LETTURE/ 2. Michele tiene all’Inter, ma crede in Dio

- La Redazione

Michele tiene all’Inter ma crede in Dio, breve intervista a un nonno milanista circa suo nipote e il Padre Eterno. La recensione a cura di MARIA ELISA LE DONNE

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Questo racconto inizia una bella sera di fine primavera. È la sera dell’eclissi di luna e Michele e il suo nonno Giorgio stanno guardando fuori dalla finestra, con gli occhi immersi nel cielo. È allora che Michele chiede “Nonno, Dio dov’è?”.
Michele ha quasi cinque anni, un bel biondino con gli occhi castani e il cervello fino: ha tanti amici, è un grande giocatore di calcio con un’indole ultimamente riflessiva.

Il nonno Giorgio, un po’ avanti negli anni, è un giornalista e uno scrittore, ed è da sempre un uomo cristiano. Eppure negli ultimi tempi, come lui stesso confessa con grande franchezza, all’inizio del libro, la sua attenzione sul presente e sul futuro si stava un po’ infiacchendo; appesantito dal tempo e dalla storia, stava “seguendo con malizia il consiglio evangelico di non preoccuparsi del domani” e così non se ne curava più.

“Ma poi, è il bello della vita, qualcosa succede”. Quando meno ce lo si aspettava arriva Michele, un nipote. Un dono grande, totalmente gratuito, che lo risveglia e lo porta a fronteggiare nuovamente la realtà, in un rapporto che si fa di giorno in giorno più diretto, soprattutto dopo la domanda così semplice e così complicata del piccolo “Dio dov’è?”.

Dio non è più un lontano fattore disperso in qualche punto del cielo, diventa la compagnia discreta da cercare in ogni istante e in particolare nel rapporto con il nipote e per il nipote. Ne deriva un confronto serrato e interessantissimo tra il passato e presente del nonno e il presente e futuro del bambino, sempre con un occhio rivolto al Cielo e alle stelle che da lassù brillano ogni notte.

Cosa ha voluto dire l’arrivo di Michele nella sua vita e cosa vuole dire la sua presenza oggi?
L’arrivo di Michele è stato l’arrivo di colui che non ti aspetti. Mia figlia, su quel fronte, mi aveva sempre lasciato intendere di non potere attendere nessuno. Poi, un bel giorno, telefona ai suoi genitori e li avvisa che è in dolce attesa. Sorpresa, meraviglia e, si capisce, trepidazione. Quando Michele nasce, gioia. Dopo, per tutta la sua crescita fino a oggi, lo stupore di vedere cos’è di armonico e mirabile la crescita di un bambino. Affannandoti da padre hai la vista intensa ma corta, da nonno possiedi il grandangolo e vedi che un nipotino nella tua vita vuol dire la vita che continua, tutta quanta, anche la tua.

Nel libro si parla di moltissime cose interessanti, di educazione, di bene e di male. Dell’odierno sistema che insegna a esser bravi e onesti, persone perbene, e dimentica che il male è un’altra cosa, è molto di più, e quando bussa alla porta stravolge tutti i buoni propositi, solo chi “cerca il bene e prega Dio” può, forse, salvarsi.

Si guarda nell’agenda dei bambini di oggi, dei mini-manager, che a quattro anni fanno inglese, nuoto, calcio e molto altro. Dove troveranno il tempo di sviluppare lo sguardo, la memoria? Il nonno se ne preoccupa, ma sa che “c’è sempre, da qualche parte, chi le cose poi le sa aggiustare solo che lo chiami e glielo domandi”.

Oggi parlare di Dio e di demonio può sembrare non solo anacronismo ma addirittura follia, invece la concretezza e la presenza di entrambi pesa su ogni istante della nostra vita più di qualsiasi altra cosa. Come crede sarà possibile far sperimentare ai nostri nipoti e figli la presenza così concreta di ciò che non si vede?

È una domanda chiave, ma anche terribile. Il demonio è difficile da raffigurare e, per molti anche da pensare, ma il male c’è e fin da piccoli lo si incontra, lo si sente, lo si vede, lo si teme. Però c’è pure il bene ed è il bene, soprattutto il bene, che bisogna imparare a vedere. Imparare assolutamente a vederlo e a capirlo per coglierne la forza di attrazione, la bellezza, la necessità. Fuggire il male, praticare il bene. E così, per come la vede un vecchio nonno, s’incontra Dio.

Le giuste preoccupazioni, le azioni e le attese del nonno sono salvate dalla promessa che gli è stata fatta, “Cerchiamo e troveremo, questo ci è stato detto”. E questo ci rende liberi, anche davanti ai nostri nipoti e figli.

(Maria Elisa Le Donne) 

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