MORTO BOVOLENTA/ Tofoli: il mio amico Bovo e quella sua allegria contagiosa (esclusiva)

- int. Paolo Tofoli

IlSussidiario.net ha contattato PAOLO TOFOLI, ex pallavolista, amico e collega di Vigor Bovolenta, recentemente scomparso dopo aver accusato un malore durante una partita 

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Vigor Bovolenta (Infophoto)

Il campione di pallavolo Vigor Bovolenta è morto questa notte, a seguito di un malore accusato mentre si trovava in campo per giocare la partita di B2 tra la sua squadra, la Volley Forlì, e la Lube Macerata. Bovolenta se ne va a 37 anni, lasciando la moglie Federica, anche lei giocatrice, e quattro figli. Domani si svolgerà l’autopsia che dovrà accertare con precisione le cause della morte, mentre è ancora da stabilire la data del funerale. Il mondo dello sport è in lutto, a cominciare dalla squadra nella quale Bovolenta giocava: «Qualsiasi parola – si legge in una nota diffusa dalla Volley Forlì – non può descrivere l’accaduto, ed il vuoto, enorme, che lascia la morte di Vigor Bovolenta. Oltre il campione, è stato l’uomo a conquistare, anche a Forlì, tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, e che ora lo piangono, ancora increduli. La sua grandissima umanità era ciò che più colpiva, immediatamente. E questo è ciò che più manca adesso, nelle ore immediatamente successive alla sua scomparsa, e che mancherà ancora molto, molto a lungo». IlSussidiario.net ha contattato Paolo Tofoli, ex pallavolista, amico e collega di Vigor Bovolenta, con cui ha giocato nella Roma Volley, nella Conad Ferrara e in Nazionale, vincendo tra le altre cose anche l’argento alle Olimpiadi di Atlanta del 1996: «La morte di Bovo (come lo chiama simpaticamente ndr) è stato davvero un fulmine a ciel sereno – ci dice commosso Tofoli -. Quando me l’hanno detto questa mattina, intorno alle 8, non volevo neanche crederci, tanto che cercavo di convincermi che si trattasse di un’altra persona con lo stesso cognome. La notizia mi ha spiazzato, e non avrei mai potuto immaginare che Bovolenta fosse morto. E’ terrificante che un ragazzo di 37 anni possa morire così, sul campo di gioco, ed è una vera tragedia. Bovolenta è stato un amico e un ex collega, perché abbiamo giocato insieme a Ferrara, a Roma e in Nazionale, e lo ricorderò sempre come una persona buona, generosa e disponibile. Se ne è andata una persona eccezionale, che faceva stare sempre tutti allegri, sempre sorridente, sempre gioioso, davvero una grande persona».

Poi il ricordo, le partite, le vittorie e le sconfitte, a cominciare da quella finale di Atalanta del ’96, persa per un soffio contro l’Olanda: «Abbiamo trascorso insieme tantissimi momenti, tante esperienze, compreso l’argento alle Olimpiadi di Atlanta. Ricordo poi una vacanza che, dopo la fine di un campionato, abbiamo deciso di fare insieme: andammo a Saint Martin in quattro, io con mia moglie e lui con Federica, per una settimana. Ricordo quel viaggio con molto piacere, anche perché con Bovolenta era impossibile non divertirsi, ed era una persona talmente buona che credo non abbia mai litigato con nessuno. Ancora adesso non riesco a capacitarmi della sua scomparsa, è terribile».

Bovolenta giocava nella Volley Forlì e, nonostante la recente retrocessione, aveva deciso di ripartire dalla B2 e sposare il progetto della squadra. «Nel momento in cui ho scelto Forlì – spiegava Bovolenta in una lettera aperta al mondo del volley – sapevo che non sarebbe stato semplice; la società, mostrando serietà, ha deciso, nonostante il difficile momento economico generale, di proseguire l’attività e ripartire dai giovani attraverso una più modesta B2. Ho deciso comunque di rimanere qui, lavorando alla ricostruzione di questa squadra, convinto in questo anche dalla volontà di rimanere vicino alla mia famiglia, che mi ha fino ad ora sempre seguito nelle varie città in cui ho giocato».

Adesso Paolo Tofoli ci spiega che «Bovo poteva giocare tranquillamente ancora in A1 o A2, invece ha scelto di restare a Forlì nonostante la retrocessione, per intraprendere la carriera da dirigente e per restare vicino alla famiglia. Posso solamente immaginare cosa stiano provando adesso i suoi familiari». Proprio alla famiglia di Bovolenta è diretto il messaggio con cui Tofoli chiude questa intervista: «Io e la mia famiglia siamo molto vicini in questo momento alla moglie e ai figli, a cui mando un grandissimo abbraccio».

 

(Claudio Perlini)    



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