LAZIO ROMA/ Il capolavoro di Julio Sergio, Vucinic e Ranieri. Giallorossi sempre più su

- La Redazione

La Roma rimonta i biancocelesti e agguanta la vittoria che le riconsegna il primo posto in campionato. Scopriamo i protagonisti di questa gara

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Il derby: una partita mai banale, è scritto nel dna della stracittadina della Capitale che anche domenica si è riconfermata pazza, imprevedibile e prodiga di emozioni. Uno stadio intero (65mila persone) a rischio infarto  a causa dei continui stravolgimenti di risultato. Una città intera col fiato sospeso, a metà tra desideri di scudetto e voglia di risollevare una stagione deludente.

Alla fine, come sempre accade nei derby, ha vinto chi ha fatto più gol. Asserto semplice ma non banale visto che la qualità del gioco espresso dalle due compagini non è stata certo alta. Il primo tempo è trascorso con un solo, fatale, sussulto: quello di Rocchi che ha superato Julio Sergio e la distratta difesa giallorossa confezionando il vantaggio biancoceleste. Poi niente più, eccezion fatta per palle perse, passaggi sbagliati, tiri fuori misura e tanti cartellini gialli.

Nella ripresa arriva la Roma, con 45 minuti di ritardo, ma finalmente determinata a giocarsela fino alla fine. La spinta fondamentale arriva da Claudio Ranieri che, con l’affetto di un padre e la determinazione di un generale, fa uscire un’altra squadra dagli spogliatoi sostituendo i due simboli giallorossi (Totti, De Rossi) per inserire Taddei e Menez, certamente più freschi e lucidi. Una decisione coraggiosa, inusuale, per qualcuno suicida, ma assolutamente vincente.

 

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Pochi minuti più tardi sarà Julio Sergio, da vero protagonista, a dare la carica ai suoi parando il rigore di Floccari (che i tifosi romanisti continuano a ringraziare). E da lì, una nuova storia fatta di grinta e personalità, ingredienti indispensabili per la rimonta. Dal portiere all’attaccante. Quel Mirko Vucinic, bomber e trascinatore dell’attacco giallorosso, è salito in cattedra, ha messo da parte le emozioni e ha raccolto le forze mentali per segnare un rigore e una punizione perfetti, da manuale. Poi la sofferenza, gli attacchi della Lazio e la strenua resistenza giallorossa che con difensori aggiunti come Perrotta ha detto di no ai disperati (e modesti) arrembaggi biancocelesti.

 

La fine è nota a tutti. 2-1 in rimonta e ritorno al primo posto in campionato, di nuovo sopra all’Inter e al resto della banda. Un importante passo in avanti verso lo scudetto che rimane scaramanticamente innominato, ma inesorabilmente vicino e visibile ad una città intera. E questo grazie al capolavoro di un allenatore – motivatore – padre spirituale di un gruppo affiatato e voglioso di risultati.

 

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Quel Claudio Ranieri "romano de Roma", per giunta di Testaccio, esperto (non anziano) come pochi, ha dato nuovamente prova della sua competenza cambiando il volto di una partita, con la mano salda sul timone e un pizzico di rischio, mandando sotto la doccia il capitano attuale e quello futuro. In barba a gerarchie e nomi pesanti, Ranieri ha pensato al bene del gruppo e ci ha visto lungo, anzi lunghissimo. Talmente tanto che ora il traguardo finale lo si vede ad occhio nudo, mentre, per scorgere la Lazio quindicesima classificata, ci vuole il binocolo.

 

(Marco Fattorini)

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