Australian Open 2014/ Tennis WTA: favorite, outsider e possibili sorprese del primo Slam stagionale

- La Redazione

Australian Open 2014, la presentazione del torneo femminile. Partono le qualificazioni del primo Slam stagionale: ecco favorite, outsider, possibile sorprese e nuove leve della WTA

MargaretCourtArena_R400
Foto Infophoto

Ci siamo: il primo Slam della stagione 2014 di tennis sta per cominciare. A Melbourne vanno in scena gli Australian Open. Torneo quasi finito nel dimenticatoio, e salvato negli anni Ottanta dall’intuizione di spostarlo dalla location originale di Kooyong al Melbourne Park (cambiando anche superficie: all’epoca si giocava su erba). Fino al 1977 il torneo chiudeva la stagione e si giocava a dicembre; se ne è tenuta una doppia edizione fino al 1985, per poi essere posizionato definitivamente in gennaio. Per quanto riguarda la WTA, campionessa in carica è Victoria Azarenka; a dominare l’albo d’oro è l’ex tennista di casa Margaret Smith Court, con 11 titoli.

La numero uno non può che essere lei, nonostante le ultime due campagne australiane siano finite male e l’ultimo titolo risalga al 2010. Impossibile non fare il suo nome: quando si presenta ai nastri di partenza di un torneo le possibilità che non vinca sono limitatissime, specialmente per quello che si è visto negli ultimi due anni. Parlano i numeri: 11 tornei vinti nel 2013, quattro Slam, due Master e l’oro Olimpico negli ultimi due anni. Ha 17 Major in carriera: prima del ritiro punta decisamente ai 20, quantomeno a superare Chris Evert e Martina Navratilova (18). La possibilità che non ce la faccia non è nemmeno quotata.

Victoria Azarenka Anche qui, non si sfugge: è la campionessa uscente, ha vinto gli ultimi due titoli che sono anche gli unici Slam conquistati in carriera. Soprattutto, è l’unica in grado di tenere testa a Serena Williams (la Serena al 100% della forma fisica) come ha dimostrato nel 2013, battendola due volte e andando vicinissima a strapparle la finale degli Us Open (come l’anno precedente, quando anzi ci era andata ancor più vicina). Il punto è questo: deve dimostrare di saper superare l’americana in uno Slam, pur se va detto che nelle due edizioni vinte non ne ha avuto bisogno e che la troverà eventualmente solo in finale.

Na Li Non tanto perchè è la numero 3 del mondo; il ranking è sempre relativo. C’è però un motivo se la cinese si trova attualmente sul podio del circuito: ovvero, un finale di 2013 da urlo, con la semifinale agli Us Open e la finale nel Master, dove ha messo paura a Serena Williams strappandole il primo set. A 31 anni questa è una delle ultime grandi occasioni che le restano per vincere il secondo Slam in carriera: le più giovani incalzano e prima o poi bisognerà cedere il passo. A Melbourne conta anche sulla tradizione favorevole: due finali e una semifinale nelle ultime quattro edizioni.

Petra Kvitova Diciamo la verità: al top della forma fisica, la ceca sarebbe la terza-quarta forza della WTA. Lo ha dimostrato vincendo Wimbledon a 21 anni distruggendo tutte le avversarie (tra cui Azarenka e Sharapova). Da allora però non si è più ripetuta, mancando tutti i grandi appuntamenti. Al Master 2012 si è ritirata per un virus intestinale, e in generale non è mai stata benissimo; a fine 2013 ha vinto a Tokyo, ma nulla più. La superficie potrebbe aiutarla, ma dovrà essere al 100% della condizione e avere un aiutino dal tabellone. Come talento, può arrivare in finale quasi passeggiando.

Maria Sharapova Tra le giocatrici in attività è l’unica, a parte ovviamente Serena Williams, ad aver centrato il Grande Slam in carriera: in Australia aveva vinto nel 2008, anno maledetto nel quale si era operata alla spalla rinunciando a Olimpiadi e Us Open. Sinistramente simile alla scorsa stagione: il rientro tutto sommato non è stato pessimo, visto che ha raggiunto le semifinali di Brisbane. Sulle sue possibilità di trionfare a Melbourne incidono due cose: la condizione fisica, che non può essere al massimo vista la lunga inattività, e il fatto che contro Serena non vince dal 2004 (14 sconfitte consecutive). Ha mostrato qualche miglioramento al servizio, ma la strada è tutta in salita. 

E’ un po’ come la Wozniacki di qualche anno fa, con la differenza che lei non è mai stata numero 1 del ranking: sempre nei piani alti del circuito pur senza vincere Slam. A dire il vero, il ruolino di marcia nei Major è pessimo se pensiamo a talento e competitività: finale a Wimbledon nel 2012, mai al di là dei quarti negli altri tre tornei. A Melbourne è entrata nelle prime otto nelle ultime tre occasioni, senza mai riuscire a fare il passo decisivo. E’ il suo tallone d’Achille: la polacca è un computer e un muro di gomma difensivo, ma le manca il killer instinct e la geometria di Martina Hingis cui spesso è stata paragonata. Per questo, e anche perchè ha iniziato male il 2014, non la consideriamo alla stregua delle outsider.

Simona Halep La storia insegna che ripetere certe stagioni è impresa ardua; eppure a 22 anni la rumena potrebbe essere davvero esplosa. La seconda parte di 2013 è stata un capolavoro: sei titoli conquistati, con la ciliegina finale del Master B di Sofia. Certo non si tratta di tornei Premier, ma la concorrenza era comunque agguerrita. Ha chiuso l’anno al numero 11 del ranking e a oggi, per livello di gioco e concentrazione mentale (straordinaria rimonta sulla Ivanovic nella semifinale in Bulgaria) vale la Top 10. Con un buon tabellone può anche arrivare in fondo.

Jelena Jankovic Una con il suo pedigree non può non essere presa in considerazione. Certo a Melbourne non ha mai brillato, se si eccettua la semifinale del 2008; ma è stata numero 1 al mondo e se rimane concentrata e dentro le partite (il suo più grande limite) può decisamente battere le grandi. Probabilmente gli anni migliori sono alle spalle, ma essere rientrata nella Top 10 a 28 anni e aver raggiunto la semifinale dell’ultimo Master è un bel segnale per un possibile 2014 da protagonista. 

Sloane Stephens Gli Australian Open 2013 sono stati il momento in cui si è rivelata al mondo: battuta Serena Williams si è spinta in semifinale, dove Victoria Azarenka l’ha eliminata non senza lasciare per strada un set, andare in crisi mentale e riprendersi anche grazie a mezzucci poco professionali. Ha retto bene la pressione, scalando la classifica fino a trovarsi a ridosso della Top 10: le è mancato il gradino finale, ma ha 20 anni e può benissimo pensarci adesso, o magari più in là. Deve migliorare in carattere, perchè come tecnica e solidità di gioco ha tutto per esplodere. Dice di preferire la terra come superficie, ma finora i risultati migliori li ha ottenuti sul duro. E’ però in forse: non ha giocato a Sydney per un dolore al polso, dallo staff filtra cauto ottimismo.

 Angelique Kerber Entrata nelle prime dieci a metà 2012, non vi è ancora uscita; segno che la stoffa c’è. A quasi 26 anni (li compirà durante il torneo) il treno giusto potrebbe essere passato, ma la mancina di Brema ha dimostrato di saper inanellare periodi nei quali è realmente difficile batterla. A fine 2013 si è presa il torneo di Linz (con polemiche sulla wild card assegnatale) e la qualificazione al Master, dove è andata ad un passo dalla semifinale. Tuttavia l’Australia non le ha mai detto bene (ottavi come miglior risultato); se azzecca i 15 giorni è anche da semifinale, altrimenti si dovrà accontentare.

Ana Ivanovic E’ stata numero 1 con vittoria del Roland Garros 2008: ha avuto lì il suo apice, poi tra problemi fisici (è dimagrita tantissimo) e mal sopportazione della vetta del ranking si è persa per strada. Tornata a giocarsi una finale WTA a fine 2013 (Linz), ha aperto l’anno nuovo trionfando ad Auckland, e mettendo le mani su un torneo a poco più di due anni dall’ultimo. Nelle prime 20 ci è sempre stata, costantemente: oggi spera di tornare nella Top 10, magari attraverso un grande Australian Open. Sempre in nome di quel 2008 magico: allora raggiunse la finale, ma fu sconfitta da Maria Sharapova.

Eugenie Bouchard Il suo primo anno interamente giocato tra le professioniste ci ha detto che molto probabilmente non sarà una meteora, come altre campionesse juniores: dopo il trionfo a Wimbledon 2012 infatti la canadese del ’94 ha avuto una stagione tutta in ascesa, conquistando la sua prima finale WTA (a Osaka) e piazzando qualche vittoria a sensazione qua e là (Jankovic e Stephens a Tokyo, Ivanovic a Wimbledon). Arrivata a ridosso delle 30, adesso per lei arriva la parte difficile: quella di rimanere a contatto con le prime e, se possibile, fare un altro balzo in avanti. Dovessimo dirlo oggi, la vediamo nella Top 10 nel giro di un anno e mezzo.

 Belinda Bencic Vale il discorso fatto per la Bouchard: non sempre chi domina a livello juniores si afferma tra i pro, l’ultima ad averlo fatto è Victoria Azarenka (e in tono minore Wozniacki e Aga Radwanska). Tuttavia questa svizzera ha fatto talmente scalpore che ha aperto il 2014 giocando un match di esibizione contro Martina Hingis, la cui madre fa parte del suo entourage e che come lei trionfò a Roland Garros e Wimbledon delle ragazze. Diciannove anni dopo ecco questa svizzera del ’97, che ha chiuso il 2013 da numero 1 juniores e si ripropone di ripercorrere le ombre della connazionale prodigio, magari durando anche di più: nella stagione appena passata, oltre ai due Slam ha messo insieme un record di 39 vittorie consecutive e appena due sconfitte in tutto l’anno, numeri alla Serena Williams (che si è fermata a 35 successi in serie). Sembra leggerina dal punto di vista fisico: staremo a vedere.

Ana Konjuh Idem come sopra. Anche lei classe ’97, ma di dicembre: ha appena compiuto 16 anni e salutato il mondo juniores con la conquista del secondo Slam stagionale, gli Us Open. Melbourne porta ricordi favolosi: qui, un anno fa, ha vinto singolare e doppio. Ha messo in bacheca trofei Under 14 e Under 16, ha vinto titoli juniores contro giocatrici anche di due-tre anni più grandi (Eddie Herr, Orange Bowl); ha già un torneo ITF in bacheca, e l’esordio nella WTA è stato da sogno quando a Auckland ha eliminato Roberta Vinci, non solo la numero 1 del tabellone ma anche e soprattutto la numero 14 del ranking mondiale. Tra lei e la Bencic è stato un dominio giovanile, sarà così in prospettiva anche al piano di sopra? Intanto ha già fatto sapere che dopo Melbourne si opererà al gomito destro, e starà ferma tra i tre e i cinque mesi.

Victoria Duval Non si può non citare l’americana dal sorriso contagioso. Classe ’95, una storia da film drammatico ed emozionale con finale a lieto fine, agli Us Open 2013 ha fatto fuori Samantha Stosur arrivando praticamente dal nulla. Non che poi abbia mostrato chissà che: ha aperto l’anno battendo Vera Dushevina a Brisbane, ma poi si è fatta eliminare da Kiki Bertens. Tuttavia, è uno dei volti nuovi del tennis femminile, che lo si voglia o no; il tempo ci dirà se la prima impressione era quella buona, o se si è trattato di un lampo sul blu di Flushing Meadows. Per lei, come per Bencic e Konjuh, si tratterà innanzitutto di superare la tagliola delle qualificazioni.

 Le possibilità per le nostre rappresentanti non sono troppe. Naturalmente confidiamo soprattutto in Sara Errani e Roberta Vinci, che però hanno fatto flop un anno fa (terzo turno la tarantina, fuori subito la bolognese); in Australia la nostra tradizione è negativa, e allora bisogna sperare in un exploit che comprenda magari anche Flavia Pennetta, capace di spingersi in semifinale agli ultimi Us Open ma ritiratasi da Hobart per il solito polso. La Errani, numero 7 al mondo, ha bisogno di azzeccare le due settimane perfette: ha già dimostrato negli ultimi due anni di saper fare semifinale Slam ma arriva da una seconda metà di 2013 decisamente sotto tono, con tanto di lacrime e ammissione di non saper reggere la pressione di trovarsi nella Top 10, dove peraltro è da un anno e mezzo. In più, a suo sfavore gioca il record negativo con le big: tre vittorie e 27 sconfitte contro le prime cinque della classe. Per il resto, confidiamo nell’ulteriore crescita di Karin Knapp, entrata da poco nelle prime 50 al mondo, mentre ci sono decisamente poche speranze di vedere in tabellone una Nastassja Burnett che dopo l’exploit di Roma ha avuto tanti problemi fisici e un calo di rendimento e fiducia, e che le qualificazioni di uno Slam le ha superate una volta sola (Us Open 2012), per poi perdere al primo turno. Possono accedere al tabellone principale Maria Elena Camerin e Alberta Brianti.

(Claudio Franceschini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori