CHIEVO ROMA/ L’ultima (amara) vittoria in una stagione da lacrime e applausi

- La Redazione

La partita del Bentegodi ha rappresentato il capolinea di una stagione emozionante per i giallorossi che, comunque, tornano a casa da vincitori

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Francesco Totti (Ansa)

“Comunque vada sarà un successo”. Questo il ritornello che tantissimi tifosi romanisti recitavano alla vigilia di Chievo-Roma. E c’è da giurarci che non fosse solo per una questione di scaramanzia. D’altronde la Roma ha corso a cento all’ora per una stagione intera dal momento in cui Ranieri l’ha raccolta in condizioni comatose per portarla lassù, verso l’infinito e oltre. Alle costole dell’Inter fino al secondo tempo dell’ultima giornata.

Il miracolo giallorosso scritto e diretto dal testaccino Ranieri (che supera, in punti conquistati, il collega Mourinho) consegna agli annali del calcio una stagione da protagonisti durante la quale i giallorossi hanno giocato con concretezza, macinando risultati utili e facendo dell’unità di spogliatoio un’arma vincente, se non determinante. La vittoria del Bentegodi ha un retrogusto amarissimo perché non consegna lo scudetto, ovvero quel documento ufficiale per mettere un sigillo indelebile sull’impresa. La vittoria del Bentegodi rappresenta però la ciliegina sulla torta di un gruppo rigenerato dopo la cura Ranieri, con motivazioni, grinta e anche molto talento ritrovato da tanti numeri uno, vecchi (Taddei, Perrotta) e nuovi (Menez).

In quel di Verona Totti e Vucinic, che coesistono a meraviglia, si sono esercitati in un fraseggio divertente quanto pericoloso per la retroguardia clivense. Non a caso entrambi vantano, a pari merito, la qualifica di capocannonieri giallorossi con 14 reti all’attivo. Una cooperativa del gol dove l’imprevedibilità e i colpi da cineteca sono all’ordine del giorno. Nella stessa vittoria dolceamara del Bentegodi, un’altra coppia (De Rossi-Pizarro) ha funzionato a meraviglia. Il primo ha giocato una gara di spessore (1 gol, 1 assist) rilanciando le proprie quotazioni anche in vista del Mondiale. Per il secondo si è ormai detto tutto, metronomo fedele e insostituibile del centrocampo. Altra premiata ditta è quella dei sudamericani Burdisso-Juan, un misto di grinta e classe in formato mondiale, con cui i due difensori hanno eretto un muro a protezione di Julio Sergio, vera sorpresa di questa stagione.

 

I meriti sono tanti. E potrebbero essere annotati in una lista lunga quasi quanto quella dei convocati che non può non comprendere anche i tifosi. Sì proprio gli stessi che domenica pomeriggio hanno deciso di affollare e colorare lo stadio veronese in ventimila, cifra più cifra meno. Uno stadio colorato di giallorosso con striscioni, bandiere, magliette e semplici voci. Un popolo che durante questa stagione ha camminato in massa da Roma a Bari, passando per Parma, Torino e, appunto, Verona. Fino a domenica sera, quando, davanti all’aeroporto di Fiumicino, c’erano 2.000 tifosi ad accogliere i propri beniamini.

 

La banda Ranieri ha saputo riaccendere la passione per i colori giallorossi in una città pienamente soddisfatta di quanto (80 punti) raccolto in questi mesi. A prescindere dal sogno sfumato di uno scudetto che, in presenza di rinforzi e buone motivazioni, potrebbe diventare realtà già dal prossimo anno. "Non è successo", come scrive Materazzi sulla sua maglietta di dubbio gusto post Siena-Inter, ma questa Roma si congeda a testa alta da una stagione in cui si è opposta fino alla fine alla corazzata di Mourinho. "To be continued", recitava uno striscione dei tifosi giallorossi a Verona, perché d’altronde, con questi presupposti, tutto può ancora succedere all’ombra del Colosseo.

 

(Marco Fattorini)

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