Australian Open 2015/ Tennis, Novak Djokovic: vittoria annunciata su Murray, che ricompone i Big Four (ma non come prima)

- La Redazione

Australian Open 2015: la vittoria di Novak Djokovic per il suo ottavo Slam era attesa alla vigilia. Murray torna nei primi quattro della classifica, ma la situazione è diversa da prima

DjokovicMelbourne
Immagine d'archivio

Alla fine il risultato è quello giusto. Novak Djokovic che solleva al cielo di Melbourne il quinto Australian Open della sua carriera, circondato dagli sguardi vigili di leggende che rispondono a Roy Emerson (che lo ha premiato), Rod Laver, Ken Rosewall e Margaret Court, è la cartolina che il mondo del tennis aspettava. E arrivata intonsa e senza sorprese, anche se nelle prime due ore e mezza della finale Andy Murray ha fatto di tutto per togliere la corona al serbo. Ecco: casomai possiamo dire che sia un peccato che lo scozzese sia crollato così, dopo essere salito 2-0 nel terzo set. Ma fa parte del gioco, e appartiene a una sceneggiatura nella quale Djokovic prende il largo nella classifica mondiale e Murray si consola tornando a formare i Big Four di un tempo, nemmeno troppo lontano. Dagli Australian Open 2015 aria questo messaggio: Novak Djokovic è il più forte giocatore del momento, forse degli ultimi anni, di sicuro sul cemento. Ha avuto qualche problema nellaffrontare le finali Slam; prima di trionfare a Wimbledon la scorsa estate il suo record era 6-7. Lo ha girato allattivo e ora ha lo stesso numero di Major di Jimmy Connors che ha vinto lultimo a 31 anni, di Ivan Lendl che ne aveva quasi 30 quando ha trionfato in Australia per lultimo Slam della carriera, di Andre Agassi che addirittura aveva già compiuto 33 primavere nel momento del suo acuto (il quarto) nella terra dei canguri. Djokovic ha 27 anni; tutti hanno già profetizzato che arriverà molto presto in doppia cifra, e da lì il prossimo passo sarà andare a prendere Nadal e Federer. Ce la farà? Domanda da un milione di dollari, soprattutto perchè nel tennis può cambiare tutto nel giro di mesi. Riflessione utile a farci approfondire lo sguardo su questi Australian Open. Prendete Rafa Nadal: a giugno vinceva il suo nono Roland Garros, Slam numero 14. Federer ha i giorni contati si profetizzò. Da allora Rafa non ha quasi più giocato: polso, appendicite, fisico logoro, fino allannuncio che tra due anni dirà stop, e che in questo lasso di tempo non ha intenzione di fare gli straordinari. Adesso, casomai, qualcuno e nemmeno molti pensano che sì, magari vincerà uno o due Open di Francia, e poi questione chiusa. A Melbourne si è visto chiaramente: il primo avversario di rango lo ha schiantato senza nemmeno chiedere il permesso. Oppure prendete Roger Federer: sulla Rod Laver Arena, era il 2010, vinceva il sedicesimo Slam. Che potesse arrivare a venti nel giro di un anno e mezzo-due era opinione talmente comune che i bookmaker non avrebbero accettato la giocata. Poi è esploso Nadal. Poi è esploso Djokovic. Poi è cresciuto Murray. Poi lo stesso Re ha avuto qualche problema fisico. Risultato: 

Un solo Slam vinto (Wimbledon) dei 20 giocati da allora, e chissà se lo svizzero trionferà ancora prima di smettere. In questo torneo ha perso da Seppi al terzo turno: può capitare a tutti per carità, ma se avete bene in mente il Federer che non aveva avversari sul circuito capirete quanto tempo sia passato. E qui si potrebbe aprire un’altra domanda, cioè quanto i numeri siano influenzati dalla qualità di chi affronti, e quanto invece dipendano dalla tua grandezza. Diciamolo subito: è un quesito al quale è impossibile rispondere, o forse una risposta anche solo abbozzata c’è ma è pane per denti che vogliano masticare a fondo e oltre il consentito. A chi scrive basta osservare questi campioni in campo, e poi magari a bocce ferme e carriere finite se ne potrà parlare. Le cartoline rimaste dagli Australian Open 2015 sono tante, ma ne scegliamo giusto un paio: intanto lo scontro tra fidanzate Ester Satorova-Kim Sears, durante la semifinale Berdych-Murray. Tensione in campo (è scappata qualche parola di troppo) e tensione sulle tribune, dove le due future spose, pare (di fatto si tratta di letture di labiale non confermate dalle dirette interessate) si sono sfidate a colpi di insulti ai rispettivi avversari di giornata, mentre le televisioni si divertivano a confrontare gli anelli di fidanzamento. E poi ovviamente lo splendido trionfo di Simone BolelliFabio Fognini, di cui parliamo a parte, che rilancia in pieno il tennis italiano. Al momento per un breve periodo; sta ora a loro due proseguire la storia. 

(Claudio Franceschini) 

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