Johan Cruijff/ Il ricordo di Trapattoni: simbolo di una rivoluzione, e quella volta che lo marcai…(esclusiva)

- int. Giovanni Trapattoni

Morto Johan Cruijff: il ricordo di GIOVANNI TRAPATTONI che affrontò da calciatore il mito dell’Ajax, dell’Olanda e del Barcellona, del quale valuta anche la carriera da allenatore

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(dall'account Twitter ufficiale @AFCAjax)

Se n’è andato. La sua scomparsa ha lasciato tanta tristezza: Sandro Ciotti lo aveva soprannominato “Il profeta del gol”, è stato l’espressione di quel calcio totale che aveva affascinato tutto il mondo. Il mito dell’Olanda anni ’70 andò oltre il calcio, fu un modo di intendere le cose anche nello stile di vita di quegli anni. Forse nessuno l’avrebbe detto il 28 maggio 1969, quando a Madrid si giocò la finale di Coppa dei Campioni Milan-Ajax 4-1, primi segnali dell’epopea dei Lancieri che negli anni seguenti dominarono il calcio internazionale. Poi Cruijff ha lasciato un segno profondo anche da allenatore, in particolare al Barcellona. Ne abbiamo dunque parlato con Giovanni Trapattoni, che era in campo quel giorno e che può certamente giudicare anche il Cruijff da tecnico. Ecco in questa intervista esclusiva per IlSussidiario.net.

E’ morto Johan Cruijff: come lo ricorda? Una persona veramente da ammirare, che ho avuto il piacere di conoscere e che ho incrociato sia da giocatore sia da allenatore.

Più grande come giocatore o allenatore? Sicuramente Cruijff viene ricordato più come giocatore che come allenatore. Da calciatore ha fatto cose eccezionali, anche come allenatore comunque la sua carriera è stata importante.

Simbolo della sua epoca da calciatore? Un grandissimo calciatore. Di quell’epoca vanno ricordati anche Pelè ed Eusebio, ma Cruijff ha segnato gli anni immediatamente successivi.

Ha avuto il piacere di affrontarlo nella finale di Coppa dei Campioni Milan-Ajax, che Cruijff era? Quell’Ajax era già una squadra molto forte. Io però facevo parte di un Milan importante, che riuscì ad affrontare gli olandesi nel migliore dei modi. Cruijff era l’elemento di maggior spicco di quella formazione. Ebbi l’onere di marcarlo, lo feci nel migliore dei modi supportato da una squadra di grande livello.

L’Ajax e l’Olanda sono stati per lei un esempio da seguire? Devo dire che sono stati più un esempio per il Milan di Sacchi e dei tre olandesi. Io all’inizio della mia carriera di allenatore, negli anni ’70, non disponevo di giocatori di quel tipo.

Che giudizio dà della carriera di allenatore di Cruijff? Come ho detto prima, ha fatto bene raccogliendo successi importanti, in particolare al Barcellona dove ha vissuto gli anni migliori da tecnico. Cruijff però viene più ricordato più per quello che ha fatto da calciatore.

Si vedevano già da calciatore le sue doti di allenatore? Calciatori come lui quando giocano hanno già nel loro Dna il ruolo di allenatore.

Cosa pensa del calcio totale olandese, cosa ha portato? E’ stata una vera rivoluzione del calcio, di cui il Milan di Sacchi è stata una grande espressione e che ha effetto ancora oggi. (Franco Vittadini)

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