ARBITRI/ Paparesta: il problema non è Romagnoli, ma chi lo ha scelto (esclusiva)

- int. Gianluca Paparesta

Lo stimato ex arbitro italiano interviene sulla scia delle infinite polemiche arbitrali che ancora una volta hanno caratterizzato il week-end calcistico, puntando il dito sull’AIA

PaparestaR400
L'ex arbitro Gianluca Paparesta, 42 anni (INFOPHOTO)

L’ultimo week-end di campionato ha portato ulteriore pioggia su un terreno già fradicio: quello degli arbitri. Dagli anticipi di Sabato alle sviste di Domenica se ne sono viste tante. Naturalmente le polemiche maggiori vertono su Milan-Juventus, partita che ha registrato episodi da moviola clamorosi. E’ un momento decisamente complicato per i nostri fischietti: per far luce ilSussidiario.net ha intervistato in esclusiva Gianluca Paparesta, stimato ex direttore di gara. Ecco le sue impressioni dopo quella che lui stesso ha definito l’ennesima “tempesta arbitrale”.

Dopo gli errori durante Milan-Juventus, è giusto parlare di sospensione ad interim per l’assistente Romagnoli?

Il problema non è Romagnoli, ma chi ha scelto lui e l’altro assistente, che anzitutto non sono internazionali. Tra l’altro Romagnoli dovrebbe essere all’ultimo anno di permanenza nell’organico degli assistenti di A e B, e questo è disdicevole per chi ha scelto un’assistente alla fine della sua carriera, e che non è neppure internazionale, per una partita decisiva per lo scudetto.

L’eventuale sospensione quale durata dovrebbe avere?

L’errore purtroppo è estremamente evidente: non credo che possa essere l’ultima partita per Romagnoli, però mi spiace perché è un retaggio che si porterà con sé per il prosieguo –qualora ci sarà- del campionato. Penso che sarà fermato per un po’, poi qualche partita la farà, anche per i tanti anni di permanenza. Ma dovrebbe fare mea culpa chi ha deciso di designare Romagnoli, che non era l’assistente più indicato in questo momento per una partita così importante.

Lei chi avrebbe designato?

Ci sono 10 assistenti internazionali, di cui 2 che andranno a fare gli europei: di solito per la partita scudetto si sceglie il top che si ha a disposizione. Tagliavento era l’arbitro migliore in questo momento, anche perché è un arbitro d’elìte internazionale, ma non si capisce come altrettanto non sia stato fatto per gli assistenti. Questo è grave per l’AIA.

Nel battibecco con Boban (postpartita SkySport), Conte ha sostenuto l’equivalenza tra i gol annullati a Muntari e Matri. E’ d’accordo, sono due episodi che si possono comparare?

Sono entrambi errori ma hanno un indice di difficoltà diverso, ed è evidente. Un conto è un pallone che, da una posizione ideale per giudicare, la linea di fondo, supera di oltre mezzo metro la riga di porta; un altro è parlare di un piede che più o meno tiene in gioco un giocatore: qua tra l’altro Matri era coperto da Abate, quindi era molto più difficile per lui fare una valutazione. Sono due episodi completamente differenti, con una probabilità di errore molto più alta nel caso di Matri; Muntari ha persino evitato di ribadire in rete tanto era sicuro del gol.

In definitiva si può dire che Milan-Juventus sia stata decisa dagli errori della terna?

Questo è sotto gli occhi di tutti, e soprattutto dagli errori di Romagnoli. Non capisco come si possa, nel 2012 e con la tecnologia che c’è in tutti gli sport professionistici, ostinarsi a non volerla applicare anche nel calcio.

Secondo lei perché ci si incaponisce nel rifiutare l’ausilio della tecnologia?

Questo è incomprensibile: non più tardi di un mese e mezzo fa, il presidente Nicchi, nel bilancio del 2011, diceva che per qualche gol-non gol non serve spendere cifre importanti per l’utilizzo del mezzo tecnologico. E’ una delle tante nefandezze che ci tocca ascoltare da un presidente AIA che a questo punto dovrebbe trarre le conclusioni dalle sue dichiarazioni, e fare le sue valutazioni. Non può cambiare idea ogni 15 giorni, lascia perplessi tutto l’ambiente calcio e gli arbitri che non fanno bene.

Un esempio di questa disomogeneità di giudizio?

Oggi ho sentito che diceva: “Adesso basta, gli arbitri non saranno più tolleranti nei confronti dei giocatori”. Perché prima dovevano esserlo? Chi gliel’aveva detto? Ci sono dei controsensi e dei cambi d’interpretazione che sono incomprensibili, e denunciano lo stato di difficoltà dell’AIA.

Avrebbe in mente dei nomi per rifondare l’associazione, per quanto il lavoro si prospetti lungo?

C’erano Collina e Rosetti, ma sono andati via: Collina è consulente della federazione ucraina e Rosetti di quella russa. Erano due elementi di grande valore: avranno sentito le difficoltà nell’operare in un ambiente dove la dirigenza non è lineare nelle indicazioni. Questo sta a significare la scarsa attendibilità dell’Associazione Italiana.

Come dunque si dovrebbe procedere all’interno dell’AIA?

Credo che sia da rifondare tutto quanto. Non è concepibile un gruppo limitato di 20 arbitri che dirigono le partite di Serie A. Domenicalmente ci sono errori che non vengono nemmeno riconosciuti. Fino a ieri se prendi le dichiarazioni di Nicchi e Braschi si parla di arbitri che non sbagliano mai, assistenti che sbagliano in percentuale minima…purtroppo noi che assistiamo e commentiamo sappiamo che non è così. Basta vedere l’ultima giornata, cominciata con gli errori di Romeo in Genoa-Parma, proseguita con Romagnoli fino a Siena-Palermo, con Gava che non è nuovo a direzioni che lasciano molto perplessi.

Proprio la gara di Siena è stata nell’occhio del ciclone Domenica. Come giudica gli episodi contro il Palermo?

L’espulsione di Balzaretti è ingiusta, il rigore è inesistente, e Brienza fra l’altro potrebbe essere squalificato con la prova tv. Gli errori crescono sempre e la dirigenza arbitrale non è in grado di formare al meglio questi arbitri, e soprattutto di dargli la possibilità di un ricambio. Adesso Tagliavento cosa farà? Stara fermo 2 settimane, e poi ritornerà in Serie A. Non c’è la possibilità per un arbitro di recuperare, magari arbitrando una partita di Serie B, come fanno i calciatori nelle squadre Primavera dopo gli infortuni. Questo sistema impedisce agli arbitri di ritrovare la credibilità, ed è il fallimento delle scelte di Nicchi.

Sembra che lo stesso Brienza abbia ammesso la simulazione in campo, ma la decisione non è cambiata. In questi caso gli arbitri fanno bene a tirar dritto e dovrebbero interagire di più coi calciatori?

Un arbitro con un minimo di esperienza percepisce anche dall’espressione del viso. Brienza era imbarazzato, si vedeva che era in difficoltà; i giocatori del Palermo gli sono andati a chiedere e lui ha confermato che non era rigore, ma non credo l’abbia detto all’arbitro. Ma anche nel momento in cui sbaglia, e si sbaglia tanto perché è umano, un arbitro deve pensare a come ovviare all’errore.

Più collaborazione arbitro-giocatore dunque?

Se ne parla tanto: in questo caso magari parlando con Brienza sarebbe potuto cambiare qualcosa. Sarebbe stato un esempio di quella collaborazione tanto propagandata dall’AIA ma che poi non si verifica mai sul campo, perché ognuno va per la sua strada, ognuno si mette d’autorità e pensa ai propri interessi. Se si avesse anche l’umiltà certe volte, di fronte a proteste clamorose, di chiedere ai giocatori non ci sarebbero poi tutte queste polemiche.

A questo proposito come giudica le dichiarazioni di Buffon in merito al gol fantasma di Muntari (“anche se avessi visto, non avrei detto”)?

È’ difficile capire se Buffon poteva vedere o meno, certo che per come è concepito adesso il mondo del calcio… Non so se Tagliavento gliel’avesse chiesto avrebbe ammesso o meno la propria percezione. Lo stesso Buffon settimana scorsa si era lamentato per la non collaborazione degli arbitri. Certo per una partita così importante lo capisco, anche perché non è che un giocatore deve dire le cose all’arbitro: di norma è il direttore che deve applicare le regole. Comunque non si può pensare che l’arbitro decida senza chiedere mai la collaborazione dei giocatori, e poi di punto in bianco, in un caso così importante, cambi approccio coi giocatori. Parliamo di due mondi che non dialogano, e in più quello arbitrale si chiude in sé stesso e non parla con nessuno evitando la minima dichiarazione. Fanno solo quelle riunioni in cui convocano le squadre e arrivano i magazzinieri: questo dovrebbe far capire a Nicchi il suo scarso appeal nei confronti del sistema calcio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori