CLIMA/ Il WMO: Il 2010 l’anno più caldo. Ma i meteorologi vivono su Marte?

- La Redazione

Nevicate a marzo e novembre, pinguini africani morti di freddo in giugno, un autunno segnato da rovinosi allagamenti in tutta Italia

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Nevicate a marzo e novembre, pinguini africani morti di freddo in giugno, un autunno segnato da rovinosi allagamenti in tutta Italia. Eppure, secondo il WMO (World Meteorological Organization), l’organismo dell’Onu che analizza clima, tempo ed eventi meteo, il 2010 è stato l’anno più caldo dal 1850.

Basta però mettere il naso fuori casa per rendersi conto che qualcosa non quadra. L’annunciata, intensa ondata di freddo, alla fine è infatti arrivata. E per tutta la settimana si batteranno davvero i denti da Nord a Sud. Secondo gli esperti la neve arriverà, anche a quote molto basse, sulle regioni adriatiche e al Meridione. Rigide le temperature, anche le massime, che come riporta l’Apcom al Nord risulteranno di poco superiori allo zero di giorno e abbondantemente al di sotto di notte: previste punte di -10° a Bolzano e Aosta, -8° a Firenze, -5° a Milano e Torino e Roma, -4° a Venezia.

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Gelo intenso sulle Alpi: -25° a Livigno e sull’altipiano di Asiago. Fino a Natale poi le temperature in Italia saranno nella media, con nevicate in montagna e rovesci in pianura. E secondo le previsioni a lungo termine (con percentuale di certezza solo del 30%) a Natale e Santo Stefano pioverà, con il tempo che si manterrà incerto fino alla fine dell’anno. Ma nonostante le temperature polari di questi giorni, secondo le rilevazioni il 2010 sarebbe l’anno più caldo dal 1850 a oggi. A renderlo noto è stato Michel Jarraud, segretario generale del WMO. Probabilmente cioè, come scrive La Stampa, il 2010 sarebbe l’anno più caldo da quando l’umanità ha cominciato a misurare la temperatura in modo esatto.

 

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Il periodo 2000-2010 sarà inoltre il decennio più caldo sempre dal 1850. E sempre per il WMO, se continueremo così in Italia si verificheranno frequenti ondate «anomale» di calore estivo, com’è accaduto in Europa occidentale nel 2003, e in Russia la scorsa estate. «La memoria della maggior parte delle persone – sottolinea Jarraud – per gli eventi meteo è “corta”, si tendono a considerare solo gli ultimi due o tre anni». Tra gennaio e ottobre 2010 la temperatura media a livello mondiale sarebbe risultata di 0,55 gradi centigradi superiore alla media di 14° calcolata per il trentennio 1961-1990. E’ probabile quindi che il 2010 batterà il record del 1998, quando l’anomalia era stata di +0,53°, e del 2005 (+ 0,52°). Ma quando si sarebbe verificato il caldo record di cui parla il WMO?

 

Ripercorrendo le varie stagioni del 2010, è difficile ricordare delle giornate più calde della media. Basti pensare allo scorso autunno, quando il maltempo ha lasciato mezza Italia sott’acqua, con conseguenze particolarmente gravi soprattutto in Veneto. Fatto sta che, secondo il Cnr, l’autunno 2010 è stato il più bagnato dell’ultimo decennio con una caduta record di pioggia e neve che ha provocato un aumento di precipitazioni del 22 per cento rispetto alla media. Il Centro nazionale ricerche ha infatti confrontato il 2010 con il periodo di riferimento 1970- 2010. L’aumento stagionale – come scrive l’agenzia Asca – è dovuto essenzialmente al mese di novembre durante il quale le precipitazioni sono risultate superiori addirittura dell’84 per cento rispetto alla media di riferimento e che si è classificato al 14esimo posto per quantità di acqua caduta dal 1800, anno in cui sono iniziate le rilevazioni in Italia. E nello scorso autunno si sono registrate nevicate insolite per le medie stagionali, per non parlare delle alluvioni che hanno reso inaccessibile il 40 per cento dei terreni italiani creando difficoltà alla semina autunnale.

 

 

Ma neanche l’estate è stata poi così calda. A caratterizzarla sono stati infatti temporali e clima fresco in agosto in Italia e inverno rigido nell’emisfero meridionale. Il sito ecplanet.com ha riportato una lista di avvenimenti, verificatisi tra giugno e agosto. Come i 500 pinguini del Sudafrica morti per il freddo a causa dell’ondata glaciale nel Capo orientale proprio durante i Mondiali di Calcio; la neve sul Brasile e le temperature sotto zero nel River Plate; l’ondata fredda eccezionale in Sudamerica; l’Oceano Antartico che per la prima volta ha raggiunto una superficie di 1,3 milioni di chilometri quadrati.

 

L’EFFETTO DEL VULCANO – E per quanto possa sembrare bizzarro, la colpa del clima freddo potrebbe essere stata dell’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull. Come dichiarato dal meteorologo Paolo Ernani al sito haisentito.it nell’aprile scorso, «se l’emissione di ceneri dovesse continuare e perdurare parecchi giorni si potrebbe creare, con i venti di quota, un sottilissimo strato di particelle sull’emisfero settentrionale. Nel 1883 l’esplosione del vulcano Krakatoa immise nell’atmosfera miliardi di tonnellate di pulviscolo e di fumi e l’anno dopo la temperatura scese di mezzo grado. C’è da aggiungere che l’emisfero nord è stato attraversato da una delle stagioni più nevose che si sia mai verificata, cosa che potrebbe provocare l’effetto albedo (la copertura nevosa riflette e non assorbe i raggi solari). Sommando questi due effetti dovremmo quindi avere un’estate piuttosto fredda». Possibile quindi che il caldo di cui parla il WMO si sia registrato in primavera?

 

 

Non si direbbe affatto, se si ripensa a quell’inizio stagione con la Stramilano sotto la pioggia e la Maratona di Roma col cielo coperto di nuvole. Come scriveva il Corriere della Sera del 22 marzo scorso, i ciliegi in Giappone sono fioriti una settimana prima del previsto, con un anticipo record di sei giorni sul 2009 e di 13 giorni sulla media del dopoguerra. In Australia le farfalle sono già arrivate, con dieci giorni di anticipo rispetto al 1945. Eppure, nello stesso tempo, continuava il gelo al nord Italia e il maltempo al sud ha causato frane, facendo tra l’altro crollare il tetto di un ospedale a Messina, esondazioni, e abbondanti nevicate il 10 marzo su Milano e Torino.

 

A Roma invece era nevicato l’11 febbraio scorso. Un evento raro, in quanto l’ultima volta che la Capitale si era imbiancata in modo così massiccio era stato nel gennaio 2005. E la nevicata dell’11 febbraio scorso aveva fatto sì che la Sovrintendenza ai beni archeologici arrivasse a chiudere il Colosseo, il Foro Palatino e le Tombe di via Latina per motivi di sicurezza. Altra curiosità, la neve era caduta anche sulle tigri del Bioparco, proprio come nel film «La tigre sotto la neve» di Roberto Benigni. Depositandosi su leoni, elefanti e zebre. Al punto che, secondo quanto dichiarato a Il Messaggero da Massimiliano Pasqui, dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) di Firenze, «si tratta di un evento raro, la prima nevicata importante sulla capitale in 24 anni, che dimostra come quest’anno l’inverno fa sul serio. Non ci aspettavamo un evento così e per un miglioramento significativo bisogna aspettare la metà della prossima settimana».

 

(Pietro Vernizzi)

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