UDINESE / Di Carlo, esclusivo: vi racconto il mio Guidolin, maestro di tattica e scalatore formidabile

- La Redazione

I due allenatori lavorarono insieme al Vicenza, quando Guidolin era il mister e Di Carlo il capitano. Insieme arrivarono a un passo dalla conquista della coppa delle Coppe. E oggi…

DiCarlo_R375_4nov08
Mimmo Di Carlo (Foto: ANSA)

Ai tempi del Vicenza dei sogni si diceva che i biancorossi avessero due allenatori. Uno seduto in panchina, Francesco Guidolin. L’altro in mezzo al campo, capitan Mimmo Di Carlo. Un’accoppiata vincente, che portò negli anni Novanta un piccolo club a mettersi in bacheca una coppa Italia e giocarsi una semifinale di coppa delle Coppe.

Sarà per questo che, una volta appese le scarpe al chiodo, Di Carlo si è dato subito da fare per emulare il suo maestro Guidolin. Con ottimi risultati sulla panchina del Chievo. Meno su quella della Sampdoria, abbandonata il 7 marzo scorso dopo l’esonero deciso da Garrone. Destino beffardo, proprio nella stagione in cui il suo vate stupisce tutti con l’Udinese dei miracoli. E sì che a febbraio i due si erano incrociati allo stadio Friuli. “Francesco fu gentile come al solito – racconta oggi Di Carlo in esclusiva a ilsussidiario.net -. Noi non venivamo da un bel periodo, mentre loro erano in piena forma. Mi rincuorò e mi disse: ‘Vedrai che tornerete a far risultato’”. Purtroppo, però, le cose alla Samp non migliorarono.

In compenso l’Udinese continua a volare sempre più in alto…

C’è da dire che Guidolin è arrivato in una società che già di suo lavora molto bene. Soprattutto nella ricerca e nello sviluppo dei giovani. Quello che ha dato in più Francesco è stato un’identità di gioco importante. Quando trova un ambiente dove può essere se stesso il mister fa emergere tutte le sue qualità.

Un po’ come successe a Vicenza?

Sì. Eravamo già un bel gruppo, ma lui aggiunse la sua personalità e ci trasmise la sua straordinaria cultura del lavoro. Mi stupì da subito per la cura che riservava a ogni minimo dettaglio e l’attenzione per il gioco di squadra e la sintonia con noi calciatori. Proprio partendo da questi particolari si costruiscono le grandi stagioni. Non a caso con lui inaugurammo un ciclo molto positivo che nel giro di tre anni ci portò dalla serie B al 7° posto in serie A e alla sfida con il Chelsea per accedere alla finale di coppa delle Coppe.

Anche all’Udinese Guidolin può dare inizio a un ciclo importante?

Credo proprio di sì. Molti ripetono che Francesco non ha mai allenato una big. Ma io potrei rispondere che lui è già in una grande squadra. Questa Udinese può arrivare in alto.

Su, su fino allo scudetto? La strada è lunga…

Non dimenticate che Guidolin è uno scalatore formidabile. A Vicenza noi giocatori siamo andati qualche volta in bici con lui. In salita era un razzo, nessuno riusciva a stargli dietro. Ci passava accanto e ci lasciava lì, non facevamo neanche in tempo a riconoscerlo. Andava a velocità doppia rispetto alla nostra (ride).

Dunque dobbiamo aspettarci di vederlo lassù mentre pianta il vessillo dell’Udinese in cima al campionato?

Parlando seriamente, molto dipende da come i friulani affronteranno le gare. Se continueranno a non avvertire la pressione, allora può succedere di tutto. La squadra è senz’altro buona e Sanchez-Di Natale è una coppia che fa la differenza. Magari…

C’è chi dice che Guidolin sia troppo timido e umile per il grande calcio…

Un allenatore va giudicato per i risultati che ottiene in campo. Poi nel resto ognuno è fatto a modo suo. Per me può benissimo allenare anche una tra Milan, Inter o Juventus. A livello tattico non si discute. Tra l’altro ha anche la capacità di essere eclettico a seconda delle situazioni. Non è uno di quelli che si fossilizza su di un modulo e non cambia mai.

 

Quanto ha inciso sulla sua visione del calcio l’aver lavorato con lui a Vicenza?

Posso tranquillamente ammettere che Guidolin ha cambiato il mio modo di “pensare il calcio”. Per me è stato un maestro. Lui riesce a creare uno spirito di squadra eccezionale, per questo i suoi uomini rimangono sempre corti, giocano in 40 metri, aggredendo l’avversario e ripartendo con scambi stretti in velocità. Un po’ come fa il Barcellona, senza mai dare punti di riferimento.

 

A proposito di bel calcio, le piace la Nazionale di Prandelli?

Ha giocato una grande partita in Slovenia. Prandelli sta facendo un ottimo lavoro sia in campo che fuori. Ha dato un bel segnale, facendo capire che pure i valori hanno la loro importanza (il riferimento è alle mancate convocazioni per motivi “etici” di Balotelli e De Rossi ndr). Così i giocatori sono ancora più contenti quando ricevono la chiamata in azzurro.

 

E a livello di gioco come giudica la nuova Italia?

Da tanto tempo non vedevamo un centrocampo così tecnico in Nazionale. Montolivo, Thiago Motta e Aquilani: tutta gente con i piedi buoni, in grado di fare la partita come infatti è stato venerdì sera.

 

In attacco ci sono poi due che Di Carlo conosce bene: Pazzini e Cassano, la coppia gol che tanto è mancata alla sua malinconica Sampdoria dell’ultimo periodo. Più felice o arrabbiato di vederli giocare insieme dopo così tanto tempo?

Sicuramente felice. Mi ha fatto davvero piacere. Pazzini-Cassano è una coppia d’attacco da paura. Nel senso che anche quando non sono in forma riescono comunque a incutere timore alle retroguardie avversarie. Insomma, se ce li hai contro sei sempre in apprensione.

 

Sabato sera Pazzini e Cassano si scontrano nel derby che può decidere lo scudetto: chi vince?

Dico Inter. Perché è ancora dietro, ma arriva a tutta velocità. Ha una spinta maggiore. E poi nel Milan mancherà Ibrahimovic: un giocatore fondamentale per i rossoneri.

 

 

(Marco Guidi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori