CALCIOMERCATO/ Alberti: Milan, Inter, Juventus, ecco perchè non si compra più in Brasile (esclusiva)

- int. Josè Alberti

Il calcio brasiliano sta diventando una grande potenza anche economica: difficile portare via i migliori talenti. Josè Alberti avverte i club italiani (esclusiva)

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Lucas (foto Ansa)

In questi giorni si parla moltissimo di calciatori sudamericani, soprattutto brasiliani. Non sono solo chiacchiere da bar, dal momento che i tre direttori sportivi di Inter, Juventus e Milan sono tutti oltre oceano in questi giorni. Insomma, impazza il calciomercato e i nomi che circolano sono davvero tanti: ogni giorno sulle prime pagine dei quotidiani sportivi salta fuori qualche nome nuovo, e il rischio di fare confusione per i tifosi è tanto. Per fare il punto della situazione e per capire fino a che punto questetrattative possono diventare realtà, abbiamo contattato Josè Alberti, noto e apprezzato osservatore del mercato sudamericano. Intervista in esclusiva per IlSussidiario.net.

Alberti, in questi giorni sui giornali va alla grande il mercato sudamericano. Quali sono i giocatori migliori, già pronti per il calcio italiano?

Lucas del san Paolo, che a 18 anni gioca già nella nazionale maggiore del Brasile, è un mezzo fenomeno. E poi c’è l’uruguaiano Lopez, quello preso dalla Roma. Questi due sono i migliori. Altri nomi sono Casemiro e Neymar, ma questi difficilmente si muoveranno dal Brasile.

Come mai?

Il Brasile ormai è una potenza anche economica. I Mondiali del 2014 e le Olimpiadi del 2016 stanno attirando grandi investimenti. Le multinazionali spendono per far crescere il calcio brasiliano, dove ormai circolano molti soldi. Quindi non è affatto facile portare via dei calciatori alle squadre brasiliane, che ormai sanno trattenere i loro giocatori.

Pagano dei buoni stipendi?

Buonissimi direi. Mi è capitato spesso di sentire società italiane offrire a giocatori brasiliani stipendi più bassi di quelli che prendono in patria. E chi mai attraverserebbe un oceano per prendere meno soldi di quelli che prende a casa sua?

Argomento molto valido. E nel resto del Sudamerica?

Il Brasile è un caso a sé. In Argentina e in Uruguay ci sono molti meno soldi, ma anche molti meno talenti, perché quelli che ci sono hanno già attraversato l’Atlantico. Senza contare che le squadre brasiliane sono molto attive nel mercato continentale. Comunque con questi paesi c’è il vantaggio dei prezzi bassi. Si pensi a Fernandez, comprato dal Napoli per 2,8 milioni di euro: un vero affare. Ma ce ne sono pochi altri in giro di quel livello e di sicuro avvenire in Europa.

Perché allora tutti i dirigenti vanno in Brasile in questi giorni?

Perché in Sudamerica sta arrivando l’estate…

Solo per quello?

No, certo. Ci sono molte partite interessante, anche delle Coppe, su tutte la Libertadores, ed è una bella occasione di aggiornarsi un po’. E poi in Europa ci sono pochi talenti, è giusto andare a cercarli in Sudamerica. Con una avvertenza però…

Quale?

Bisogna avere pazienza con i calciatori sudamericani appena giunti in Europa. Servono 6 o 7 mesi per abituarsi a un calcio molto diverso per preparazione fisica, tattica ed alimentazione. Inoltre, se i sudamericani sono tutti già pronti tecnicamente, in genere devono irrobustirsi molto per giocare in Europa, e anche per questo ci vuole tempo. Ma il vero problema sono i soldi.

Ci sono poche speranze allora di vedere in Italia i giocatori di cui si parla?

Onestamente sì. Vivono a casa loro, in un calcio molto tecnico, prendono ottimi stipendi… Credo che diventerà sempre più difficile portare in Italia i migliori giocatori brasiliani.

 

(Mauro Mantegazza)

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