Olimpiadi Sochi 2014/ Bocchio: il mio libro su Tomba, la storia dello sci

- La Redazione

Olimpiadi Sochi 2014, il libro di SANDRO BOCCHIO su Alberto Tomba: in concomitanza con i Giochi invernali, l’autore ci racconta la sua opera che celebra un grande atleta italiano

Sochi2014
Infophoto

Un libro per celebrare le imprese di uno dei più grandi campioni di sempre dello sci mondiale, Alberto Tomba. Un libro che esce proprio in questi giorni, in coincidenza con le Olimpiadi di Sochi 2014. E’ la storia di questo campione visto in tutti i suoi lati: le sue gesta sportive, su tutte i tre ori olimpici, i due mondiali e la Coppa del Mondo vinta nel 1995, ma anche il modo in cui ha rivoluzionato lo sci sia a livello tecnico sia per il suo essere personaggio al di fuori dell’ambito agonistico. Un campione di città, il primo dopo una serie di atleti che venivano dalla patria dello sci, l’Alto Adige, o comunque da altre vallate alpine. Le sue vittorie, i suoi successi, che l’hanno portato – proprio come dice la collana “Immortali” – a essere un’icona dello sci di tutti i tempi. Ce l’ha raccontato Sandro Bocchio, autore dell’ebook con Giovanni Tosco, suo collega a “Tuttosport”, il famoso quotidiano sportivo torinese per cui i due giornalisti lavorano. Lo abbiamo sentito in questa intervista esclusiva per ilsussidiario.net.

Come mai hai deciso di dedicare un libro ad Alberto Tomba? Fa parte di una collana di ebook dedicata agli “Immortali” dello sport, edita da 40k. Precedentemente avevamo scritto le storie di Maradona e Senna. Ora è uscito Tomba, un atleta che ha cambiato il mondo dello sci, sia per il suo essere personaggio al di fuori delle gare, sia per le sue grandi qualità tecniche che ha messo in mostra durante la carriera.

Pensi che Tomba faccia parte dei grandi di questo sport? In Italia è il più grande con Thoeni, nel mondo si può mettere sullo stesso piano di Maier, Klammer, Killy, Sailer, Stenmark. E’ stato cinquanta volte primo in carriera in Coppa del Mondo. Forse però non è allo stesso livello di Killy che a differenza di lui conquistò tre medaglie d’oro alle Olimpiadi di Grenoble, come fece Sailer a Cortina. E poi non è mai riuscito a fare grandi cose nella velocità.

Come è strutturato questo libro? E’ diviso in cinque capitoli. Si parte dalle Olimpiadi di Calgary del 1988, si passa ad Albertville. C’è il capitolo dedicato ai Mondiali, Tomba dovette aspettare fino a quelli disputati in Sierra Nevada nel 1996 per conquistare la medaglia d’oro. Si parla della Coppa del Mondo, da lui vinta vent’anni dopo Thoeni. Si racconta anche di quando nel 1984 vinse il Parallelo di Natale di San Siro: Tomba non aveva ancora 18 anni, era nella squadra B, battè i migliori azzurri e il suo nome, il giorno dopo, manco compariva nella titolazione della “Gazzetta dello Sport”…

 In effetti Tomba cambiò proprio il modo di intendere lo sci in Italia…

Era il primo sciatore non altoatesino che vinceva, un campione di Bologna. Un personaggio incredibile a cui piaceva divertirsi, stare con le belle donne, frequentare le discoteche. Quando nel 1988 partecipò alle Olimpiadi di Calgary fu interrotta la serata finale del Festival di Sanremo per trasmettere la seconda manche dello slalom. Quella trasmissione ebbe 16 milioni di telespettatori, il quarto avvenimento sportivo televisivo visto dopo le tre partite della Nazionale agli Europei di quell’anno.

Sei un prolifico scrittore di libri sportivi… Sempre con Giovanni Tosco. In passato ci sono stati il “Il dizionario della grande Roma” e “Il dizionario della grande Lazio”, editi da Newton Compton. E poi, editi da Bradipolibri, “Dizionario blucerchiato”, “Dizionario rossoblù” e “Dizionario granata”, dedicati a Sampdroia, Genoa e Torino. Fino a un libro dedicato alla Fiorentina, “Il giglio nel cuore”. Tutti cartacei, ora abbiamo l’ambizione di scrivere una piccola enciclopedia dello sport su ebook.

Cosa uscirà in futuro, quale sarà il tuo prossimo lavoro? “La storia dei Mondiali di calcio”, edito da Sei, il racconto dei Mondiali dal 1930 in poi. Un modo per far conoscere grandi nomi come Giovanni Ferrari, protagonista dei successi dell’Italia nel 1934 e nel 1938, quando il Brasile eravamo noi. Per ricordare un giocatore come Eusebio o come Puskas, di quella straordinaria Ungheria che nel 1954 non riuscì a vincere il titolo, sconfitta da una Germania, sospettata di essersi dopata per la finale. La possibilità anche per chi è più giovane di conoscere fino in fondo tutte le vicende di una competizione così importante e che a giugno vivrà un nuovo appuntamento in Brasile. (Franco Vittadini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori