PUGILATO/ Benvenuti: bene gli azzurri, peccato per Cammarelle. Ma alla Boxe di oggi manca un pugile che faccia sognare… (esclusiva)

- int. Nino Benvenuti

Ai Mondiali di pugilato dilettanti di Baku in Azerbaigian, sono arrivate le prime soddisfazioni per gli azzurri. Ne abbiamo parlato con l’oro olimpico 1960 NINO BENVENUTI

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Nino Benvenuti durante la cerimonia d'apertura dei Mondiali di pugilato (Ansa)

Ai Mondiali di pugilato dilettanti di Baku in Azerbaigian, sono arrivate le prime soddisfazioni per gli azzurri. Vincenzo Mangiacapre, vicecampione italiano e bronzo europeo in carica, si è qualificato per le semifinali nella categoria dei 64 kg. Stessa sorte è toccata a Domenico Valentino nella categoria dei 60 kg. Non c’è l’hanno fatta invece Picardi e Cammarelle, eliminati. Picardi, Mangiacapre e Valentino sono già qualificati per le Olimpiadi di Londra del 2012, mentre Cammarelle, medaglia d’oro a Chicago 2007 e a Milano 2009, ha fallito così il primo assalto al pass olimpico per l’accesso diretto a Londra. L’azzurro dovrà affrontare il torneo di qualificazione olimpica a livello europeo che si svolgerà ad Istanbul dal 13 al 22 aprile 2012. Per parlare di questi Mondiali e di boxe abbiamo sentito il più grande pugile che l’Italia mai abbia avuto nella sua storia, Nino Benvenuti. Eccolo così in questa intervista in esclusiva a IlSussidiario.net.

Benvenuti, sembra un buon bilancio finora quello dei Mondiali di Baku, con tre pugili italiani qualificati…

Sì, il fatto che abbiamo già quattro pugili qualificati per Londra è certamente un buon risultato per il pugilato italiano.

Che dire invece della prestazione di Cammarelle che non accede alle semifinali di questi Mondiali?

Questo mi sorprende molto. E’ un vero peccato. Cammarelle è un pugile con un grande attacco, ma senza una grande difesa. Questa può essere la sua lacuna.

E Russo?

Russo è più duro, un pugile che sa stare meglio sul ring. Certamente molto completo.

Valentino?

Lui sa fare una boxe sempre corretta.

Mangiacapre?

Non lo conosco, anche se mi fa molto piacere il risultato che ha ottenuto a Baku.

Di Picardi cosa pensa?

E’ un pugile arcigno. Certo può ancora crescere molto.

Certamente quello che vediamo è un pugilato diverso da un tempo. E’ d’accordo?

Si ormai si predilige la potenza, si guarda meno all’intelligenza, al modo di fare boxe, e si dà meno importanza alla tecnica individuale.

Perché questo?

Forse per il fatto che mancano i maestri, manca veramente chi sappia insegnare pugilato. Molta palestra, poco stile.

Mancano anche i pugili destinati a diventare dei personaggi. Non ci sono più un Leonard, un Hagler, un Tyson, anche un Nino Benvenuti…

E’ così, manca un personaggio, un pugile che faccia sognare la gente…

Il pugilato manca quindi di protagonisti, come Clay e Leonard.

Due grandi personaggi che vincevano i loro incontri grazie proprio al loro modo di condurre il match, con tanta, tanta intelligenza appunto.

E Tyson?

Manca anche un personaggio come Tyson, con la sua forza incredibile, un altro tipo di campione che piaceva alla gente.

O i nostri Parisi, Oliva, Rosi…

Anche l’Italia sta facendo fatica a produrre pugili che siano personaggi. Loro lo erano sicuramente.

E le nazioni guida del pugilato quali sono?

Le nazioni guida sono sempre Cuba, il Messico, gli Stati Uniti, i paesi latinoamericani, magari la stessa Thailandia.

C’è meno fame…

Non certo la fame che avevo io quando avevo iniziato a combattere.

Eppure il pugilato è tornato in auge…

Si fa molta boxe in palestra, come divertimento, come diletto, come fatto amatoriale.

Anche il rapporto tra pugilato e tv non è eccezionale.

Molti incontri non di grande livello. Difficilmente il grande incontro per cui ci si svegliava la notte alle 4 o si ascoltava una radiocronaca in 18 milioni.

I “suoi” incontri…

Penso di aver dato il mio contributo al pugilato con le mie sfide con Griffith, con Monzon.

Certo che uno come lei poteva dare tanto, come consigli ai pugili attuali, con la sua classe e la sua esperienza.

Non me l’hanno chiesto. Rimarrà un mio rammarico.

E poi?

Quello di non aver potuto lasciare tesoro di tutto quello che ho imparato e compreso di questo sport.

Intanto ha scritto la storia della boxe mondiale…

Ho interpretato sempre questo sport come un’arte, un modo di viverla nel modo migliore. Quando ti scontri con un avversario o lo “ammazzi” o ci diventi amico. Come è stato il caso tra me e Griffith.

Che cos’è la “noble art”?

E’ la storia del pugilato. I primi pugili erano di famiglia nobile e da qui viene il nome. E’ il senso del pugilato. Stile, rispetto del tuo avversario, una sfida con il tuo rivale. In cui si impara a essere guerrieri. Com’erano i guerrieri di un  tempo nella vita reale. La vita che viene vissuta proprio come una grande sfida…

 

(Franco Vittadini)

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