SERIE A/ Esclusiva Liguori: Milan campione di un calcio al ribasso, Roma credici fino in fondo

PAOLO LIGUORI direttore di Tgcom e commentatore giallorosso a Controcampo, traccia un bilancio su questo finale di stagione che ha visto i rossoneri vincere lo scudetto

10.05.2011 - La Redazione
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Zlatan Ibrahimovic (Foto: ANSA)

Sabato sera all’Olimpico il Milan ha festeggiato il suo 18esimo scudetto. Un titolo meritato, vinto dalla squadra che si è dimostrata la più completa di tutte. I rossoneri vantano la miglior difesa del torneo (solo 23 reti al passivo) ed il terzo miglior attacco. Secondo Fabio Capello questo che sta volgendo al termine è il primo campionato “vero” del post-Calciopoli, sminuendo in tal modo i precedenti scudetti vinti dall’Inter. Moratti ha replicato accusandolo, in poche parole, di parzialità. “Quella attorno a Calciopoli è una polemica che non finirà mai – ci spiega Paolo Liguori, direttore di Tgcom, in esclusiva per ilsussidiario.net – Tutto nasce da quel titolo assegnato a tavolino (stagione 2005-06, ndr) da Guido Rossi, noto tifoso interista, alla squadra di Moratti. Quello scudetto fu un’invenzione di Rossi, non capisco perché non revocare il titolo alla Juve e basta, come fu per l’altro campionato (2004-05, ndr)…”.

Secondo lei, Liguori, Capello si è giocato la possibilità di andare all’Inter in futuro?

No, secondo me non si è giocato nulla perché non c’è nessun interesse o trattativa in ballo. Quanto alla polemica di prima, a mio avviso, sabato scorso il Milan ha effettuato il sorpasso sull’Inter, 18 scudetti a 17. Lo scudetto a tavolino, ripeto, non conta nulla…

E questo vinto dal Milan? Quanto conta?

E’ un titolo sicuramente meritatissimo ed i meriti vanno divisi tra Allegri, i giocatori e Galliani, che ha azzeccato il mercato di gennaio. Anche se, va detto, questo scudetto del Milan arriva in un momento in cui il calcio italiano è davvero in ribasso. Lo è da almeno 4-5 anni, direi.

E’ un Milan che vince in Italia e che vuol tornare a farlo al più presto anche in Europa. Cosa servirà secondo lei in chiave-Champions?

La società si sta già muovendo e lo sta facendo bene. Ha preso Mexes e sta per prendere Taiwo (su cui c’è però l’inserimento del Real, ndr) e probabilmente anche Ganso. Io inoltre acquisterei un altro attaccante e magari un portiere, visto che Abbiati non è eterno…

Tornando all’Inter, a suo giudizio Leonardo merita la riconferma?

Mah, questo non lo so, Moratti è strano. Quest’anno è riuscito a sbagliare tutti e due gli allenatori, prima Benitez e poi Leonardo. Io non avrei preso nessuno dei due e la scelta del brasiliano mi è sembrata più uno sfregio al Milan che altro. Sembrava che l’Inter si fosse liberata del complesso atavico di pensare prima ai cugini e poi a sé stessa ed invece ci è ricascata di nuovo. E’ un po’ come la Lazio a Roma, dove ci si augura prima il male dei giallorossi e poi il bene proprio. E’ una mentalità che non porta da nessuna parte.

 

In queste ore si fa un gran parlare del caso-Mazzarri, qual è la sua opinione sull’argomento?

Secondo me lui teme di non riuscire a ripetere il campionato disputato quest’anno. Poi non so se, ad esempio, il ko di Lecce è arrivato a causa delle sue dichiarazioni della vigilia, quando ha ammesso che forse se ne sarebbe andato. Certo, se la squadra si è fatta destabilizzare da questo, vuol dire che era già destabilizzata di suo. Ma, comunque, negli ultimi tempi il Napoli ha avuto diversi alti e bassi.

 

In sostituzione di Mazzarri si parla di Ranieri, che sarebbe il favorito e Gasperini…

Sono due ottimi allenatori. Ranieri ha esperienza internazionale, Gasperini è uno che fa giocare bene le sue squadre. Saranno scelte della società.

 

Lei, da tifoso romanista, cosa si aspetta dall’arrivo di DiBenedetto alla guida del club?

E’ ancora presto per fare certi discorsi, io penserei a chiudere al meglio la stagione. Possiamo ancora centrare la finale di Coppa Italia ed il quarto posto in campionato. Per il mercato si vedrà.

 

Per finire, sarà possibile, a suo avviso, vedere qualche grande colpo durante il mercato estivo?

Non credo proprio, siamo troppo indietro rispetto ad almeno tre paesi, Inghilterra, Spagna e Germania, che possono diventare quattro con la Francia. Finchè non avremo gli stadi privati, tanto per dirne una, il gap rimarrà incolmabile. L’unico patrimonio dei nostri club sono i giocatori; mi pare un po’ poco. Inglesi, spagnoli e tedeschi andranno sulle prime scelte e noi dovremo accontentarci delle seconde. Non prevedo nessun grande colpo, non ci sono i soldi, tutto qua.

 

(Alessandro Basile)

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