BOLELLI-FOGNINI/ Australian Open 2015, la grande vittoria nel doppio rilancia il tennis italiano

- La Redazione

Simone Bolelli e Fabio Fognini rilanciano in grande stile il tennis italiano vincendo il titolo di doppio agli Australian Open 2015. Bella soddisfazione e iniezione di fiducia per i due

FogniniBolelli_doppio
(dall'account facebook.com/AustralianOpen)

Correva lanno 1959. Agli Internazionali di Francia Orlando Sirola e Nicola Pietrangeli vincevano il torneo di doppio battendo in finale (6-3 6-2 14-12) gli australiani Roy Emerson e Neale Fraser, mica due qualunque. Dal 1959 al 2015 sono passati 56 anni; tanto abbiamo dovuto aspettare per vedere una coppia italiana del tennis mettere le mani su un trofeo dello Slam, e precisamente Simone Bolelli e Fabio Fognini che lo scorso sabato hanno vinto il doppio degli Australian Open. Se in campo femminile abbiamo avuto Flavia Pennetta, Sara Errani e Roberta Vinci, nel maschile abbiamo vissuto tempi bui solo parzialmente mitigati da quel fantastico 1976 in cui Adriano Panatta vinse Roland Garros e Internazionali dItalia, e poi strappò la Coppa Davis alla Gran Bretagna di John Lloyd (ex marito di Chris Evert) con la collaborazione di Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Antonio Zugarelli. Ci eravamo illusi negli anni Novanta: una finale di Coppa Davis e una serie di giocatori che promettevano molto bene, capitanati da Diego Nargiso che aveva trionfato a Wimbledon, tra gli juniores. Fu una meteora, furono tutte meteore: gli infortuni bloccarono Omar Camporese e Paolo Cané, mentre le aspettative su Stefano Pescosolido erano forse troppo alte. Nargiso arrivò anche a dire che vincere i Championships era stata una sorta di maledizione; finì in una bolla di sapone, e tornammo ad aspettare un giocatore talmente forte da issarsi là dove Panatta e Pietrangeli erano riusciti ad arrivare. Fino a sabato, quando Bolelli e Fognini hanno battuto la coppia francese Herbert-Mahut confermando il pronostico e vincendo il loro terzo titolo come coppia, dopo quelli di Umago (2011) e Buenos Aires (2013). Il duo non è perciò nuovissimo; Simone e Fabio hanno già giocato insieme in Coppa Davis, e lo rifaranno presto. Quello che è nuovo è lesito: favoriti dalle eliminazioni a sorpresa dei fratelli Bryan e di Dodig-Melo, i due azzurri sono arrivati fino a stringere il trofeo tra le mani. Cosa significa questo trionfo per il tennis italiano? In termini assoluti, magari nemmeno troppo; purtroppo oggi il doppio non gode più di quella considerazione che aveva un tempo, ed è possibile che nel giro di qualche mese molti si siano dimenticati di questo successo. Ma guardando allimportanza del torneo (è uno Slam) e guardando alla nostra storia e alla carriera di Bolelli e Fognini viene da dire che sì, per lItalia questa è una grande vittoria. Perchè Bolelli è stato bersagliato dalla sfortuna e non ha mai potuto esprimere il suo miglior tennis; appena lo ha fatto è entrato nei primi 50 giocatori al mondo e a 29 anni si può rilanciare verso altre soddisfazioni, pure se probabilmente un grande torneo non lo vincerà mai. Per Fognini è quasi una liberazione: 

Il suo 2014 è stato terribile, per risultati e atteggiamenti sul campo. Sembrava essere entrato in un tunnel senza luce sul fondo, e l’eliminazione al primo turno del torneo singolare confermava questa sensazione. Il doppio lo ha riscattato e rilanciato: Fabio è un ottimo giocatore, è stato pur sempre nei primi 15 al mondo e oggi è numero 22. Di sicuro non ha disimparato a giocare, aveva solo bisogno di serenità e fiducia e aver vinto gli Australian Open (perchè sì, potrà dire questo) è manna dal cielo per la prosecuzione della stagione. L’importante adesso è che le attese non diventino eccessive; quando nell’estate 2013 Gianluigi Quinzi vinse il titolo juniores di Wimbledon fu come se da lì a qualche mese dovesse essere un Top Ten. Naturalmente non funziona così, a meno di chiamarsi Federer o Djokovic (e nemmeno in questi casi è scontato); diamo tempo al tempo, e se arriveranno altri successi tireremo le somme. Da oggi però abbiamo una certezza in più: che anche il tennis italiano può far saltare il banco. 

(Claudio Franceschini)

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