COPPA D’AFRICA/ Dossena: Ghana e Costa d’Avorio le favorite, ma occhio alle sorprese (esclusiva)

- int. Beppe Dossena

Oggi parte la Coppa d’Africa 2012, organizzata da Gabon e Guinea Equatoriale. Tante big non si sono qualificate, favorite Ghana e Costa d’Avorio. Ce la presenta Beppe Dossena (esclusiva).

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Il logo della Coppa d'Africa

Oggi parte la Coppa d’Africa, la massima competizione calcistica del “Continente Nero”. L’edizione di quest’anno è già contraddistinta da molte sorprese, a partire dai Paesi organizzatori, Gabon e Guinea Equatoriale. Due piccole Nazioni, non solo dal punto di vista calcistico (per la Guinea Equatoriale sarà il debutto in Coppa d’Africa), che speriamo possano cogliere questa manifestazione come un’occasione di crescita. Altre sorprese sono poi giunte dall’eliminazione nella fase di qualificazioni di tante big, dall’Egitto campione uscente al Camerun, dalla Nigeria al Sudafrica e all’Algeria. Insomma, mai come quest’anno saranno possibili sorprese, anche se le favorite d’obbligo sono Ghana e Costa d’Avorio. Per presentare questa Coppa d’Africa abbiamo contattato Beppe Dossena, campione del Mondo nel 1982, che ha allenato il Ghana e ora allena il St. George, una squadra dell’Etiopia. Ecco cosa ha detto in questa intervista esclusiva per IlSussidiario.net.

La prima cosa che sorprende di questa Coppa d’Africa è l’elenco delle Nazioni partecipanti: stanno cambiando le gerarchie del calcio africano?

In parte sì: ad esempio, Nigeria e Camerun non sono forti come alcuni anni fa. Però un numero così alto di grandi squadre che non si sono nemmeno qualificate è dovuto più che altro al caso e a circostanze sfortunate. Non è possibile che 4 delle 6 africane che hanno partecipato al Mondiale del 2010 ora non siano nemmeno tra le migliori 16 del continente.

A questo punto Ghana e Costa d’Avorio sono le grandi favorite?

Questo senza dubbio, anche se non si può escludere dalle migliori il Senegal. Inoltre bisogna tenere presente che le sorprese in Coppa d’Africa sono sempre in agguato, e con queste premesse quest’anno ce ne potrebbero essere ancora di più.

Quale potrebbe essere secondo lei la squadra rivelazione?

Mi piace molto il Sudan: è un’ottima squadra, anche se non ha una grande rosa.

Organizzano due piccoli Stati, Gabon e Guinea Equatoriale. Può essere un’occasione di crescita anche sociale per queste nazioni?

Di sicuro la Coppa d’Africa è una ribalta importantissima, e questo è importante per due piccoli Stati per farsi conoscere dal mondo intero. Anche perchè dobbiamo tenere presente che in Africa la Coppa è più sentita del Mondiale.

Addirittura?

Sì, senza dubbio. I Paesi si fermano per le partite, ci sono atmosfere straordinarie ed incredibili, e se una squadra va peggio del previsto possono succedere cose clamorose: saltano i vertici delle Federazioni, i ministri dello Sport, a volte ci sono state persino delle crisi di governo. E’ una lotta tutti contro tutti: non c’è una rivalità in particolare che spicca, tutte le partite sono sentitissime.

Una partecipazione davvero straordinaria. Lei personalmente che ricordi ne ha?

Vivere la Coppa d’Africa è un’esperienza davvero straordinaria, sia dal punto di vista umano, per tutto quello che le ho raccontato, ma anche dal punto di vista professionale, perchè chi va a vederla non torna mai a mani vuote.

Quali possono essere i giocatori decisivi? Andrè Ayew, Demba Ba, Doumbia?

Questi sicuramente sono tra i nomi più prestigiosi, calciatori fortissimi anche se devono ancora completare la loro maturazione (in questo Ayew può essere aiutato dalla famiglia). Ma attenzione: in Coppa d’Africa la cosa più importante è l’atteggiamento con cui i giocatori già affermati in Europa vengono a giocarla. Le motivazioni fanno la differenza.

Non tutti si impegnano al massimo?

Purtroppo sì, questo è un aspetto su cui molti calciatori africani devono ancora migliorare. Quindi spesso possono fare meglio i giocatori che hanno fame di affermarsi piuttosto che chi ha già la pancia piena.

Incide su questo la collocazione nel mezzo della stagione?

Il calendario in effetti non aiuta, ma questo è un problema soprattutto per i club europei. Per i calciatori quello che conta è la mentalità. Per molti di quelli che giocano in Europa tornare in patria è più un dovere che un piacere, ed è chiaro che con queste basi non si fanno grandi cose.

Un atteggiamento che ha fatto discutere è certamente quello di Boateng che ha rifiutato la convocazione. Lei cosa ne pensa?

Boateng ha tenuto un comportamento censurabile, una scelta che non dimostra certo un grande attaccamento al Ghana, anche se non mi permetto di commentare i motivi per cui ha preso questa decisione. Di certo è una perdita per la sua Nazionale, ma tutto sommato è stato onesto e coerente: meglio rifiutarsi prima che giocare svogliati e senza dare tutto quello che si potrebbe.

Quali sono invece i talenti che consiglierebbe alle squadre italiane?

Non faccio nomi, dico solo che tutti dovrebbero seguire con attenzione questo evento, perchè di sicuro non si torna a mani vuote.

Sicuramente quindi sarà un appuntamento affascinante, ma cosa manca al calcio africano per diventare davvero grande?

Bisogna superare l’egoismo che domina in troppe componenti del calcio africano e migliorare l’organizzazione. Questo continente può dare al mondo molto di più, anche nel calcio.

 

(Mauro Mantegazza)

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