CALCIOSCOMMESSE/ Giustizia a orologeria?

La triste vicenda del Calcioscommesse è stata presenza poco discreta per tutto il campionato, ma ora ha inizio il vero e proprio ‘show’. Il commento di GIANLUIGI DA ROLD

29.05.2012 - Gianluigi Da Rold
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Antonio Conte (Foto: Infophoto)

Con il “calcioscommesse” è diventato famoso anche il procuratore di Cremona, di cui ci guardiamo bene dal pronunciare nome e cognome. E’ ormai un personaggio televisivo molto noto. Tra non molto potrebbe incrinare la fama di Mina, che è nata a Cremona, e pure di Beppe Severgnini, che è di Crema e ha insegnato a tutti gli italiani come si gira il mondo. Tra non molto rivedremo sullo schermo casalingo un altro incontro tra il procuratore di Cremona e il celeberrimo Palazzi, il “mago” della giustizia sportiva, che insieme all’avvocato Guido Rossi, dopo lo scandalo di “calciopoli”, ha creato delle autentiche “tribù calcistiche” in lotta perenne tra loro, da qui ai prossimi cento anni. Il procuratore cremonese ha un tempismo formidabile.

La “retata” di 19 persone è arrivata dopo il week-end. Praticamante, personaggi come Mauri e Milanetto, non potevano sfuggire alla giustizia domenica o sabato sera, quando la gente va in giro e magari non si mette davanti al televisore. Meglio il lunedì mattina, inizio settimana, quando, evidentemente, si possono “inquinare le prove, reiterare il reato, o c’è pericolo di fuga”. Così si deve mandare a casa di Antonio Conte, alla mattina presto, la polizia per verificare se ci sono “carte importanti” che comprovino la dichiarazione di un giocatore, diventato collaboratore di giustizia, mentre gli si consegna un avviso di garanzia.

Così si deve mandare la polizia nel ritiro della “nazionale” a Coverciano, per notificare a Mimmo Criscito che è indagato, sulla base di una fotografia. Lo “spettacolo” della retata con molti arresti, le immagini davanti al carcere, fanno sempre un ottimo effetto, evidentemente, alle indagini. Lunedì 28 maggio, gli italiani hanno capito che il “calcio è sempre malato” e, per qualche giorno, anche il “governo dei tecnici”, quelli molto sobri, potrà tirare un sospiro di sollievo, perchè non si parlerà dello spread, della disoccupazione giovanile e nemmeno dei dati della non-crescita, che da tempo latitano sulle prime pagine dei giornali e nei titoli dei telegiornali. 

Speriamo che si attivi anche il gran capo delle tasse, Attilio Befera, così, in base ai “cumuli” tra proventi delle scommesse e stipendi, potrà intervenire con i suoi “nuovi pubblicani” e dare ancora respiro alla spesa pubblica, che non si riesce a ridurre se non di poco. La spettacolarizzazione del “calcioscommesse” non convince tanto. Non c’è dubbio che il “calcio sia malato da molto tempo”, ma questo incalzare di nuovi codici etici, di norme morali, di difesa di valori e di inchieste, un tantino confusa, appare poca chiara per il metodo con cui viene affrontata. Forse ha ragione Ernesto Galli della Loggia, quando domenica spiegava sul Corriere della Sera, che spesso si ha l’impressione di “una corsa dei magistrati ad accaparrarsi l’inchiesta che conta”.

Un aspetto importante è accertare fatti, documenti e testimonianze precise, e poi trarne le dovute conseguenze, ma un altro è mettere in atto dei blitz mattutini che, in un mondo come quello del calcio, sembrano passeggiate di “elefanti che entrano in un negozio di maioliche”. E lo stesso uso della carcerazione preventiva non sembra proprio adeguato a queste circostanze, perché i personaggi più significativi erano giù stati in gran parte ascoltati, interrogati. A che cosa è dovuta la svolta improvvisa? Quella della retata spettacolare? E per tutti quelli che sono finiti in galera, sotto l’occhio delle telecamere, oppure sono stati avvisati perché si indaga su di loro, c’è adesso e ci sarà in futuro il concetto basilare dello Stato di diritto: la presunzione di innocenza?

E’ da anni che si va avanti in questo modo e non c’è verso di cambiare rotta. Ora si ascoltano già alcune prediche di improvvisati esperti: “Se è intervenuta la magistratura qualche cosa deve esserci!” Come dire che i magistrati non sbagliano mai, oppure che fiutano un terreno dove alla fine salta fuori il tartufo. Non c’è dubbio che nel sottobosco dello sport e in quello delle scommesse (oramai neppure più clandestine!) ci sia una serie di interessi deprecabili e si possano consumare reati. Ma in uno Stato democratico non si fanno blitz e non si fanno conferenze stampa in televisione. Ci si limita a ricercare le prove di colpevolezza e poi a condannare senza eccessiva pubblicità. Con l’operazione di oggi, in caso alcuni degli arrestati o degli indagati risultassero innocenti dopo il terzo grado di processo, chi avrà mai la forza di ritornare in uno stadio di calcio?

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