TENNIS 2016/ La Top 10 dell’anno: dieci momenti sotto l’albero (e la rete)

- La Redazione

La stagione 2016 di tennis va in archivio: in un breve riassunto, ecco i dieci momenti maggiormente significativi della stagione, che si chiude con due nuovi numeri 1 mondiali

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Juan Martin Del Potro solleva la Coppa Davis vinta dall'Argentina (LaPresse)

Un anno di tennis: il 2016 si appresta ad andare in vacanza e, in occasione delle feste, abbiamo pensato di regalarvi la nostra ideale Top 10: i dieci momenti che, per un motivo o per laltro, hanno maggiormente illuminato la stagione sotto la rete. Raccontare dodici mesi di tennis in poche righe non può chiaramente essere esaustivo nè questo riassunto ha la pretesa di esserlo; troverete qui i momenti che più di altri hanno avuto impatto per chi scrive. Dal pazzo finale di Wimbledon juniores a un oro olimpico impronosticabile passando per due nuovi numeri 1 e il declino dei mostri sacri, ecco a voi gli highlights dellanno con la speranza che il 2017 possa essere altrettanto emozionante.

Siamo talmente abituati ai trionfi di Novak Djokovic che l’impresa è passata quasi inosservata: vincendo per la prima volta il Roland Garros, il tennista serbo ha finalmente realizzato il Grande Slam, mettendo in bacheca il quarto e unico Major che ancora gli mancava in carriera. Risultato straordinario perchè pochi sono i tennisti che possono fregiarsi di questo traguardo (l’ultimo è stato Rafa Nadal) e perchè ottenuto a 29 anni appena compiuti, dunque – almeno sulla carta – con altri anni di ottimo tennis davanti a sè. Poco importa che da lì in avanti la stagione di Djokovic abbia subito un improvviso calo; vuoi per le minori motivazioni, vuoi per il maggior tempo dedicato alla famiglia (come rivelato dall’ormai ex coach Boris Becker), Nole ha fallito gli altri grandi appuntamenti (Wimbledon, Olimpiadi, Us Open e Atp Finals, arrivando comunque in finale negli ultimi due) e ha perso dopo quasi due anni e mezzo la prima posizione nel ranking mondiale. Nel 2017 lo ritroveremo sicuramente protagonista, a caccia di altri traguardi (per esempio il record di 17 Slam detenuto da Federer: ancora lontanuccio, gliene mancano 5).

Un po di Italia non poteva mancare, pur in un anno avaro di soddisfazione per i nostri colori. Sulla breccia non finiscono nè Sara Errani o Roberta Vinci, nè Fabio Fognini: lo fa Paolo Lorenzi, capace a 34 anni e mezzo di vincere, finalmente, il primo titolo ATP. Il romano lo ha fatto a Kitzbuhel, in un appuntamento di categoria 250 nel quale era la quarta testa di serie: messi in fila Carballés Baena, Jan-Lennard Struff e Gerald Melzer, Lorenzi ha infine battuto Nikoloz Basilashvili per 6-3 6-4. Una gran bella soddisfazione per un giocatore dal grande spirito di sacrificio e dalla grande etica, ma spesso vittima di infortuni e sfortune (soprattutto nei tabelloni Slam). Lingresso nella Top 35, avvenuto a metà settembre, non è che il riconoscimento a una carriera da lottatore.

Chi scrive è da tempo un convinto sostenitore della giovane Ana Konjuh, 19 anni il 27 dicembre ed ex numero 1 juniores (due Slam nel 2013); tuttavia, al di là delle simpatie, il back to back tra la croata e Agnieszka Radwanska merita una menzione negli highlights della stagione. Wimbledon, secondo turno: la Konjuh rimonta un set di svantaggio e arriva al terzo, dove sul 5-4 serve per il match con due match point a disposizione, poi ha ancora il turno alla battuta per chiudere sul 7-6. Quando siamo 7-7 la Konjuh mette un piede sulla pallina nel tentativo di recuperare la smorzata di Aga; inevitabile storta alla caviglia, tanto dolore e lintervento del fisioterapista. Il match finisce 9-7 per la Radwanska, con la croata che gioca lultimo game da ferma e con le lacrime agli occhi. Due mesi dopo le due si ritrovano agli ottavi degli Us Open: la Konjuh stravince (6-4 6-4) e per la prima volta in carriera raggiunge i quarti di uno Slam. Perderà da Karolina Pliskova, ma essendosi ripresa quanto aveva lasciato sul campo numero 2 di Wimbledon.

Tra le vittorie più sorprendenti della stagione, quella di Dominika Cibulkova alle WTA Finals non può non essere menzionata. La tennista slovacca è stata tra le grandi protagoniste del 2016: quattro titoli vinti (la metà di quelli in carriera), ma prima di Singapore non aveva altri successi più prestigiosi dei Premier di Mosca, San Diego, Stanford e Eastbourne. Poi è arrivato il Master di fine stagione: penultima a qualificarsi tra le otto, la Cibulkova era praticamente eliminata dopo due turni, avendo perso da Kerber e Keys; la vittoria in due set contro Simona Halep, e il conseguente successo della Kerber contro Madison Keys ha portato la slovacca in semifinale. Qui Dominika ha battuto Svetlana Kuznetsova – altra sorpresa – rimontando un set di svantaggio e chiudendo 1-6 7-6 6-4; in finale ha ritrovato Angelique Kerber, la numero 1 del mondo e dominatrice della stagione, e lha fatta fuori in modo piuttosto netto (6-3 6-4) prendendosi il titolo più luccicante della sua carriera, e coronando così un anno nel quale si è anche sposata. Fortunata al gioco e, per la ventisettenne di Bratislava, anche in amore. 

6. L’OLANDA DI FED CUP – La favola è finita in semifinale, ma la grande epopea dell’Olanda in Fed Cup è uno dei momenti d’oro nel 2016 del tennis. Una favola iniziata l’anno prima, con il 4-1 all’Australia che ha portato le Orange nel Gruppo Mondiale; a febbraio l’Olanda, senza giocatrici nelle 100 del ranking (la migliore era 106), ha clamorosamente eliminato la Russia, giocando fuori casa e avendo ragione di giocatrici come Makarova (ex Top Ten) e Kuznetsova (campionessa Slam). Ad aprile la sfida alla Francia: avanti 2-1 con una super Bertens, l’Olanda è stata ad un set dalla finale quando si è trovata 1-0 nel doppio, poi Garcia e Mladenovic hanno rimontato e addio sogni di gloria. Resta comunque un’impresa pazzesca per Kiki Bertens, Richel Hogenkamp e Arantxa Rus; l’anno d’oro della Bertens, una che nei singolari di Fed Cup ha un sorprendente 15-1, è stato poi completato dalla semifinale al Roland Garros e dall’ingresso nelle prime 25 al mondo (chiude l’anno da ventiduesima giocatrice WTA).

 Roger Federer chiude l’anno al numero 16 del ranking ATP: non succedeva dal 2001 che fosse fuori dalla Top 10. Rafa Nadal è nono: era già scivolato oltre i 10, ma dal 2004 non terminava una stagione oltre la quinta posizione. E’ il crepuscolo degli dei: due giocatori che hanno vinto 31 Slam complessivamente, che sono stati in testa alla classifica mondiale per un totale di 421 settimane e che hanno dato vita a una delle più accese rivalità nella storia del tennis (34 incroci, 21 dei quali in finale) iniziano ad accusare il peso dell’età. A dire il vero già da qualche anno Roger e Rafa hanno ceduto il passo ai più rampanti Djokovic e Murray, ma di riffa o di raffa si erano sempre difesi; sulla classifica di Federer influisce senza dubbio l’inattività da luglio in avanti, su Rafa tanti infortuni più o meno gravi. L’ultimo Slam dello svizzero è del 2012 (Wimbledon), quello dello spagnolo del 2014 (Roland Garros): due anni consecutivi senza Major da parte di almeno uno dei due, non capitava dal 2002 quando Nadal aveva 16 anni. Nel 2017 ci saranno ancora: protagonisti o meno, lo vedremo.

 Pur in una stagione nella quale non ha certo brillato perdendo anche la vetta del ranking dopo oltre tre anni e mezzo, Serena Williams ha trovato comunque il modo di riscrivere la storia. Il titolo conquistato a Wimbledon (per la settima volta) è stato solo uno dei due trionfi nel 2016: non vinceva così poco dal 2011, eppure il 7-5 6-3 su Angelique Kerber le è valso finalmente l’aggancio a Steffi Graf per il maggior numero di Slam (22) vinti in era Open. La tedesca ce l’aveva fatta a 30 anni (li avrebbe compiuti nove giorni dopo) e alla 53esima partecipazione in un Major; Serena ci è riuscita a 34 anni e nove mesi e al 63esimo grande torneo. Poco importa, perchè adesso il suo nome è insieme a quello della tedesca; le mancano solo due Slam per prendere anche il primato assoluto di Margaret Smith Court, non saremmo stupiti se con un ultimo colpo di coda, quello che spesso i campioni hanno, ce la dovesse fare.

 Il 2016 sarà anche ricordato come l’anno in cui Novak Djokovic e Serena Williams hanno perso la vetta del rispettivo ranking. Accadimento non banale per almeno due motivi: primo, perchè le strisce duravano dal 18 febbraio 2013 (Serena) e dal 7 luglio 2014 (Nole). Secondo, perchè Andy Murray e Angelique Kerber si sono spinti per la prima volta alla prima posizione delle classifiche. I due hanno vissuto stagioni memorabili: lo scozzese ha vinto nove titoli tra cui Wimbledon (terza volta), Atp Finals (prima) e Olimpiadi – diventando il primo tennista nella storia a centrare due ori olimpici consecutivi nel singolare. La tedesca ha raggiunto tre finali Slam (era a zero in carriera) vincendone due (Australian Open e Us Open) ed è stata finalista di Wimbledon, Olimpiadi e WTA Finals. Dureranno in vetta? Chissà, ma intanto sono lassù e sono anche sul podio dei momenti top della stagione.

 Un sogno diventato realtà e, a livello femminile, il più grande avvenimento nel 2016 del tennis: Monica Puig che vince l’oro olimpico nel singolare. Ce lo avessero detto prima, non ci avremmo mai creduto: una giocatrice entrata nel tabellone di Rio con il numero 34 del ranking mondiale, che prima di allora aveva un titolo WTA e una finale persa, e che in 14 partecipazioni agli Slam era andata soltanto quattro volte oltre il secondo turno. In Brasile però la tennista portoricana ha trovato la settimana perfetta, e anche un po’ di fortuna nel trovare le avversarie più toste fuori forma o sfiancate da stagioni probanti: battute Begu, Pavlyuchenkova, Muguruza, Siegemund e Kvitova, la Puig ha sconfitto in finale Angelique Kerber per 6-4 4-6 6-1, dominando il terzo set e prendendosi una ribalta che forse non vivrà mai più (due settimane dopo ha perso al primo turno degli Us Open). L’impresa della Puig è ancor più scintillante se pensiamo che, prima di lei, Porto Rico non aveva mai vinto un oro alle Olimpiadi.

 Ci scuserà Monica Puig se al primo posto della nostra Top Ten infiliamo Juan Martin Del Potro e l’Argentina di Coppa Davis. Il ritorno a grandi livelli dell’argentino merita di essere quassù, perchè finalmente abbiamo ritrovato quel giocatore che a 20 anni aveva vinto gli Us Open battendo in finale l’imbattibile Federer dei tempi, e che era considerato da più (autorevoli) parti il solo giocatore in grado di rivaleggiare alla pari con i Big Two (all’epoca erano solo due). Quello che è successo poi lo ricordiamo: le operazioni al polso, l’assenza forzata dal campo, il crollo in classifica. Il 2016 ci ha restituito il vero Del Potro: capace di tornare ai quarti di uno Slam (Us Open) dopo tre anni, ma soprattutto di vincere la seconda medaglia olimpica consecutiva (argento, dopo il bronzo di Londra) eliminando Djokovic al primo turno e Nadal in semifinale. Il vero capolavoro di Del Potro però è arrivato in Coppa Davis: in semifinale ha battuto Andy Murray rimontando da 1-2, in finale è risalito da 0-2 per superare Marin Cilic e consegnare a Federico Delbonis il match point, sfruttato, per la prima storica Davis dell’Argentina. Il particolare? In tutta la carriera Del Potro non aveva mai rimontato da zero set a due. Bentornato.

Questo è quanto. Tuttavia, vogliate concedere un excursus: il 2016 – precisamente a fine settembre – è anche l’anno in cui Maria Vittoria Viviani ha raccolto il primo punto WTA battendo Ivon Mihaleva (6-2 7-6). Diciassettenne di Lodi, attuale numero 92 del ranking juniores mondiale (ma destinata a recuperare circa 15 posizioni con l’inizio del 2017), chi scrive ha avuto il piacere di conoscerla (qui l’intervista che ci ha concesso) e chi l’ha allenata parla di una giocatrice solida che può fare davvero tanta strada; insieme a Tatiana Pieri, Federica Bilardo, Ludmila Samsonova e Lucrezia Stefanini è una delle Top 100 juniores, a caccia di un radioso futuro. A lei e a tutte le altre, come anche ai nostri ragazzi, un sentito in bocca al lupo per il 2017.

(Claudio Franceschini)

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