CALCIOSCOMMESSE/ Mensurati (Repubblica): scopriremo che i campionati di A e B erano fasulli (esclusiva)

- int. Marco Mensurati

Prepariamoci a mesi molto difficili, in cui emergeranno dure verità sulla serie A e sulla serie B: ecco il punto sul calcioscommesse di Marco Mensurati, nel giorno dei deferimenti.

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Giancarlo Abete, presidente Figc (Infophoto)

Oggi è arrivata, come ampiamente annunciato, la prima raffica di deferimenti relativi alle indagini sportive sul calcioscommesse (clicca qui per leggere di più). La Procura Federale guidata da Stefano Palazzi ha emesso i provvedimenti relativi alle serie minori, dalla B in giù. Infatti tra le squadre di serie A sono coinvolte solo Atalanta, Novara e Siena – ma per partite relative al campionato di serie B 2010/2011. Ma tutti sanno che ci saranno ancora molte novità, sia riguardo ai giocatori e alle società oggi deferite, sia per altri nomi di cui si parla. Per provare ad avere un quadro più chiaro della situazione abbiamo contattato Marco Mensurati, giornalista di Repubblica e autore, insieme al collega Giuliano Foschini, dell’intervista a Hristiyan Ilievski, ovvero l’uomo accusato di aver combinato le partite, oggi ricercato dalle polizie di tutta Europa. Ecco le parole di Mensurati in questaintervista rilasciata in esclusiva per IlSussidiario.net:

Che cosa ci dobbiamo aspettare da questa indagine?

E’ molto semplice: nei prossimi mesi apprenderemo che sia la serie A sia la serie B degli ultimi anni erano fasulle. La grande maggioranza dei giocatori dei vari campionati vendeva informazioni legate alle partite della parte finale dei campionati, andando a incidere anche sulle varie lotte per promozioni, salvezze, Coppe europee… Questo è ciò che scopriremo, andando a rimorchio anche dei processi penali che indagano sulle associazioni per delinquere e non sulle cose di campo, quindi il quadro non sarà nemmeno completo. La stessa Procura Federale si è dichiarata incapace di contrastare questo fenomeno in modo autonomo: quindi segue le indagini penali, che come detto non hanno le partite truccate come priorità perché ovviamente indagano i reati.

Qual è la responsabilità dei club? Sono solo i singoli giocatori a taroccare le partite?

La responsabilità è dei singoli, ma è un problema di sistema. Già adesso a Cremona ci sono 120 persone indagate – una enormità – ed è un numero destinato ad aumentare. Per ogni indagato ci sono molti altri calciatori che se ne sono approfittati. Dunque è il sistema che è malato, ci sono responsabilità anche politiche da parte delle autorità, e su questo vorrei ricordare che Abete era già vicepresidente della Figc ai tempi di Calciopoli. Negli ultimi anni questo sport è stato devastato da scandali, e questo richiama anche Petrucci, il presidente del Coni di cui il calcio è la componente principale.

Per quale motivo un calciatore professionista sente il bisogno di guadagnare altri soldi alterando i risultati delle partite?

Prima di tutto, bisogna dire che non tutti i calciatori prendono davvero tutti questi soldi, visto che molte società sono in difficoltà economiche e non pagano quanto previsto nel contratto. Quindi questo può essere un modo per mantenere un certo tenore di vita alto. Poi c’è un problema strutturale: se uno cresce vedendo che è normale accordarsi per aggiustare risultati che facciano comodo ad entrambe le squadre, finisce per pensare che il risultato sia non il prodotto dello sforzo agonistico ma sia proprietà delle due squadre che possono deciderlo. A questo punto non c’è più devianza: se uno sa che la partita finirà 0-0, se per lui è normale che sia così, a quel punto che male c’è a dirlo a un amico? Ecco come i calciatori cadono in comportamenti apparentemente incomprensibili.

Cosa farà la Figc? Le classifiche saranno sconvolte?

Purtroppo la Figc sarà costretta ad agire in modo non proporzionato ai fatti. Si vede già oggi con i deferimenti che non hanno toccato la serie A e hanno tenuto lontani i problemi politici, facendo il minimo indispensabile. Ma seguendo l’azione della magistratura prima o poi dovranno arrivare anche le decisioni forti: non può finire “a tarallucci e vino” anche stavolta.



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