e si erge a simbolo di un ciclismo ancora pulito e limpido ”Io non giudico gli altri, io guardo me stesso: e ho la coscienza a posto. Legalizzare il doping va contro lo spirito dello sport, che è nato deve rimanere una competizione pulita. Amo lo sport: sono cresciuto in una famiglia modesta, ma di sani e solidi principi.” Dello stesso tenore le dichiarazioni di Renato Di Rocco, presidente della Federciclo: “Si sa che il doping fa male, e lo si combatte anche per questo. La dipendenza dai farmaci è un problema sociale e non sto parlando solo dei corridori. Io sono ottimista: stiamo lavorando contro il doping. Però ci vuole una trasformazione culturale, che richiede tempi molto lunghi.



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