Pagelle/ Italia-Nigeria (2-2): i voti della partita (amichevole)

- La Redazione

Le pagelle di Italia-Nigeria, amichevole internazionale di scena allo stadio Craven Cottage di Londra, la casa del Fulham: finisce 2-2 una gara giocata sempre a viso aperto dalle due squadre

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(INFOPHOTO)

Italia-Nigeria finisce 2-2. Bella partita al Craven Cottage: il pubblico di Londra si diverte, assiste a 4 gol e tante occasioni, uno spettacolo che fa ben sperare per il futuro delle due nazionali, che andranno entrambe al Mondiale. Primo tempo con tre gol, nella ripresa rete in apertura di Giaccherini e basta, ma in compenso tante azioni e squadre lunghe che hanno creato ripartenze sempre pericolose. Le sfide che vorremmo sempre vedere: aperte, combattute, con rovesciamenti di fronte e tanti tiri in porta. Certo aiuta che la posta in palio non ci fosse, se non quella dell’onore; ma intanto le due formazioni non si sono risparmiate e non hanno pensato agli impegni dei rispettivi campionati. Un bel segnale, che accettiamo e portiamo a casa ringraziando. La rivoluzione di Prandelli è ormai completata: gli Azzurri sono passati da squadra impermeabile dietro ma incapace di creare gioco a formazione che palleggia e inventa occasioni ma concede quando si scopre. Il giusto equilibrio è ancora da trovare, così come un maggior cinismo in zona gol, perchè non sempre troveremo avversari che prestano il fianco. Per allora, bisognerà essere spietati sotto porta. Certo: dietro, c’è tanto da lavorare. Però dimostra che i principi sono giusti: qualità in mezzo al campo, visione di gioco, velocità degli esterni d’attacco e fisicità. La Nigeria ci supera in questo: crea molto meno, finalizza quanto noi. In più la rosa è profonda: tanti titolari sono partiti oggi dalla panchina, Keshi conferma di avere in mano una bella creazione. Arbitra come dovrebbe: interrompe poco come da tradizione di casa, ammonisce il giusto, lascia correre sui contatti veniali ma è inflessibile quando conta. Non spezza il ritmo, il che contribuisce alle emozioni della ripresa. Bene così.

Italia-Nigeria 1-2 all’intervallo. Una Nazionale bella solo a tratti e troppo poco efficace va in vantaggio presto, non chiude la pratica quando potrebbe e si fa accerchiare dagli avversari, che alzano il baricentro e ci mettono in difficoltà sfruttando alla grande le fasce laterali e la velocità degli attaccanti. Prandelli opta per il solito 4-3-1-2, ma sceglie di risparmiare un De Rossi non al meglio inserendo invece Thiago Motta: come già in passato la mossa non paga perchè il centrocampista del PSG è troppo lento nello sviluppo del gioco e troppo spesso guarda avanti invece che indietro. Davanti, le cose migliori le mostra Giuseppe Rossi, Balotelli invece fa due ottime giocate sul gol (assist al bacio e con i tempi giusti) e con un tiro parato da Ejide dopo un palleggio in mezzo a tre avversari, ma per il resto è avulso dal gioco e si perde in un bicchier d’acqua, come quando spara addosso al portiere un destro creato da un contropiede brillante Candreva-Montolivo. Dietro soffriamo: concessi troppi spazi a giocatori che si inseriscono alla perfezione, anche se va detto che sul primo gol Dike si aiuta con una spintarella su Pasqual per raggiungere il pallone messo in mezzo. Poi, molle Ogbonna che vanifica un buon primo tempo non marcando a dovere Shola Ameobi e concedendogli l’angolo di tiro per battere Sirigu. Urgono cambi nella ripresa: la manovra è parsa troppo stilizzata e non concreta, abbiamo cercato tante verticalizzazioni al secondo passaggio ma peccando nel controllo della palla e nelle cose più semplici. Corre come al solito per due, si propone, arriva sul fondo e mette al centro un paio di palloni interessanti. A centrocampo è l’unico che funzioni a pieno regime. Spiace per lui che è un giocatore dai piedi buoni e dalle idee costanti, ma forse in questa Nazionale non si inserisce pienamente. Rallenta troppo il gioco e risente di compagni che non hanno troppo il passo per cambiare l’inerzia e dargli una mano. Per distacco il nigeriano con più qualità, fa quello che vuole appena gli viene dato spazio, e quando non ce l’ha se lo crea. Manda in crisi la nostra difesa e avvia l’azione del secondo gol. Paga due incertezze nel suo giudizio: esce male su Giuseppe Rossi che approfitta di un rimpallo generato dalla sua cattiva posizione, e a momenti fa il frittatone su tiro centrale di Balotelli. L’ombra di Enjeama si allunga sul Brasile…

Vola sulla botta di Ogu salvando il risultato, per il resto poco lavoro ma sul secondo gol non è perfettamente posizionato ed è poco reattivo. Dimostra comunque che vale un viaggio in Brasile.

A corrente alternata: spinge tanto, ma non sempre è lucido nel controllo e nell’idea ancor prima della giocata. Soffre tanto le folate di Moses nel primo tempo.

Anche lui va a fasi, ma di quelli dietro è il più esperto e lo fa vedere, rintuzzando ad esempio un insidioso tiro di Moses che lo puntava nell’uno contro uno. Da portare al Mondiale, sgomiterà per la maglia da titolare.

Uno di quelli che si gioca il Mondiale, non demerita anche se non è troppo reattivo su Ameobi che lo brucia. Per il resto fa quello che deve, senza sbavature.

Dalla sua parte arrivano i pericoli maggiori: sa crossare e trovare il fondo con grande continuità, dietro va in apnea a fasi, come tutti, e sul gol di Dike, fallo a parte, è un po’ ingenuo. Nel complesso tiene. 

Le idee ci sono, la realizzazione molto meno. Appare impacciato, si pesta i piedi con Thiago Motta e spreca un bel servizio di Giaccherini. Esce presto: andrà in Brasile, ma può dare di più.

( Mezzo voto in meno perchè si divora un tap-in ghiottissimo, ma conferma l’ottimo avvio di stagione: giunge alla conclusione quattro volte e coglie anche un palo. Prandelli lo considera eccome)

Ha perso l’ultimo treno per il Sud America? Lento, troppo lento per i ritmi di una Nazionale che lo lascia indietro senza aspettarlo. Gioca sempre all’indietro, ha piede educato ma per il compitino forse non serve. Appannato.

( Entra lui, e cambiano gli scenari. Costringe Ejide al miracolo su punizione, trova sempre l’uomo smarcato, non perde mai la calma e la squadra gira a mille. Imprescindibile, fosse anche per 40 minuti a volta)

Col passare dei minuti evapora, ma corre per due e anche per tre, e quando c’è da inserirsi per il gol è sempre presente. Abbiamo capito perchè Conte ha tanto polemizzato sulla sua cessione: potenzialmente, di questa Nazionale può anche essere un titolare. (76′ POLI sv)

Si vede poco, ma si vede quando conta. Avvia l’azione del 2-2 e prova a giocare tra le linee, un ruolo che non ricopre da tempo. Ci riesce a gettone, ma ha stoffa per emergere anche da trequartista.

( Entra bene in partita: un sinistro a giro non rientra a sufficienza, ma lui non si scoraggia e sulla destra spazzola la riga con continuità facendosi trovare per la superiorità numerica)

Il gol è un classico: taglio profondo su spazio creato da Balotelli, poi rimpallo fortunato. Si batte, ma si vede che è stanco e che ancora deve inserirsi nei meccanismi. Non si preoccupi: a meno di cataclismi, quella maglia è sua.

( Ormai leader del gruppo, gioca con sicurezza disarmante. Manda in porta Parolo che prende il palo, poi si mette in proprio con il pezzo forte e timbra la traversa su punizione. Anche lui sta diventando come Pirlo, essenziale)

Sei partite in fila senza gol: dal ritorno in Italia, mai successo. E’ bravo quando protegge palla col fisico e manda in gol Pepito, poi si perde in bicchieri d’acqua sentendo ansia e pressione. Sbaglia due gol che in altri giorni non avrebbe fallito: deve ritrovare serenità e convincersi di non essere il salvatore della patria. 

Ha costruito una nazionale che finalmente non ha paura di giocare a calcio, come ha detto nel post partita: forse deve ripensare al modulo, perchè con il 4-3-2-1 siamo andati meglio. La difesa è assolta in attesa che tornino i titolari, ma certe scelte dovrà ponderarle bene (soprattutto in mezzo al campo)

Approssimativo sul gol di Rossi, rischia il pasticcio su destro di Balotelli, si riscatta con il paratone che blocca la punizione di Pirlo. Poi si arrende all’infortunio. 

( Titolare del ruolo, lo dimostra un’altra volta: nel finale stoppa Parolo e Diamanti)

Come Maggio, anche se ci mette più spinta. Dietro però soffre eccessivamente quando viene puntato, mostrando di non avere il passo giusto per contenere in velocità.

 Non avendo altro mezzo, usa il fisico e le maniere forti qui intese come spazzare l’area senza badare a dove finisce il pallone. Così agendo, risulta più o meno efficace.

 Balotelli lo sfila secco giocando col fisico, che invece dovrebbe essere il suo pezzo forte. Si riscatta con altri interventi, ma la macchia rimane.

Gioca una partita a tutto ritmo, avanzando e tornando come una fisarmonica. Piede educato: disegna l’assist per Ameobi e crea altri pericoli alla nostra retroguardia.

Petkovic e la Serie A lo hanno forgiato in personalità: tiene in mano il centrocampo con autorità da veterano, imposta e cuce, non molla un pallone. Leader della mediana. 

Lui invece, che ha decisamente più esperienza, stecca un po’ l’appuntamento, rimanendo sempre a metà tra la grande giocata e l’errore marchiano finisce per non incidere.

Forse Mourinho avrebbe fatto bene a tenerlo da subito: da solo mette in crisi la nostra difesa, taglia a fette la linea azzurra e avvia l’azione del secondo gol, calcia in porta, serve assist, torna a centrocampo a prendere palla. Gran giocatore. ()

Il gol è frutto un po’ della spinta su Pasqual e un po’ del senso della posizione; per il resto non combina troppo, ma il gesto tecnico vale il momentaneo pareggio e allora strappa la sufficienza.

( Vivace, lui che è un titolare quasi inamovibile della Nigeria entra con l’argento vivo addosso e lo dimostra, peccando però in concretezza quando si tratta di quagliare. Le qualità si vedono, comunque)

Titolare quasi a sorpresa, è troppo fumoso: vuole saltare tutti in dribbling ma sono più le volte che viene fermato. Può fare e dare di più: a Brescia può imparare.

( Entra per dare più equilibrio e ci riesce: falso centrocampista che appena può si inserisce dove si fanno i gol, ne sfiora uno con una gran botta da fuori che chiama Sirigu al paratone)

Idolo del St. James’ Park, poco più a Nord di qui, dimostra che gli anni in Premier League lo hanno forgiato: è una volpe nell’anticipare Ogbonna e insaccare il 2-1, per il resto crea grattacapi all’Italia con incursioni e accelerazioni. 

( Il titolare sarebbe lui, ma questa sera perde posizioni nelle gerarchie di Keshi: in 25 minuti si può combinare di più, lui quasi non vede palla)

Deve lavorare sulla fase difensiva, ma la sua Nigeria può far male a tante squadre perchè ha qualità, idee e forza fisica. Non per niente ha vinto la Coppa d’Africa: questa non sarà la generazione d’oro degli anni Novanta di cui ha fatto parte in prima persona, ma può farsi ugualmente valere.

(Claudio Franceschini)

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