Pagelle/ Dnipro-Fiorentina 1-2: i voti della partita, Rodriguez e Ambrosini i Top (Europa League, gruppo E)

Pagelle Dnipro-Fiorentina, i voti della partita: vittoria importante per i viola, che espugnano il terreno di gioco ucraino con una prova convincente e avazano a punteggio pieno nel girone

03.10.2013 - La Redazione
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Infophoto - immagine di repertorio

Fiorentina batte Dnipro 2-1: successo importante per la Viola, che espugna il campo degli ucraini che, nelle coppe europee, teneva da 8 partite (7 vittorie e un pareggio). La squadra di Montella fa sua la gara su un campo a tratti ingiocabile, reso viscido e insidioso da pioggia e neve; due rigori nel giro di quattro minuti, poi la zampata di Massimo Ambrosini. Con questo successo, Fiorentina che sale a quota 6 punti in classifica ed è attesa alla doppia sfida con il Pandurii (la prima al Franchi), ma l’ipoteca per il passaggio del turno è stata messa questa sera. A tratti una lotta libera nel gelo ucraino, si mantiene su ottimi ritmi ma risente pesantemente di un terreno di gioco in condizioni al limite. Nel secondo tempo le due squadre rompono gli indugi e giocano a viso aperto, mettendoci anima e voglia di risultato. E’ mancato solo il pareggio: la squadra ha giocato una partita più che positiva, a tratti dettando legge su un campo che conosce alla perfezione. Fortunata in occasione del gol, dimostra comunque di essere molto cresciuta sul piano mentale della qualità, la mano di Juande Ramos è evidente e la strada in Europa League si potrà fare. Impresa, perchè vincere nel gelo delle terre dell’Est non è mai banale. Soprattutto dopo aver sprecato il vantaggio ed essere stati colpiti a freddo; reazione da grande squadra, e va sempre ricordato che ha giocato praticamente senza attaccanti e con Cuadrado in condizioni ancora precarie. Può ulteriormente crescere con tutti i titolari. Nel complesso arbitra bene, ma non convince l’episodio del rigore per il Dnipro: forse lo inganna la visuale non perfetta. Fiscale il doppio giallo a Pizarro, ma a termini di regolamento ha ragione lui. 

Dnipro-Fiorentina è 0-0 al termine del primo tempo. Una partita che finora sta mantenendo le aspettative quantomeno sul piano del ritmo, con entrambe le squadre che cercano l’azione in velocità non appena sono in possesso del pallone; ma che non convince sulla qualità del possesso palla. Qui il colpevole c’è: è il terreno di gioco, che ha mal sopportato ìa nevicata del pre-partita e che sotto il nevischio attuale si sfalda, soprattutto sulla fascia sinistra di attacco dei viola dove sembrava di assistere a qualcosa a metà tra una piscina e una lastra di ghiaccio. Ad ogni modo, meglio la Fiorentina, che Montella schiera con Cuadrado a destra e un’inedita coppia d’attacco, formata da Mati Fernandez e Bakic; poche le occasioni da rete ma con il passare dei minuti i viola sono cresciuti gradualmente, facendosi vedere dalle parti di Boyko che però a parte un paio di prese in solitudine ha dovuto far poco. Più lavoro per Neto, compreso uno schiaffone iniziale quando non ha trattenuto un passaggio filtrante in verticale e stava combinando la frittata: attento Gonzalo Rodriguez, poi il portiere brasiliano è migliorato e ha salvato in un paio di occasioni con prese sicure in uscita. Nel Dnipro lo spauracchio Konoplyanka ha creato qualche situazione interessante, ma nel complesso è ben ostacolato da Roncaglia che lo manda sempre sull’esterno e non gli concede spazio per rientrare. A fine tempo la Fiorentina si allunga e crea un pallone interessante con Cuadrado, ma Marcos Alonso scivola in area e l’azione scivola. Si va al riposo con le reti bianche, di neve e come punteggio: tutto sommato, giusto così. KONOPLYANKA 6,5 ZOZULYA 5 BAKIC 6,5 CUADRADO 5,5

Sicuro nelle uscite, non può nulla sui due gol. Gran parata su conclusione da fuori di Cuadrado, il resto è amministrazione.

Prestazione solida, alla quale però è mancata la giusta determinazione; in più, si fa saltare come un paletto da Borja Valero in occasione del raddoppio viola.

( Entra con brio e dinamismo e crea subito pericoli alla difesa, ma non ha tempo per lasciare concretamente il segno)

Soffre le accelerazioni di Matos, ma sui palloni aerei e nei duelli fisici ne esce vincitore.

Sempre in fase di spinta, non ha paura di sfidare apertamente Cuadrado che contiene bene nel primo tempo, lasciandoselo scappare una sola volta nella ripresa.

Leggermente anonimo; ogni tanto la sua presenza in mezzo al campo si percepisce, ma a fine partita non resta troppo ricordo delle sue giocate.

( Dovrebbe portare qualità, invece non vede mai il pallone)

Croce e delizia. Batte calci piazzati insidiosi e da un suo tiro nasce il rigore, ma cinque minuti prima era franato addosso a Matos con intervento goffo.

Grande cuore in mezzo al campo, emerge in particolar modo nel finale concitato, quando diventa onnipresente e spinge avanti i suoi.

Spauracchio della vigilia, inizia molto bene ma poi si perde su un terreno non adatto al suo talento. In più, Roncaglia lo contiene benissimo.

Il migliore dei suoi: già nel primo tempo va vicino al gol (bravo Neto), calcia il rigore con freddezza da numero 10, gioca di sponda e fronte alla porta, difende palla di fisico, ha piedi buoni.

Lo si nota più per le liti con Gonzalo Rodriguez su un paio di angoli che per altro. Impalpabile. 

All. JUANDE RAMOS 6,5 Si legge chiarissima la sua impronta: la squadra non rinuncia mai a giocare palla e non molla mai, dal primo all’ultimo minuto. Stavolta gli è andata male, ma può fare strada tanta quanta ne ha fatta lo Shakhtar Donetsk.

Inizio col brivido: saponetta su un filtrante che può costare carissimo. Si riprende con ottima parata su Seleznyovk, in generale bene ma un altro paio di uscite da brivido nel secondo tempo.

Spesso fin troppo arruffone, però mette la museruola a Konoplyanka, certo aiutato dal terreno ma anche dalla sua grande caparbietà da gladiatore.

Non si spiega perchè Sabella lo ignori: a oggi, è uno dei centrali migliori al mondo. Sempre in anticipo di testa o di piede, calcia benissimo i rigori e ha progressioni alla Benckenbauer, come quando avvia l’azione del 2-1. Chapeau.

Partecipa alla costruzione e difesa del fortino con una partita tutta muscoli e grinta, dimostrando che la fisicità della Bundesliga gli è servita. Non perde mai la calma.

Si vede che non è al 100%: nel primo tempo è un’ombra defilata sulla destra. Sale di tono nella ripresa: spettacolare una folata con conclusione d’esterno che quasi beffa Boyko. Montella gli risparmia un quarto d’ora, sta tornando. ()

Nel primo tempo uno dei migliori: pressa, recupera e prova a impostare. Nell’intervallo però deve scattargli qualcosa perchè al rientro in campo, già ammonito, commette due falli rischiosissimi che Marciniak, per fortuna sua e dei compagni, non sanziona con il giallo. Montella capisce, e lo leva.

( Entra con la squadra appena passata in vantaggio, senza poter fare nulla la vede subire il pareggio e allora entra in gioco: splendido il cross che disegna sulla testa di Ambrosini per il nuovo vantaggio, stavolta decisivo. Nel finale, i suoi piedi buoni e la sua calma sono pure un lusso)

Prova nel complesso positiva, su un campo che decisamente non lo favorisce. Peccato per quel doppio giallo: mancava poco e, pur con il coltello tra i denti a protezione dei tre punti, poteva contenersi. Salterà il Pandurii, non una tragedia.

Un gladiatore. A 36 anni corre a destra e a sinistra mordendo le caviglie di tutti, senza mai riprendere fiato e dettando anche i ritmi. Il gol della vittoria, con uno dei suoi classici inserimenti in area, è il giusto riconoscimento a un calciatore ancora fondamentale. Un altro rimpianto di Galliani?

Quando c’è da spingere è sempre presente, se deve difendere deve aprire il libro e ripassare posizioni e movimenti, perchè troppo spesso non sa quale spazio occupare. Sta però crescendo.

Scompare nella melma del terreno di gioco, lui che è tutto fioretto e tocchi di fino non è nato per sguazzare negli acquitrini. Meglio nel primo tempo. ()

Pronti via, gol all’esordio dopo un minuto contro il Paços Ferreira. Stasera si concede l’onore di guadagnarsi il rigore con una bella giocata personale, prima e dopo dà tutto con ripiegamenti e corse su tutto il fronte. Esce stremato con i crampi, lasciando la squadra in nove nell’ultimo minuto.

All. MONTELLA 7 In piena emergenza si inventa una squadra che corre, ha voglia e ci mette tutto fino alla fine; e vince la partita fuori casa. Merito suo se i giocatori rispondono così alle sollecitazioni: quando i titolari rientreranno si ritroverà una rosa allungata perchè più pronta, e allora forse ne vedremo delle belle.

(Claudio Franceschini)

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