Muhammad Ali è morto / ”Vola come una farfalla, pungi come un ape”, la frase diventa simbolo dell’addio al pugile (oggi 4 giugno 2016)

- La Redazione

”Vola come una farfalla, pungi come un ape”, l’ex pugile Muhammad Ali è morto questa notte a causa di causa respiratoria. La frase diventa simbolo dell’addio al pugile.

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Muhammad Ali (Infophoto)

”Vola come una farfalla, pungi come un ape” il giorno che ci ha tolto uno dei più grandi atleti della storai come Muhammad Ali ha vissuto anche di questa frase. Infatti simboleggia con grande attenzione il personaggio e uno stile di combattimento unico. Infatti questo era usata per sottolineare come la leggerezza dei suoi movimenti fosse comunque finalizzata a pungere, ad attaccare, quando era giunto il momento giusto. Fu lo stesso Muhammad Ali a proninciarla per la prima volta nel 1964 prima di un incontro decisivo contro Sonny Liston. Nessuno potrà dimenticare Ali anche per la sua saggezza oltre che per la sua efficacia sul ring.

Da un social all’altro, sono davvero tantissime le dediche per Muhammad Ali, scomparso all’età di settantaquattro anni dopo aver combattuto a lungo col Parkinson. “Ali, Frazier & Foreman, eravamo una persona sola. Una parte di me, una grande parte, se n’è andata” le parole di Foreman su Twitter. E Floyd Mayweather Jr:Non ci sarà mai un altro Muhammad Ali. La comunità nera in tutto il mondo — i neri di tutto il mondo — aveva bisogno di lui. Era la nostra voce. La voce che mi ha fatto diventare quello che sono”. Don King accusa il colpo, visibilmente commosso: “E’ un giorno triste. Volevo bene a Muhammad Ali, eravamo amici. Ali non morirà mai. Senza dubbio la sua eredità è quella di un uomo che ha sfidato le convenzioni, si alzò in piedi per ciò in cui credeva e quando è stato messo alla prova ha preferito rimetterci personalmente piuttosto che andare contro le sue convinzioni”..

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha commentato la scomparsa del noto pugile Muhammad Ali, unendosi al cordoglio del mondo intero: “Muhammad Ali ha scosso il mondo e il mondo è migliore per questo. Ali ha combattuto per quello che era giusto, si schierò con Martin Luther King e Nelson Mandela quando era scomodo. Non ha mai avuto paura di prendere posizioni scomode se le riteneva giuste. Una persona fuori dal coro, quando necessario. Anche quando la sua forza fisica era in declino lui era ancor più potente con la sua voce per la pace e la riconciliazione in tutto il mondo. Il Parkinson non ha potuto rubare quella scintilla nei suoi occhi”.

Il giornalista del ‘Fatto Quotidiano’, Andrea Scanzi, ha affidato al proprio profilo Facebook un commento sulla scompara del noto pugile Muhammad Ali: “Il più grande di tutti. Lo diceva sempre e lo è stato davvero. Un esempio, un genio, un mito. Un artista, un rivoluzionario: un eroe autentico. Nessuno come lui. Grazie di tutto, Muhammad Ali”. Il ‘re del pugilato’ è mancato all’età di settantaquattro anni dopo aver combattuto per decenni contro il Parkinson. 

Rifiutò di partire per la guerra in Vietnam, uno dei “no” più roboanti in favore dei diritti degli afroamericani. Lo ha ricordato questa mattina l’edizione online di Repubblica, che ha riportato i concetti espressi dal ‘re del pugilato’ nelle interviste concesse ai media: “La mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o a qualche altra persona con la pelle più scura, o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America. E sparargli per cosa? Non mi hanno mai chiamato ‘negro’, non mi hanno mai linciato, non mi hanno mai attaccato con i cani, non mi hanno mai privato della mia nazionalità, stuprato o ucciso mia madre e mio padre. Sparargli per cosa? Come posso sparare a quelle povere persone? Allora portatemi in galera”. Per Ali il nemico era la gente bianca: “Siete voi il mio nemico, il mio nemico è la gente bianca, non i Vietcong i cinesi o i giapponesi. Voi siete i miei oppositori se voglio la libertà, siete voi i miei oppositori se voglio giustizia. Siete voi i miei oppositori se voglio uguaglianza. Voi non mi sosterrete mai in America per il mio credo religioso. E volete che vada da qualche parte e combattere. Ma difenderete mai voi me qui a casa?”

Si è spento a 74 anni Muhammad Ali, il re del pugilato malato da decenni di Parkinson. L’ex Cassius Clay è morto nella notte in un ospedale di Phoenix, in Arizona, dove era ricoverato da due giorni. Muhammad Ali aveva lasciato la boxe nel 1981 e il morbo gli era stato diagnosticato nel 1984 ma non gli aveva impedito in tutti questi anni di farsi vedere in pubblico. L’ultima sua apparizione risale, come ricorda la Gazzetta dello Sport, al 9 aprile scorso a Phoenix alla cena delle Celebrity Fight Night. Sempre lo scorso aprile la Gazzetta lo ha incoronato Leggenda delle leggende nell’anniversario dei 120 anni di storia. Tra i primi a commentare la morte di Muhammad Ali è stato il pugile Mike Tyson che sul suo profilo Twitter ha scritto: “God came for his champion. So long great one. @MuhammadAli #TheGreatest #RIP (“Dio si è preso il suo campione”), postando una foto dei due insieme: clicca qui per vederla. I funerali di Muhammad Ali si terranno a Louisville, nel Kentucky, città dove era nato il 17 gennaio 1942.

La notizia della morte di Muhammad Ali è stata diffusa durante la notte da una nota ufficiale della sua famiglia. L’ex pugile, che aveva soltanto 74 anni, era ricoverato in un ospedale di Phoenix (Arizona) dallo scorso giovedì a causa di una crisi respiratoria complicata dal morbo di Parkinson, che gli era stato diagnosticato nel lontano 1984. Le sue condizioni di salute negli ultimi mesi erano peggiorate, tanto che le sue apparizioni pubbliche erano ormai ridotte al minimo. L’ultima di esse risale al 9 aprile, quando la leggenda del pugilato aveva presenziato a Phoenix ad un evento di raccolta fondi a favore della ricerca del Parkinson, seduto su una sedia a rotelle e sorretto dal suo enturage. Ci lascia una delle più grandi leggende del ventesimo secolo, per tre volte campione del mondo dei pesi massimi oltre che vincitore della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 nella categoria Mediomassimi. Nato a Louisville nel Kentuchy con il nome di Cassius Marcellus Clay Jr, il pugile cambiò nome nel 1964 quando decise di convertirsi all’Islam. La sua vita è stata caratterizzata dalla lotta a favore del miglioramento delle condizioni dei neri nell’America degli anni ’60 e dalla parità dei diritti tra le diverse religioni, al punto da avere rifiutato l’arruolamento nell’esercito proprio per motivi religiosi. Il funerale del compianto Mohammed Ali verrà celebrato nei prossimi giorni nella sua città natale.

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