SERIE A/ News, il bilancio di metà stagione: sorprese, delusioni e rivelazioni del girone d’andata

Serie A news, il bilancio di metà stagione: le sorprese, le delusioni e le rivelazioni del girone d’andata di campionato. La Juventus è in testa, Parma e Cagliari sono quasi condannate

19.01.2015 - La Redazione
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La Juventus è campione d'inverno (Infophoto)

Il girone di andata della Serie A 2014-2015 è terminato. E il momento giusto per un primo bilancio a bocce ferme: la proiezione dei punti totalizzati fino a qui sulla stagione intera è già indicativa, ma qui vogliamo più che altro assegnare qualche giudizio rispetto a quanto si è visto finora. Squadre rivelazioni e delusioni, giocatori che hanno stupito e altri che si sono nascosti; non una scienza esatta ma un modo come un altro per raccontare il campionato a oggi e anticipare, possibilmente, quello che verrà. 

Partiva con un grosso punto di domanda: laddio di Antonio Conte, ispiratore dei tre scudetti consecutivi. Massimiliano Allegri è arrivato in punta di piedi; contestato in quanto ex Milan, e con un esonero ancora fresco da cancellare. Per ora ha ragione lui: ha 46 punti che sono appena 6 meno dello strabiliante passo dellanno scorso, la sua squadra ha segnato 42 gol subendone 9 e dà la sensazione di avere se possibile ancora più fame. Ha cambiato modulo non subito, ma sapendosi adattare in corsa senza stravolgere; e i fatti lo supportano. Svolta da campione dinverno a +5 sulla Roma, ha vinto in casa di Milan, Lazio e Napoli: presto per dire se la Juventus sarà campione dItalia ma per ora le cose funzionano. Con due dubbi: il ritorno della Champions League e una certa propensione a buttare via i vantaggi acquisiti (Sampdoria e Inter).

Diciamo la verità: quando è iniziata la stagione, a leggere la rosa ci credevano in pochi. Tanto che Iachini era in pole position tra gli allenatori a rischio esonero, e la squadra veniva data per semi-spacciata. Bene: alla fine dellandata si ritrova ottavo con le milanesi, a -7 dal terzo posto e -5 dallEuropa. Ha lattacco più divertente del campionato, ha trovato solidità dietro con il rientro di Gonzalez, gioca sempre a viso aperto e soprattutto fa i risultati. Nelle ultime undici ha centrato 20 punti: la salvezza è dietro langolo ma questa squadra può togliersi tante soddisfazioni in più. 

Che Sinisa Mihajlovic fosse bravo si era capito quando aveva salvato una squadra sullorlo del precipizio lo scorso anno. Ma adesso ha fatto ancora di più: lha portata al terzo posto e a sognare la Champions League. E lo stesso gruppo del 2013-2014; anzi, ha perso Gabbiadini strada facendo e deve convivere con qualche acciacco di troppo in difesa. Eppure è un caterpillar: imbattuto in casa (solo Juventus e Roma lo sono), ha la terza miglior difesa del torneo e quando ci giochi contro hai sempre la sensazione che anche le cose più semplici non ti riusciranno. Il difetto è la poca proposizione in attacco; se Eder gira poco il contropiede risulta meno efficace. Tuttavia merita di stare dovè, e chissà che non possa fare questa corsa fino al termine della stagione. 

Speranza in questo senso: che sempre più squadre in Italia seguano questo esempio. Cè lerrore originale: Di Francesco era stato esonerato. La società però è stata brava a tornare sui suoi passi (aiutata anche da risultati pessimi da parte di Malesani) e il frutto del dietrofront risiede nei 25 punti in classifica, undicesima posizione a +9 sul terzultimo posto. Il Sassuolo diverte e fa divertire, gioca in modo offensivo, cerca sempre il gol; ha tanti giovani che faranno carriera (da Berardi a Zaza, da Vrsaljko a Sansone) e soprattutto ha unimpronta del tutto italiana. Certo è provincia e non centro dellImpero, ma poco conta: i neroverdi stanno insegnando che anche senza stelle si può essere soddisfatti. 

La classifica non dice tutto: lEmpoli ha 19 punti e rischia la retrocessione, ma a guardarlo giocare non si direbbe affatto. In campo tutti sanno sempre cosa fare, Sarri ha disposto un 4-3-1-2 efficace che ha lunico difetto di non sfruttare appieno tutte le occasioni create (e alla lunga si può pagare); la società, da sempre attenta al vivaio, quando si è trovata in Serie B ha scelto di non puntare subito alla risalita (quindi riempiendosi di mestieranti in prestito senza progettualità) ma ha invece investito sul settore giovanile (Saponara ora tornato, Pucciarelli, Signorelli, Tonelli) andando poi a scegliere giovani o elementi a poco prezzo da far crescere e inserire (Valdifiori e Croce su tutti). Risultato? Squadra spumeggiante e divertente e un progetto che può essere ancora migliorato. Merita la salvezza, è fuor di dubbio. 

Entrambe hanno 26 punti; la classifica ci dice che il Milan ne ha 4 in più della disastrosa andata dello scorso anno, mentre lInter ne ha persi 6. Problemi diversi ma di matrice simile: lincapacità di progettare un futuro quando le cose andavano decisamente meglio. Daccordo laddio in massa dei senatori e la vendita dei pezzi pregiati (Milan), daccordo il cambio di proprietà e la necessità di riassestarsi (Inter); tuttavia vedere le milanesi a -7 dal terzo posto e in seria difficoltà sul campo apre diversi interrogativi. Il gioco latita: se loperato di Mancini va ancora giudicato in profondità (ora è troppo presto), si è capito chiaramente che quello di Inzaghi è al momento sotto la sufficienza, che un gioco non cè e che probabilmente il suo modulo non è supportato dagli interpreti. Entrambe peccano in mediana: non cè un singolo giocatore che sappia verticalizzare o anche solo dare respiro alla manovra. Cè tutto un girone per migliorare e farci capire che il giudizio era troppo lapidario, ma a oggi il voto è negativo per forza di cose. 

 La classifica parla chiaro: 9 punti dopo 19 giornate, cambia poco che il Parma ne avrebbe 10 sul campo. Una non ha saputo adeguarsi al salto di categoria, l’altra ha forse rimandato oltre misura i problemi economici e di società; risultato, ultimo posto e distanza dalla salvezza già semi-incolmabile. Il calciomercato di gennaio potrebbe sistemare qualcosa; riguarda più che altro il Cesena che non ha una rosa all’altezza e non vince dalla prima giornata. Il Parma certamente ha perso molto rispetto allo scorso anno (Marchionni, Parolo, Biabiany fuori a oltranza) e ha avuto tanti infortuni ma ha gli uomini e l’allenatore per salvarsi; tuttavia giocare senza ricevere lo stipendio non è mai facile. Adesso c’è una nuova proprietà: per ora i risultati languono comunque, ma le somme si tireranno a fine maggio. 

 Storie diverse, difficoltà simili. Il Cagliari aveva aperto alla suggestione Zeman ma il boemo ha fallito, vuoi per colpe proprie o per una società ancora giovane e inesperta (ma alcuni dei giocatori li ha voluti lui); il Verona aveva forse fatto più dell’aspettato lo scorso anno, così le aspettative non sono state confermate. Il girone di ritorno deve portare al riscatto: con l’arrivo di Zola si è vista se non altro una sterzata dal punto di vista dell’orgoglio, mentre Mandorlini ha saputo cambiare modulo e adattarsi a rosa e contingenze. Per ora rimandate: sotto la sufficienza ma con possibilità di superare l’esame di riparazione. 

 D’accordo, ci sono i 13 gol del capocannoniere Tevez. Ma il vero MVP del girone d’andata è il francese: non tanto per i 5 gol segnati quanto per lo strapotere fisico, tecnico e atletico in mezzo al campo. Lo Juventus Stadium ha cantato “non si vende Pogba”: la definitiva esplosione è arrivata, oggi è un top player e come tale viene trattato e cercato sul mercato. Si vedrà a fine stagione: certo se la Juventus deciderà di cederlo dovrà essere brava a farsi pagare fino all’ultimo centesimo, perchè uno così non passa tutti i giorni e perderlo significa dover ricostruire in qualche modo. Per ora Allegri se lo gode sul campo.

 Prima di iniziare la stagione aveva segnato un solo gol in Serie A, e nel campionato cadetto aveva latitato facendo vedere ogni tanto di avere qualche talento. Alla fine del girone d’andata ha segnato 10 gol: rendimento spaventoso per un giocatore che adesso Zamparini coccola e sul quale può realizzare una fantastica plusvalenza sulla scia di quanto fatto per Pastore. Stupisce la maturità con cui gioca: sempre a testa alta, con tanta tecnica e parlando molto con i compagni (in particolare Vazquez), poi quando arriva in area è un cecchino. A 21 anni può solo migliorare.

 Ennesima scoperta dell’Empoli (ci è arrivato a 6 anni), la Juventus ci ha visto giusto e lo ha acquisito in comproprietà, parcheggiandolo in Toscana e aspettando il momento giusto per riscattarlo. Può essere già a giugno: Rugani sta stupendo tutti per il rendimento che a soli 20 anni sta garantendo in Serie A. Senso della posizione, anticipi, personalità e qualche gol (2) quando si spinge in avanti; si è guadagnato anche la prima convocazione in Nazionale. Per distacco il miglior talento verde che abbiamo in casa, nomination anche per il tridente del Sassuolo (Berardi-Zaza-Sansone) e per Manolo Gabbiadini, che ora si deve confermare a Napoli.

 Arrivato con squilli di tromba come il salvatore della patria Milan, è ripartito dopo 6 mesi con un bilancio di 10 partite (spesso spezzoni) e un gol (a Empoli). Beffa delle beffe, appena tornato all’Atletico ne ha messi due contro il Real Madrid. Ha sbagliato Inzaghi a non valorizzarlo? Era lui fuori forma? Si è trattato di un acquisto sbagliato per tempi e necessità tattiche? Non conosciamo la verità fino in fondo, certo è che lo spagnolo poteva essere un craque e invece si è rivelato un bidone. A Milanello non lo rimpiangono, a meno che Cerci non faccia peggio di lui…

 C’erano tanti dubbi in estate sulla Lazio. Acquisti così così (Djordjevic era una scommessa, Braafheid quasi un ex giocatore, De Vrij un giovane di talento ma tutto da scoprire) e rosa che non sembrava essere più competitiva di quella che l’anno scorso era arrivata nona. Le prime quattro giornate sembravano confermare l’andazzo: una vittoria e tre sconfitte e Pioli già in discussione. Poi è cambiato tutto, e sono tanti i meriti di un allenatore che nonostante gli infortuni ha saputo valorizzare il gruppo e far esplodere un Felipe Anderson che sembrava perso e un Djordjevic che ha fatto venire il mal di pancia a un certo Klose. In più il rendimento di Mauri, il rilancio di Lucas Biglia e la crescita di De Vrij: oggi la Lazio è quinta con merito e se può sognare la Champions League lo deve anche al suo tecnico. Evidentemente i fasti di Bologna non erano un episodio isolato. 

(Claudio Franceschini)

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