INTER ROMA/ Nervosi e disorientati, giallorossi mai in partita. Finale amaro per una stagione comunque straordinaria

- La Redazione

La Roma scesa in campo ieri sera ha mostrato tanto nervosismo e non ha affrontato il match con la concretezza di sempre. Scopriamo cosa è andato storto ai giallorossi

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Ranieri esce a testa bassa (Foto Ansa)

Il finale più amaro. Quello che i 50mila dell’Olimpico avrebbero volentieri evitato per i loro cuori. La Roma dei sogni, della stagione straordinaria e delle speranze sincere, ha visto infrangersi la decima coppa Italia davanti ad un’ Inter determinata, furba ed estremamente cinica. E’ bastato un gol, il controllo fisico-piscologico della partita e ben presto il cerchio si è chiuso in favore di Mourinho e soci. Con conseguente medaglia del secondo consegnata a delle facce tristi, spente e comprensibilmente deluse.

Il match dell’Olimpico, bagnato dalla pioggia in un ambiente ancora umido di polemiche per Lazio Inter di domenica, ha riservato tante delusioni ad una Roma che si era presentata con le migliori intenzioni: stella d’argento, coppa da piazzare in bacheca e un riconoscimento ufficiale da mettere nero su bianco davanti al pubblico di casa che in questa stagione ha fatto gli straordinari per accompagnare la squadra. Ovunque, anche la vigilia di Pasqua e il primo maggio.

L’epilogo è dei più amari, se ci mettiamo in mezzo pure l’espulsione di Totti. Un cartellino rosso, brutto e meritato, emblema di una partita che la Roma ha vinto solo in nervosismo e rabbia. Connotati che non sono stati tramutati in agonismo e costruzione del gioco. I giallorossi di Ranieri non sono mai riusciti ad entrare in partita. A corrente alternata con qualche guizzo, un’involata sulla fascia, un lancio interessante, magari pure un tiro. Ma nulla di costante che potesse innescare uno scatto d’orgoglio.

 

Non c’è stata quella reazione da Roma che questo collettivo ha messo in campo più e più volte. Con un Julio Sergio sempre attento, la difesa ha tenuto botta, ma fino ad un certo punto. Le scorribande di Milito, Eto’o e Balotelli non erano roba facile da neutralizzare e, alla fine, sono serviti anche i falli, compresi quelli meno ortodossi. Il centrocampo ha vissuto novanta minuti di semiparalisi con un Pizarro che, forse ancora non al top, è venuto meno al suo ruolo di insostituibile metronomo. Il risultato? Pochi palloni toccati e una sostituzione dopo 45 minuti.

 

In attacco c’era un Luca Toni spesso abbandonato a se stesso contro una difesa, quella nerazzurra, che ha lasciato poco e niente all’artiglieria giallorossa. Totti e Taddei hanno provato a scardinare i meccanismi con classe e inserimenti, ogni tanto Vucinic se ne è andato in velocità. Ma si è trattato di episodi fulminei, rari e non concretizzati. All’Inter è bastato andare in gol con il solito, implacabile, Diego Milito per poi controllare magistralmente il gioco, tenendo in pugno emozioni e movimenti dei giallorossi che, a lungo andare, hanno accusato maggior nervosismo e stanchezza.

 

La partita storta può capitare, soprattutto in una stagione da applausi come quella portata avanti dai ragazzi di Claudio Ranieri. Il rammarico più grande, per città e squadra, è il fatto che la serata storta sia capitata proprio nel momento clou, quello che avrebbe potuto mettere un sigillo indelebile sulla stagione, anche per i più scettici. Perché in un campionato come questo, la Roma ha mostrato grandi doti e, alla fine della fiera, meriterebbe qualcosa in più del secondo posto (che può ancora trasformarsi in scudetto) e di tante pacche sulle spalle. Affinché il piccolo grande miracolo firmato da Claudio Ranieri non rimanga nella sola memoria di romani e romanisti. Ma questo è il calcio, bellezza, e tu non puoi farci niente.

 

(Marco Fattorini)

 



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