ATLETICA/ Bragagna: Tumi, Chesani, Bruni ma soprattutto Trost, che bell’inverno per l’Italia (esclusiva)

FRANCO BRAGAGNA commenta una splendida domenica per l’atletica italiana, con i tre record nazionali ottenuti da Roberta Bruni, Silvano Chesani e Michael Tumi ad Ancona

19.02.2013 - int. Franco Bragagna
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L’atletica italiana è reduce da una domenica indimenticabile, con tre record nazionali ottenuti ai Campionati nazionali indoor di Ancona, ultimo appuntamento importante prima degli Europei al coperto che si terranno a Goteborg dal 1° al 3 marzo. Silvano Chesani nel salto in alto, Michael Tumi sui 60 metri e Roberta Bruni nel salto con l’asta femminile ci hanno regalato prestazioni importanti (clicca qui per leggere di più), che vengono dopo altri risultati che ci fanno dire che l’atletica italiana sia in ripresa, su tutti la grande progressione di Alessia Trost, grande speranza del salto in alto. Una prima conferma a livello internazionale è attesa appunto a Goteborg, ma di certo l’ottimismo che si respira nell’atletica italiana mancava da molti anni. Ne parliamo con Franco Bragagna, storico commentatore di Rai Sport delle gare di atletica e profondo conoscitore della regina degli sport. Intervista esclusiva per IlSussidiario.net

Bragagna, come giudica questa domenica con ben tre record italiani? Sorprendente, scoppiettante, da un certo punti di vista anche incredibile, naturalmente in positivo. Questo soprattutto perché arriva dopo un inverno già ricco di buone notizie, soprattutto per la grande crescita di Alessia Trost. Si sapeva che era una fuoriclasse, ma di certo nessuno pensava che arrivasse così presto a saltare 2 metri.

Sui tre primatisti invece cosa ci può dire? Michael Tumi è un altro che sta facendo più di quello che ci si aspettasse: sapevamo che era un talento, ma non si prevedevano risultati di così alto livello internazionale, perché 6”51 sui 60 metri è un tempo che potrebbe bastare per l’oro se ripetuto ai Campionato Europei di Goteborg fra dieci giorni.

Roberta Bruni? Stesso discorso: ragazzina sveglia, arguta, tecnicamente in crescita, ma un 4.60 saltato in quella maniera è un risultato di livello assoluto, soprattutto se consideriamo che è ancora una juniores.

Silvano Chesani? Lui era atteso già da tempo, perché è da una vita che si dice che ha la stoffa per saltare alto. La grande prestazione però non era ancora arrivata, per un motivo o per l’altro, e adesso finalmente l’ha fatta, riuscendo a mettere insieme tutte le cose. Ma ripeto: la cosa bella e importante è che una serie di risultati di questo livello, tutti insieme in un solo inverno, non arrivavano da almeno 10 anni per l’atletica italiana.

Quali sono i motivi secondo lei?

A inizio dicembre sono cambiati i vertici federali, ma non saprei dire quanti siano i meriti del presidente Alfio Giomi e del direttore tecnico Massimo Magnani in così breve tempo. A loro dire l’atletica italiana era semplicemente assopita, perché i numeri c’erano. Qualcosa hanno fatto, ma è difficile pensare che il nuovo entusiasmo, la voglia di fare, l’intraprendenza siano tutto merito loro.

Qualcosa era stato sbagliato prima? Trost, Chesani e Tumi non sono andati ai Giochi Olimpici pur avendo la possibilità di esserci, quindi chi c’era prima non ha visto sufficientemente lontano. Chesani aveva il minimo ma fu escluso per una piccola flessione al momento decisivo. Tumi poteva far parte almeno della staffetta ma fu escluso per fare spazio ad un atleta che era allenato dall’allora responsabile del settore velocità. La Trost aveva il minimo B ed aveva vinto il titolo mondiale juniores, ma fu lasciata a casa nonostante l’infortunio di Antonietta Di Martino. E’ mancato il coraggio di portarla. Se ci credi, bisogna avere il coraggio di investire su di lei, in ottica di fare un buon risultato e una esperienza importante.

Abbiamo dunque buone prospettive per gli Europei? Sì, certamente. Naturalmente spero che non sia stato un fuoco di paglia, ma direi che siamo davanti a un bel falò. Tanti risultati di livello internazionale, un salto in avanti in quasi tutte le specialità, senza dimenticare che finora si sono fatti vedere poco alcuni big come Fabrizio Donato e Daniele Greco nel salto triplo, che invece agli Europei ci saranno. Per somma di risultati, non ci presentavamo così bene alla vigilia di un Europeo indoor da almeno 15 anni.

Quale di questi tre record l’ha impressionata di più? A dire il vero, la prestazione più impressionante, anche in prospettiva futura, sono stati i due metri di Alessia Trost, che non sono record solo perché in Italia abbiamo avuto saltatrici come Simeoni e Di Martino, senza contare che rispetto ad Antonietta ha pure la struttura fisica per essere una saltatrice in alto di livello mondiale. Comunque, tutti e tre i record sono di livello molto importante: non saprei sceglierne uno in particolare.

 

(Mauro Mantegazza)



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