ESCLUSIVA/ Mennea: dal 19’72” a Usain Bolt, vi racconto l’atletica e la velocità

- La Redazione

PIETRO MENNEA storico primatista dei 200 e oro alle Olimpiadi del 1980 racconta l’involuzione dello sport azzurro e il paradosso Olimpico

mennea_R375

Parlare d’atletica e di sport con il più grande campione dell’atletica italiana di tutti i tempi. Pietro Mennea è un mito dello sport mondiale. Dal suo record del mondo nei 200 metri alla vittoria, sempre nella stessa specialità alle Olimpiadi di Mosca 1980. I suoi due libri, “19’72”, il record di un altro mondo”, uscito proprio l’anno scorso, 30 anni dopo il grandissimo record del mondo stabilito dall’atleta di Barletta in Messico nel 1979. E poi “L’oro di Mosca”, il libro che ripercorre la sua vittoria olimpica di Mosca, uscito proprio recentemente, in occasione del trentennale di questa grande vittoria. Eccolo in questa intervista in esclusiva per il sussidiario. net.

Mennea ci manca molto un campione come lei. L’atletica italiana sta attraversando una profonda crisi…

Sì l’atletica italiana sta attraversando un periodo molto difficile. Ma non è solo dai Mondiali 2009. Sinceramente non penso che sia soltanto per la mancanza di talenti.

uali sono i motivi quindi?

Dipende anche dalla cattiva gestione dello sport italiano, che lascia in disparte quelle persone che potrebbero aiutare il raggiungimento di grandi risultati.

Quali sono i problemi dello sport italiano?

La sua struttura, la sua organizzazione, il fatto che lo sport si estenda quasi esclusivamente in modo piramidale, con personaggi che sono sempre lì, ai vertici del potere, da tanto tempo.

Come mai succede tutto questo?

Perché è tipico dell’Italia anche in altri settori. Tipico di un paese vecchio che fatica a rinnovarsi non solo nello sport.

Servirebbe per rilanciare lo sport e in particolare l’atletica ospitare grandi eventi internazionali, come i Campionati del Mondo e le Olimpiadi?

No, credo che sia inutile e anche dannoso. Sono solo soldi che si spendono a danno del contribuente.

Perché?

Vedi l’esempio della Grecia. Sta pagando la sua crisi economica, anche per aver organizzato le Olimpiadi del 2004.

Quindi non vede bene la candidatura di Roma per i giochi a cinque cerchi del 2020?

Credo che sia molto sbagliato. Saranno soldi spesi male, che poi andranno a ricadere sulle spalle del cittadino. Lo sport non ha bisogno di questo per rilanciarsi, ma di altro. Poi mi sembra assurdo che si aspettino queste manifestazioni per costruire e rilanciare una città. Roma, ad esempio, ha bisogno di una grande rete metropolitana. Non si può fare ugualmente senza per forza dover organizzare un’Olimpiade?

E Londra 2012?

Anche a Londra non sono tanto contenti di dover ospitare i giochi del 2012. Stanno infatti anche loro attraversando una crisi profonda. Se l’avessero saputo prima forse non l’avrebbero chiesta…

C’è anche Rio de Janeiro 2016…

Anche lì alla fine gli oneri andranno a ripercuotersi più sui più deboli. Un’ Olimpiade oggi non è più un investimento sociale ed economico sicuro.

 

Quindi quali sono le priorità di una nazione?

Cercare di mantenere tutta la popolazione a un’accettabile livello di vita. Costruire delle infrastrutture moderne e dare un volto sempre migliore a tutte le varie parti del paese.

Lo sport in questo senso che valenze ha?

Una valenza ideali. Quella della crescita e della formazione delle persone. Quella di trasmettere dei valori umani a cui esso stesso sottintende. Quello della pratica agonistica, che è altrettanto importante delle vittorie, delle medaglie.

Quindi per quanto riguarda l’Italia lei ribadisce le sue accuse alla dirigenza sportiva attuale?

Come ho già detto prima è una dirigenza che fatica a rinnovarsi e non fa niente per promuovere un rinnovamento di cui avremmo assoluto bisogno.

 

E il sud Italia come è messo in questo senso?

Il sud in Italia sta attraversando un momento molto difficile. Ha altre priorità. Sta vivendo ancora di più questa crisi economica che attraversa tutto il paese.

 

Parliamo di atletica pura, Bolt sta facendo grandissime cose…

Bolt secondo me è destinato a diventare il più forte di tutti i tempi.

E questa crisi nella velocità degli Stati Uniti, come la spiega?

Gli Stati Uniti non riescono più ad attingere come in passato dai college. Non vengono più fuori campioni di grande talento .

 

Ci sono altre nazioni come i Caraibi o l’Africa…

I Caraibi ci sono sempre stati. Quando correvo io c’era Don Quarrie. La Giamaica in questo senso è una nazione guida nella velocità. L’Africa ha tradizione. Paesi come la Nigeria sono molto forti.

 

L’Europa?

L’Europa è in difficoltà. Ma c’è Christophe Lemaitre, questo atleta francese bianco, molto giovane che promette bene…

 

Mennea è nella storia dell’ atletica. Più grande l’oro olimpico di Mosca o il suo record del mondo nei 200 di 19’72”?

Metto al primo posto l’oro olimpico, poi il record del mondo.

 

Sono usciti due suoi libri, a proposito di queste sue imprese, “19’72”, il record di un altro mondo” e recentemente “L’oro di Mosca”…

Sì, mentre il primo celebrava il trentennale del mio record del mondo, “L’oro di Mosca”, edito da Delta 3 in collaborazione con la Fondazione Pietro Mennea, vuole rievocare quella storica vittoria dello sport italiano alle Olimpiadi del 1980. Un modo per parlare di tutta la preparazione a questo successo e anche dell’evento agonistico che avvenne il 28 luglio 1980. Questo libro è poi dedicato a tutti quegli atleti militari che non poterono andare in Unione Sovietica, per decisione del governo italiano che voleva manifestare contro l’ invasione russa in Afghanistan. Atleti militari che così persero l’ occasione irripetibile di poter disputare i Giochi a cinque cerchi.

 

Perchè nell’atletica moderna non si riesce a essere così longevi, come è stato il caso della sua carriera, con tante finali olimpiche disputate?

E’cambiato tutto. Sono cambiati i tempi. Adesso è molto più difficile che un atleta sia sua cresta dell’onda per tanti anni.

Oltre all’atletica segue altri sport?

Mi piace molto la MotoGp e ammiro molto un campione come Valentino Rossi.

C’è poi la Fondazione Mennea, di cosa si occupa?

Si occupa di aiutare i bambini che sono colpiti da malattie gravi, di aiutare i bambini disabili e di promuovere i valori sportivi olimpici. E’ diffusa ed opera anche fuori dall’Italia.

E’ un esempio della grandezza di Pietro Mennea…

Cerco di trasmettere proprio quei valori che hanno contraddistinto tutta la mia vita e di aiutare quelle persone che si trovano in maggiore difficoltà.

 

(Franco Vittadini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori