TENNIS WTA/ Alla scoperta delle stelle del futuro: Sloane Stephens e le sue sorelle

- La Redazione

Serena Williams domina ancora oggi il circuito WTA, ma l’inizio della stagione ci ha detto che c’è una serie di giocatrici pronte a scalare la classifica; Sloane Stephens è la più pronta.

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Laura Robson, 18 anni, numero 43 del ranking WTA (Infophoto)

Sarà anche ai vertici del tennis mondiale da tre lustri, ma dietro di lei il panorama non è certo il deserto dei Tartari. La stagione 2013 del tennis femminile si è aperta all’insegna delle novità: d’accordo, se andiamo a sfogliare l’albo d’oro dei primi due tornei importanti leggiamo comunque i nomi di Victoria Azarenka e Maria Sharapova, ma c’è tutto un mondo da scoprire: tante tenniste nate dopo il 1990 stanno lottando per salire alla ribalta. Si dice da tempo che il tennis in gonnella sia in crisi: le prime tre e poi il vuoto, questa è una delle frasi ricorrenti. Non è così, anche se poi è vero che c’è un certo margine tra Williams-Sharapova-Azarenka e il resto del gruppo, basti vedere certi risultati di giocatrici nella Top Ten (anche la nostra Sara Errani) che contro di loro prendono regolarmente paga, con tanti saluti e ringraziamenti (Sarita ci riprova domani contro Masha, quarti di finale a Miami). Purtroppo il mondo della racchetta è feroce, soprattutto a livello femminile: si può essere star con il mondo in mano e crollare senza soluzione di continuità. Ana Ivanovic a 20 anni era numero 1 al mondo e aveva vinto il Roland Garros: ci ha messo quasi cinque stagioni per tornare a competere con le miglior. E la stessa Serena Williams ha vissuto momenti di inattività e difficoltà in mezzo a 15 titoli Slam e un dominio che sul campo, quando sta bene, rasenta l’imbarazzo (per le avversarie). Fatte queste dovute premesse, dai primi mesi del 2013 stanno uscendo alcune giocatrici in erba che promettono decisamente bene. Andiamo a vedere chi sono, in stretto ordine alfabetico.

Fa parte della generazione immediatamente successiva a quella che ha visto esplodere Petkovic, Kerber, Lisicki e Barthel: la Germania non se la passa male. Ha vinto il Roland Garros juniores lo scorso anno, arrivando in finale senza perdere nemmeno un set; a soli 18 anni è riuscita a entrare nel tabellone principale di Wimbledon superando tre turni di qualificazione,venendo però eliminata al primo turno. Quest’anno ha iniziato con il secondo turno in Australia: capace di eliminare Yaroslava Shvedova, testa di seire numero 28, ha poi perso contro Ayumi Morita. Non troppo alta, paga un po’ il fisico contro giocatrici più strutturate ma promette bene.

Non potevamo non inserire una nostra rappresentante. Ha padre argentino, ma ha dichiarato di sentirsi al 100% italiana (anzi, maceratese). Nel 2011 ha scalato circa 160 posizioni nel ranking, ma purtroppo stiamo ancora aspettando l’esplosione definitiva: lo scorso anno aveva centrato gli ottavi di Wimbledon battendo Flavia Pennetta, Tatishvili e Nadia Petrova, ma da quel momento non è più riuscita a esprimersi su quei livelli. Come talento è una giocatrice indiscutibile, ma ha fin troppa irruenza: spara a tutto braccio in ogni situazione, senza controllare ritmo e momento della partita. La allena il padre: la sensazione è che debba mettersi nelle mani di un coach che le “imponga” certi miglioramenti tecnici e tattici, altrimenti resterà un’eterna promessa dai risultati sporadici e nulla più.

Al momento è la terza miglior giocatrice serba, dietro le ex numero 1 Ivanovic e Jankovic. La sua carriera è sostanzialmente iniziata con un record: è stata la più giovane giocatrice ad entrare nelle prime 100 al mondo. Ha vinto il primo torneo WTA a Baku nel 2012 e ha iniziato il 2013 raggiungendo gli ottavi di finale agli Australian Open, eliminando una testa di serie come Lucie Safarova e poi la veterana Kimiko Date-Krumm, e perdendo il “derby delle baby” contro Sloane Stephens. La allena il padre Zoran.

Giocatrice precoce, da juniores ha vinto gli Open di Francia nel 2009 e ha raggiunto la finale a Wimbledon lo stesso anno, mentre agli Us Open nel 2008 aveva giocato la semifinale. Si è un po’ persa per strada, ma la Francia conta molto su di lei: naturalmente il cognome tradisce origini balcaniche (serbe), i Bleus sperano che possa compiere un percorso come quello di Amelie Mauresmo e Marion Bartoli.

Ha ancora un rank basso, ma in una sola settimana è stata capace di scalare 22 posizioni: merito degli ottavi di finale a Indian Wells, raggiunti battendo in fila Jovanovski, Makarova e Rybarikova. Si è ripetuta a Miami, dove ha perso da Na Li ma prima aveva fatto fuori Pavlyuchenkova e Wozniacki. Il risultato grosso lo aveva centrato l’anno prima: con il quarto turno (eliminando la testa di serie numero 9 Vera Zvnonareva) era diventata l’esordiente capace di andare più in là in questo torneo. Ha superato un turno agli Australian Open di quest’anno (ancora contro la Rybarikova), mentre a livello ITF ha vinto sei tornei. Ha buoni colpi soprattutto con il dritto, deve però migliorare in tenuta mentale e profondità del gioco.

 Australiana di nascita, ha vissuto anche a Singapore fino a sei anni: è britannica dal 2008. A 14 anni aveva già vinto Wimbledon juniores, un anno dopo il debutto nei tornei ITF; ancora un anno, ed è arrivata in finale agli Australian Open (sempre a livello juniores). E’ diventata famosa lo scorso anno: è stata la compagna di doppio misto di Andy Murray alle Olimpiadi (medaglia d’argento). Sull’erba londinese però aveva già battuto Angelique Kerber al primo turno dei Championships 2011. L’exploit agli US Open dello scorso autunno: batte in successione Kim Clijsters (ultima nella storia a farlo, visto il ritiro già annunciato della belga) e Na Li prima di arrendersi alla Stosur. Arriva quindi a Melbourne come osservata speciale, e il suo braccio non trema quando fa fuori Mladenovic e Kvitova, prima di essere eliminata nella sfida tra teenager da Sloane Stephens. E’ mancina, e questo come noto mette in difficoltà qualche avversaria; molto affiatata con le sue compagne di Fed Cup, è la grande speranza britannica a Wimbledon, che non vede il trionfo di un suddito donna della Regina dal 1977 (Virginia Wade). Il nostro pronostico è che ce la farà, ma deve guadagnare in cattivera agonistica.

 La chiamano già nuova Williams, e non solo per il colore della pelle. La sua storia finora è legata a Serena: dopo essersi lamentata con lei per qualche “come on” di troppo (mostrando una certa personalità), è arrivata a Melbourne in gennaio e l’ha battuta, sfruttando anche i problemi alla schiena della star. Si è guadagnata la semifinale, dove ha perso in maniera controversa dalla Azarenka che, perso il secondo set, si è presa una pausa di più di dieci minuti. Il risultato l’ha fatta schizzare tra le prime venti al mondo, ma già nel 2012 aveva raggiunto il terzo turno a Wimbledon e US Open e gli ottavi al Roland Garros. Da junior era più famosa come doppista (vittoria agli Open di Francia e Wimbledon), poi è esplosa come singolarista (semifinale a Strasburgo lo scorso anno). Tra le giovani è forse la più pronta: lo dice la classifica e il modo in cui affronta senza paura qualunque avversaria, spesso comandando il gioco. Un peccato che non abbia potuto giocare a Miami contro Venus Williams (ritiratasi per problemi alla schiena): poteva essere un passaggio di consegne ideale.

 Nome nuovo: la sua esplosione è recentissima. Non possiamo ancora dire se si tratti o meno di un exploit isolato, ma intanto va registrato: nel torneo di Miami attualmente in corso ha eliminato nel giro di tre giorni le due tedesche Goerges e Petkovic, e poi ha strappato un set a Kirsten Flipkens. Certo: non stiamo parlando di semifinale o altro, ma intanto la sua classifica migliorerà sensibilmente e potrà giocare altri tornei importanti. Poi, si vedrà.

 E’ la più giovane di tutte, e non ha ancora centrato risultati importanti; però, può già vantare una finale pro (a Tashkent) e il superamento di un turno Slam, agli Australian Open dello scorso gennaio (sconfitta Andrea Hlavackova). Andrà aspettata ancora un po’, ma di lei si parla veramente bene.

 

(Claudio Franceschini)



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